GIOVANNI TAMBURI

Il banchiere d’affari che ama le imprese
«Investo sulle persone. E sul coraggio»

Giuliano Molossi
MILANO

LE MIGLIORIE famiglie dell’imprenditoria italiana si affidano a lui per i loro investimenti e sono nel capitale della merchant bank che ha fondato vent’anni fa e che dal 2005 è quotata in Borsa (oggi ha una capitalizzazione di un miliardo di euro). Lui è Giovanni Tamburi, 64 anni, banchiere d’affari, talent scout delle aziende più brillanti del made in Italy. Se la Tamburi Investment partners mette gli occhi su un’azienda significa che quella è un’azienda sana, con grandi prospettive di crescita, e che è guidata da persone in gamba e perbene. Tamburi punta sulle eccellenze italiane di vari settori, scommette sul loro sviluppo, sul loro futuro. Ha avuto un grande fiuto. Negli ultimi dieci anni la sua boutique finanziaria ha investito con grande successo, portando a casa plusvalenze notevoli. Fra gli investimenti più indovinati di questa holding del «lifestyle» italiano, ci sono Interpump, Moncler, Eataly, Furla, Prysmian, Alpitour ( di quest’ultima Tamburi l’anno scorso è salito al 70 % del capitale).

Tamburi, come è andato il 2018 e quali sono le prospettive per il 2019?

«I bilanci non li abbiamo ancora chiusi ma nei primi nove mesi abbiamo avuto un utile che per le nostre dimensioni è molto importante, di circa 90 milioni. L’anno è stato molto buono ed è l’effetto di avere investito quando tutti dicevano che di lì a poco sarebbe crollato tutto. Nei primi mesi abbiamo fatto un paio di operazioni di alleggerimento di posizioni su Fca e su Moncler e poi abbiamo quotato in Borsa Roche Bobois».

Nel 2019 avevate previsto di quotare Eataly. Siete sempre dello stesso avviso nonostante le turbolenze sui mercati?

«E’ in programma. Vediamo come vanno i mercati, se non sarà quest’anno, sarà il prossimo. Eataly sta crescendo molto bene, siamo molto contenti, non ci cambia la vita rimandare la quotazione di qualche mese».

Cme sceglie le eccellenze su cui investire? Guarda più ai numeri o alle persone?

«Guardiamo le persone. Scegliamo le persone capaci e coraggiose. Il nostro è un modello particolare. Rispetto a tanti investitori del nostro genere noi acquisiamo partecipazioni di minoranza, ci sediamo accanto all’imprenditore per dargli suggerimenti, per accompagnarlo nelle operazioni di crescita, nelle acquisizioni, negli investimenti. La maggior parte dei nostri concorrenti fai il contrario, cioè cerca di succhiare dalle aziende la maggior parte dei soldi possibili per avere un ritorno più elevato per l’investitore. Noi invece guardiamo al lungo termine».

Un esempio?

«Pensi alla straordinaria crescita che ha avuto Interpump: siamo nel capitale da 17 anni, abbiamo più volte aumentato l’investimento, in questi anni l’azienda ha fatto più di trenta acquisizioni. Ultimamente sono aumentati gli imitatori del nostro modello e sono diminuiti quelli che hanno più a cuore l’interesse del singolo investitore che dell’impresa nella quale investono».

Quali sono stati gli investimenti più indovinati?

«Guardando al passato sicuramente Interpump è stato eccellente. Anche su Amplifon abbiamo avuto una crescita notevolissima. Prysmian è stata punita dal mercato, il titolo oggi non rappresenta quel che vale la società tanto che abbiamo incrementato le quote di Prysmian negli ultimi mesi perché riteniamo che oggi il valore non le faccia giustizia, e comunque sia anche su Prysmian abbiamo fatto un notevolissimo capital gain».

Voi stessi siete presenti in Borsa dal 2005 col titolo Tip. Giudica buono l’andamento del titolo?

«Più che buono direi eccezionale. Abbiamo dato un rendimento medio, ad oggi, quindi scontando il brutto 2018, superiore al 30 per cento annuo. Siamo fra i pochissimi titoli che hanno chiuso l’anno scorso con un segno positivo. Il titolo ha reso molto bene, ha dato un buon dividendo, ha fatto vedere che ci si può difendere bene anche nei momenti peggiori. Investendo in Tip si investe automaticamente sulle bellissime aziende che abbiamo in portafoglio».

Avete investito anche nelle start up come Talent Garden, il coworking di Davide Dattoli. Lo farete anche su altre start up?

«Sì, Talent Garden è un fenomeno che sta esplodendo e nel quale abbiamo già creduto molti anni fa. Siamo stati fra quelli che hanno consentito questo boom. Nelle prossime settimane ci sarà un aumento di capitale, è un bellissimo progetto. Sulle start up abbiamo stanziato 100 milioni poco più di un anno fa, vogliamo sicuramente allargare la nostra rete ai temi dell’innovazione».

Conviene ancora investire in Italia?

«Sempre di più. Credo che investire su aziende buone, in crescita, esportatrici, leader di mercato, sia una cosa che ha rischi molto bassi e opportunità molto alte ».

Di |2019-01-15T09:28:38+00:0015/01/2019|Primo piano|