Un futuro senza fumo
Philip Morris con IQOS
dà l’addio alle sigarette

Lisa Ciardi

PARTE DALL’ITALIA la scommessa di Philip Morris International per «un futuro senza fumo», ma non senza tabacco. Una scommessa iniziata con un investimento di oltre 3 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo, che ha portato il colosso mondiale del tabacco a realizzare IQOS, un prodotto «smoke free» alternativo alle sigarette. A presentarlo è stato Eugenio Sidoli, presidente e ad di PhilipMorris Italia, intervenuto nei giorni scorsi a Firenze per l’inaugurazione ufficiale di una boutique monomarca dedicata a IQOS nel cuore del centro storico.

Presidente, lo slogan di questa operazione è «un futuro senza fumo». Può suonare strano da parte di una multinazionale del tabacco…

«È bene specificare che il nostro non è un prodotto per smettere di fumare: vogliamo essere molto chiari. IQOS non elimina i rischi per la salute, ma ha il potenziale di ridurli sensibilmente. Si rivolge a un pubblico che vuole togliere dalla propria vita il fumo, senza rinunciare al piacere del tabacco. Negli ultimi 15 anni, con l’obiettivo di un futuro «smoke-free», la nostra azienda ha avviato un percorso di profonda trasformazione, grazie al lavoro in ricerca e sviluppo di oltre 400 scienziati e ingegneri. Il processo di combustione delle normali sigarette sprigiona sostanze chimiche nocive per l’organismo. Ed è proprio su questo principio che ci siamo concentrati creando quattro piattaforme-prodotto che evitano la combustione. La prima lanciata sul mercato è appunto IQOS».

Di cosa si tratta e come funziona?

«Il tabacco, contenuto in uno stick, viene scaldato e non bruciato, a una temperatura costante e controllata, molto inferiore alla soglia di combustione, riducendo di circa il 90-95% l’emissione media di sostanze nocive. Per consumare lo stick occorre utilizzare il dispositivo elettronico IQOS, venduto a 70 euro. Serve da batteria e include un secondo dispositivo, una sorta di penna contenente una lama in platino e ceramica, che scalda dall’interno gli appositi stick di tabacco. Acquistabili esclusivamente in tabaccheria, questi costano 5 euro a pacchetto, e contengono tre componenti-filtro e una parte di tabacco lavorata in maniera apposita».

Da cosa deriva il nome?

«Ufficialmente non ha un significato preciso, ma se lei lo mette su Google troverà la spiegazione «I quit ordinary smoke», ovvero «ho smesso con il fumo classico». Ci siamo poi un po’ ispirati al mondo degli smartphone, ai quali si lega anche il design del prodotto».

Una risposta al crollo del mercato globale del tabacco?

«No, l’industria del tabacco è tutt’altro che in crisi. A livello globale i volumi sono in crescita a causa dell’aumento della popolazione e l’Oms stima circa 1miliardo di fumatori nel mondo nel 2025. In Italia ci sono oltre 11 milioni di fumatori, il 22% della popolazione. La nostra è una scelta volontaria di innovazione e sostenibilità. Smettere di fumare rimane senza dubbio la scelta migliore che un fumatore può fare, ma i fatti dimostrano che non tutti ci riescono o hanno intenzione di farlo. Crediamo che l’approccio giusto sia offrire una valida alternativa ai fumatori che limiti i danni».

Qual è la risposta del mercato?

«Al momento IQOS è commercializzato in 31 Paesi, in crescita entro la fine dell’anno, la risposta dei consumatori è più che positiva. Si stima che oltre 3,5 milioni di persone nel mondo abbiano già abbandonato le sigarette per sostituirle con il nostro prodotto senza combustione. Ogni giorno oltre 8mila fumatori transitano ad IQOS. Ma il nostro obiettivo è più ampio: vorremmo far passare tutti i fumatori adulti ai prodotti senza fumo».


Lo stabilimento «Bologna è un punto cruciale per il gruppo»

BOLOGNA

UNA FABBRICA nuova di zecca, con oltre 1000 persone già assunte. Sono i numeri dello stabilimento Philip Morris di Bologna. «Una fabbrica 4.0 costruita ex novo – spiegano dalla multinazionale – inaugurata a settembre dello scorso anno e già in fase di ampliamento, con un investimento complessivo di oltre un miliardo. Il completamento degli spazi è previsto entro la fine del 2018». È qui che nascono tutti gli stick di tabacco legati ad IQOS, il nuovo dispositivo «smoke-free» del gruppo. Da Bologna partono per il resto del mondo e sempre qui viene formato il personale degli altri Paesi. «Le ricadute sulla città sono notevoli – spiegano sempre da Philip Morris Italia – con 5mila camere prenotate nel 2016 e 20mila quest’anno, solo per fare un esempio. Abbiamo scelto Bologna perché qui realizzavamo già i filtri, ma soprattutto perché è una città specializzata nel manifatturiero, che accoglie a braccia aperte gli investimenti. Abbiamo dialogato con istituzioni proattive e molto efficienti su tutto l’iter burocratico e, anche grazie a questo, oggi Bologna è un punto di riferimento per tutto il network internazionale del gruppo». Forte anche il legame con le regioni tabacchicole d’Italia, come Umbria, Veneto, Campania e Toscana, da cui Philip Morris assorbe da sola circa il 50% dell’intera produzione nazionale di tabacco, con investimenti pari a circa 80 milioni l’anno.

Li.Cia.