GIOVANNI BRANDINI

Brandini sale sull’auto del futuro
«Condivisa, elettrica e autonoma»

Stefano Vetusti
FIRENZE

GIOVANNI Brandini è l’amministratore delegato della Brandini Spa, concessionaria di auto a Firenze da oltre un secolo. I Brandini sono alla quarta generazione.

Cesare Brandini aprì la Brandini autovetture nel 1917. Aveva 23 anni. A Firenze, in tutta la provincia, circolavano solo 675 vetture. Cosa è rimasto di questa lunga tradizione nell’azienda di oggi, proiettata nel futuro?

«Innanzitutto è rimasta la famiglia, poiché noi siamo la quarta generazione. Ed è rimasto il legame con il territorio, un legame che con Firenze in questi 102 anni è sempre cresciuto. Prima avevamo solo il marchio Fiat, oggi 13 marchi, anche questo ha contribuito a cementare ancor di più il rapporto con la città».

Dopo una lunga cavalcata che ha attraversato il boom economico e gli anni Ottanta, intorno al 2006 è esplosa la crisi del mercato dell’auto. La concessionaria Brandini da questa situazione di difficoltà è invece uscita rafforzata.

«Dal 2005 al 2015 in Italia ha chiuso la metà dei concessionari di auto. Sono stati 10 anni di crisi molto forte del settore, che ha ridotto i concessionari: pochi e molto più grandi. Noi abbiamo intrapreso una strategia di crescita, convinti che il settore della distribuzione autombolistica vedrà pochi player a livello nazionale, molto grandi, strutturati come multinazionali. Il concetto della piccola concessionaria si andrà a estinguere ancora di più nei prossimi anni ».

Tecnologia e web, passato e futuro convivono nella vostra azienda.

«La nostra filosofia infatti è questa: unire cento anni di territorio con le sfide della tecnologia e con un cliente che cambia sempre di più».

Avete concluso accordi importanti di collaborazione sul fronte tecnologico con la Apple, con Google, solo per citarne alcuni.

«Sì, anche perché la nostra ormai è un’azienda orientata alla tecnologia, quindi per sviluppare sempre di più questa nostra tendenza all’innovazione stiamo facendo partnership con tutti i principali fornitori di informatica e tecnologia ad alto livello. Per portare la Brandini a diventare un’azienda tecnologica a livelli sempre più alti ».

Oggi offrire servizi sempre migliori e personalizzati al cliente diviene essenziale.

«Non siamo più un venditore di un pezzo di ferro ma un fornitore di servizi. Il cliente vuole sempre di più dal concessionario, non chiede solo il semplice acquisto dell’auto ma una gamma di servizi che va dall’offrirgli la formula di acquisto più consona alle sue caratteristiche, al noleggio, al seguirlo in tutti i processi del post vendita. Oggi la concessionaria deve essere un consulente totale del cliente, prima e dopo l’acquisto. Siamo destinati a estinguerci se non riusciamo a fare questo. Noi ci definiamo dei consulenti di mobilità. Negli anni abbiamo avuto il car sharing, tanto per fare un esempio di servizi offerti…».

Lo facevate con l’Aci, precursori del moderno car sharing di oggi. Così come negli anni Sessanta Brandini aprì il primo servizio di autolavaggio…

«Sì, una serie di attività e di servizi per porsi in un’ottica diversa con il cliente».

Nelle foto d’epoca raccolte nel libro che celebra i vostri 100 anni di successi si vedono le persone in coda davanti alla vostra sede di piazza della Libertà, quando aprivate le porte perché usciva un modello nuovo di auto. E’ più difficile oggi o allora vendere un’auto a un cliente?

«Sicuramente oggi. Purtroppo è finita quell’epoca lì del porte aperte… Dovremo essere bravi a intercettare un cliente in momenti diversi, penso alla pubblicità digitale su cui investiamo molto, oggi per noi il digitale è il primo punto di contatto con il cliente. Un tempo c’era la coda per un porte aperte che era un evento, oggi con sette clienti su dieci abbiamo il primo contatto online».

Quale orizzonte vede per il mercato dell’auto, che in questa prima parte di 2019 non sembra brillare?

«Sul mercato della distribuzione ci sarà un’ulteriore selezione dei concessionari, perché gli investimenti richiesti sono molto alti, e soprattutto perché il nostro lavoro richiede una enorme professionalizzazione e l’ingresso di manager in tanti settori non tipici della concessionaria, penso al controllo di gestione, agli ingegneri informatici, agli operatori della logistica, che molte strutture più piccole non si possono permettere».

Questo per quanto riguarda la distribuzione. E sul fronte proprio dell’auto?

«Ci aspettano sfide importanti perché è in atto un ripensamento totale, con il trend alla riduzione del motore termico e all’esplosione dell’ibrido e dell’elettrico, e questo rivoluzionerà tutto il mercato. Passare alla sostituzione dei veicoli vuol dire cambiare del tutto il rapporto con il cliente. E poi penso sempre di più a un cliente che vede l’auto non solo come un mezzo per andare da A a B ma completamente connessa, con tutti i suoi dispositivi. L’auto nel futuro la vediamo condivisa, elettrica e probabilmente autonoma. Insomma, ci aspetta una rivoluzione ».

In quale arco di tempo può realizzarsi questa rivoluzione?

«Nei prossimi 5 anni assisteremo a un cambiamento totale, spinto anche da normative della comunità europea sul fronte ambientale, con i costruttori che si stanno tutti adeguando verso l’ibrido, l’elettrico. E poi la tecnologia che fa passi da gigante e non mi stupirei se già nell’arco di due anni ci trovassimo a vedere auto totalmente autonome in grado di circolare».

Di |2019-06-24T10:46:50+00:0024/06/2019|Primo piano|