GIAN MARIA MOSSA

«La prima ricchezza è la protezione»
Banca Generali mette al sicuro l’Italia

Davide Nitrosi
MILANO

cefixime buy without GIAN MARIA Mossa, 44 anni, una passione per il tennis e un’innata curiosità per le trasformazioni del mondo, si potrebbe definire un acceleratore. Sotto la sua guida, in cinque anni, Banca Generali è passata da 27,4 a circa 60 miliardi di euro di masse gestite. «Abbiamo corso ai 200 all’ora», scherza.

Oggi però il mercato della raccolta gestita segna un rallentamento. Inizia un nuovo trend?

«Dopo la grande crescita del risparmio gestito, è ovvio che la volatilità dei mercati si faccia sentire penalizzando soprattutto quei canali distributivi più caratterizzati da vendite a spot. Ma nel canale più competente, quello delle reti di consulenza, non vi sono stati significativi rallentamenti. Se consideriamo il momento di riflessione sul gestito, è certamente temporaneo, ma non un trend».

Lo spread risalito, l’incertezza sui rating… E’ una situazione che desta preoccupazione?

«In Italia abbiamo l’abitudine di sovrastimare il breve e sottostimare il lungo periodo. Intorno alla legge di bilancio c’è molta attenzione, e il Governo ne è consapevole. Non dimentichiamo però che la situazione economica del Paese e quella finanziaria della banche non è certamente ai livelli del 2011. La ricchezza privata italiana cresce continuamente e la ripresa si mantiene positiva grazie allo slancio dalla congiuntura globale e all’effetto delle riforme. In prospettiva le parole del ministro dell’economia indicano una legge di bilancio orientata alla crescita nel rispetto dei vincoli. Mi aspetto che quando si allenteranno i dubbi sulla manovra si tornerà a guardare i fondamentali».

Lei ha detto che la mission di Banca Generali è ‘prendersi cura del progetto di vita’ dei clienti. Che progetto di vita vi chiedono i clienti?

«Chiedono soprattutto protezione. Gran parte del nostro successo si spiega con la capacità di riuscire a soddisfare questo bisogno di tutela e pianificazione. Prima di parlare di come investire i risparmi si guarda ai bisogni inerenti al patrimonio. Si inizia dall’analisi degli asset reali: il patrimonio immobiliare, l’eventuale azienda e le proprietà e la consistenza della famiglia. Mettere in sicurezza il patrimonio è la prima esigenza ».

E il secondo passo?

«Ci chiedono come mettere in relazione il patrimonio con la famiglia e gli obiettivi personali, un valore tipico della nostra cultura. L’obiettivo è mettere ordine alla propria posizione e pianificare al meglio in base ai propri obiettivi. Le faccio un esempio: un tempo gli italiani puntavano a donare un appartamento ai figli, oggi magari guardano a formule più efficienti di supporto come ad un finanziamento non remunerato. La differenza è sostanziale in termini di rischio e protezione».

Conseguenza della crisi immobiliare?

«No, è in parte l’effetto di una graduale migliore educazione finanziaria e soprattutto il contributo dell’attività dei professionisti. Avere dei consulenti che sanno muoversi al meglio non solo nel contesto di mercato, ma anche normativo, aiutano il cliente a gestire le complessità e a cogliere anche eventuali opportunità fiscali».

Chi sono gli italiani che possiedono la ricchezza?

«Mediamente la generazione tra i 55 e i 65 anni. Persone con prospettive di vita di almeno 20/25 anni. E quando passerà di mano la ricchezza finirà ad altre persone di 50-60 anni. Oggi dobbiamo dare risposte a questi italiani che hanno a cuore il tema della continuità generazionale in un contesto sempre più complicato. Anche perché negli ultimi dieci anni l’Italia ha sofferto e la percezione delle priorità è cambiata».

Mediamente un cliente per quanto resta con voi?

«Mi piace pensare per tutta la vita. Costruiamo rapporti di fiducia nel tempo».

Resterà nel prossimo piano l’obiettivo di 70 miliardi di masse gestite nel 2021?

«Ci siamo abituati ad andare ai 200 all’ora. Nel luglio 2013 quando sono entrato in questo palazzo si gestivano circa 27 miliardi. Oggi ci avviciniamo ai 60. Quando abbiamo lanciato l’obiettivo dei 70 miliardi, nell’ottobre del 2016 eravamo a circa 45. Il target si conferma coerente ma anche di valore. Da inizio anno siamo a quasi 4 miliardi di crescita di raccolta, un risultato molto positivo. Ma se mi chiedete se nei prossimi anni continueremo ad andare ai 200 o magari a 160 all’ora, è una risposta che dipende anche dal contesto attorno a noi. Quello che posso dirle è che per proseguire nella nostra mission puntiamo ad essere un player globale nel wealth management, con un business model capace di aggregare eccellenze di servizi e soluzioni unico in Europa. Ecco perché stiamo valutando l’ipotesi di allargare l’operatività anche all’estero, in primis in Svizzera».

Cosa farete in Svizzera?

«Supporteremo la clientela italiana che vuole diversificare la piazza in cui investe. Non c’è bisogno di fare il passo più lungo della gamba e magari inseguire qualche grande banca. Siamo attratti da alcuni aspetti strategici del mercato elvetico e pensiamo di poter garantire qualità anche alla clientela svizzera».

Prospettive di crescita in Italia?

«Ce ne sono. Serve un attento scouting e selezione delle proposte. Lo sviluppo per linee esterne non è per noi un bisogno prioritario, ma in alcuni casi possono spalancare nuove opportunità».

Dossier aperti?

«Siamo sempre attenti a valutare le migliori proposte. Ci sono realtà che consideriamo interessanti. E siamo aperti a vedere che cosa succede nel mondo». Come si vede fra 10 anni? «Stiamo costruendo un realtà di riferimento nel nostro settore non solo per l’Italia. Banca Generali sta aggregando una serie di eccellenze e professionalità con pochi eguali in Europa. Sono convinto di essere circondato da professionisti di valore e con valori condivisi, nella migliore azienda, nel settore con le maggiori potenzialità di crescita, e nel Paese che amo. E’ difficile pensare a qualcosa di meglio».

Di |2018-09-10T13:55:24+00:0010/09/2018|Primo piano|