GIACOMO ARCARO

Big Data nuova frontiera del marketing
«Troviamo alle aziende il cliente ideale
Così il business online fa volare i ricavi»

Andrea Ropa
RIMINI

NON solo alberghi, ristoranti e ombrelloni. Rimini oggi pensa al marketing del futuro: si chiama growth hacking ed è la nuova frontiera della promozione digitale, ovvero il core business di Black Marketing Guru. L’azienda, fondata dagli ex pr di discoteche Giacomo Arcaro e Giovanni Casagrande, promette di far volare i business online con strategie non convenzionali, basate sul mantra: ‘qualsiasi cosa si può vendere purché si profilino i clienti’. Non convenzionale è anche la sede, una chiesa sconsacrata del XII secolo sulle colline riminesi, da cui il quarantenne Arcaro domina le strategie digitali delle pmi italiane e guarda anche a Londra. «Nella City, in barba alla Brexit, abbiamo da poco aperto una sede – racconta – Intendiamo espanderci e credo ci riusciremo grazie ai servizi innovativi che offriamo e a tecnologie proprietarie basate sull’intelligenza artificiale ».

In cosa consiste la growth hacking?

«In italiano potrebbe tradursi come ‘intercettazione della crescita’: si tratta di una metodologia di marketing che consiste nel testare differenti soluzioni attraverso rapidi esperimenti per ottenere la crescita scalabile. Quando si individua la combinazione esatta, ne guadagni in termini di ritorno dell’investimento (Roi). Il termine è stato coniato nel 2010 dal californiano Sean Ellis, creatore di GrowthHackers, una comunità online e un software as a service (SaaS) che abilita i team a gestire il protocollo di sperimentazione. Noi invece siamo partiti dalla cucina di casa mia ad agosto 2015».

Una cucina di Rimini che ricorda il garage di Santa Clara di Steve Jobs: com’è andata?

«Sono passati solo tre anni, ma in questo settore è un’era geologica: allora sembravamo dei pazzi quando proponevamo questa cosa alle imprese, anche considerando che noi la avevamo sperimentata nel mondo delle pr in discoteca: dato un obiettivo di crescita, non ci limitavamo a fare una campagna su Google+ o su Instagram o su Facebook, ma usavamo vie traverse, per arrivare a profilare il pubblico in modo da creare gruppi ad hoc a cui veicolare un messaggio più efficace di quello che si ottiene sparando nel mucchio».

E oggi, tre anni dopo?

«Abbiamo 30 dipendenti e lavoriamo con le più grandi industrie italiane e con enti locali come le Regioni Emilia Romagna e Trentino Alto Adige per grandi eventi. Abbiamo chiuso il 2017 con un fatturato di 1,5 milioni e puntiamo ai 3,5 milioni a fine 2018. Il mese scorso abbiamo fatto +170%. E non cerchiamo clienti: abbiamo la fortuna di poterli selezionare tra quelli che ci fanno richiesta di un preventivo».

Come spiega una crescita così impetuosa?

«Posso farlo con un esempio che dà un’idea precisa anche di come sia cresciuto tutto il team. A marzo 2018 è stato nominato general manager Manuel Arlotti. Si tratta di un giovane di 28 anni, partito 4 anni fa come stagista e arrivato al vertice gestendo progetti complessi di industrie e multinazionali».

Chi sono i vostri clienti e qual è il risultato più sorprendente che avete ottenuto fin qui?

«Abbiamo clienti come Bulgari, SCM, Baldinini, Comune di Rimini, Ab-Imbev. La strategia che ci piace raccontare perché emblematica dell’efficacia del metodo è quella che abbiamo seguito per SCM, che vende macchinari industriali per il legno e ora lo fa via Facebook: in un anno, anche grazie al nostro aiuto, è passata da 500 a 800 milioni di fatturato. Avevamo due possibilità: o cercare imprenditori nel mondo del mobilificio sparando i messaggi a tutti i contatti possibili nel panorama del design, oppure, come abbiamo fatto, andare sul portale degli architetti, selezionare quelli in target, incrociare i contatti con i Big Data ed estrarre un elenco di tutti quelli che lavorano nel mondo forniture. La lista così ottenuta è stata oggetto di campagne di marketing su Facebook e sul social abbiamo iniziato a realizzare un milione di euro di vendite al mese. Una storia emblematica di come qualsiasi cosa si possa vendere purché si profilino i clienti».

Voi siete gli autori della campagna per Apt e Confcommercio Rimini: mai visto nulla di simile…

«Proponevamo uno stipendio a una coppia per fare una vacanza di 15 giorni e postare sui social tutte le esperienze possibili che si possono fare nella mia città: ci ho messo il cuore. Non vorrei mai vivere in un altro posto».

E infatti a Rimini c’è l’headquarter di Black Marketing Guru: un luogo di lavoro molto originale…

«L’ufficio è uno spazio open con due tavoloni bianchi, nell’abside c’è la zona relax e nella sagrestia zona riunione e ufficio commerciale. Nelle nicchie, al posto dei santi, i nostri idoli: Elon Musk, Steve Jobs, Mark Zuckerberg. I nostri dipendenti, età media 28 anni ed esperienza senior, non hanno l’obbligo di venire in ufficio, decidono loro dove lavorare: l’unico appuntamento irrinunciabile è il venerdì dalle 15 alle 18 con dj e musica house. Tra una birra e uno spritz facciamo brainstorming: così nascono idee e campagne pubblicitarie che hanno portato a risultati impensabili ».

A proposito di idee, qual è la sua prossima sfida?

«In realtà il mio futuro professionale è già iniziato. Oltre all’impegno in Black Marketing Guru, infatti, da qualche mese giro il mondo insieme a Giovanni Casagrande spiegando a manager e imprenditori come fare marketing utilizzando le criptovalute. Oltre ai Bitcoin, ne esistono altre 45mila nel mondo e con molte di queste noi ci lavoriamo. Un’attività che ci permette di essere tra i top influencer del mondo in questo settore del quale, in un futuro molto prossimo, si sentirà molto parlare ».

Di |2018-11-19T11:40:27+00:0019/11/2018|Imprese|