GESTIRE I RISPARMI

Pictet Asset Management vede rosa
«Tassi stabili e niente recessione
Nel 2019 focus sui Paesi emergenti»

Achille Perego
MILANO

DOPO un 2018 negativo per i mercati finanziari il nuovo anno dovrebbe essere più positivo per gli investitori. Soprattutto se, all’interno di una corretta diversificazione, si punti in particolare su quelle classi d’attivo che hanno in gran parte riprezzato gli eccessi valutativi degli anni passati e che possano beneficiare di un allentamento dei timori che hanno attanagliato i mercati nel 2018. In questo contesto le obbligazioni e l’equity dei Paesi emergenti dovrebbero riservare soddisfazioni. Tanto che l’investimento proprio nei Paesi emergenti sarà sovrappesato quest’anno nei portafogli del team di gestione multi-asset di Pictet Asset Management, società svizzera con una forte presenza anche in Italia che gestisce complessivamente un patrimonio di 166 miliardi di euro e che proprio oggi da Como comincerà il road show invernale 2019 (la partecipazione è gratuita iscrivendosi su https://www.am.pictet/ it/italy) che toccherà tra gennaio e marzo 23 città. «Non c’è dubbio – esordisce Fabio Castaldi, Senior investment manager di Pictet Asset Management – che il 2018 sia stato un anno difficile per tutte le asset class. Un anno aggravato da un dicembre particolarmente negativo».

Che cosa ha causato le vendite di fine anno?

«La percezione del rischio di una recessione globale nel 2019. Percezione aggravata in particolare dalle parole incaute di Jerome Powell nell’indicare un’assenza di flessibilità nella dinamica di riduzione del bilancio della Fed».

In questa prima parte di gennaio però il clima sembra cambiato?

«E’ vero. E così come l’epicentro del dicembre nero erano stati gli Usa, allo stesso modo la ripresa è partita da Wall Street che ha già recuperato l’8% dai minimi di dicembre ».

A che cosa si deve questa svolta?

«Senz’altro ha aiutato il ripensamento di Powell che ha indicato la disponibilità a rivedere, se necessario, la dinamica di aggiustamento del bilancio della Fed confermando nel contempo la volontà di procedere a una pausa, possibilmente definitiva se le condizioni lo richiedessero, nel processo di normalizzazione dei tassi di riferimento. I due aumenti previsti nel 2019 appiano ora molto lontani. Ma è giovato anche un clima di minore tensione nella guerra commerciale tra Trump e la Cina ».

L’inizio d’anno migliore del previsto dovrebbe favorire un 2019 meno negativo del 2018?

«Come Pictet stiamo costruendo i portafogli considerando eccessivi i timori di una recessione che pensiamo di escludere quest’anno e riteniamo improbabile anche per quello successivo. E quindi il 2019 dovrebbe riservare maggiori soddisfazioni agli investitori anche se non è realistico attendersi performance simili a quelle del 2017. Del resto permangono le incognite politiche in Europa e altrove e non bisogna dimenticare che verrà meno o si ridurrà in maniera più o meno importante il supporto fornito dalle banche centrali tramite le ingenti provviste di liquidità».

Quali sono gli investimenti consigliati?

«La correzione di dicembre e la nostra aspettativa che il 2019 non riserverà una recessione rende più interessante l’investimento azionario rispetto a quello obbligazionario. Nei portafogli quindi andrebbe sovrappesato l’equity, diciamo con un 50% e anche oltre in un portafoglio 50/50. Importante però è affidarsi a prodotti multiasset, con una gestione attiva, flessibili e con strumenti di protezione idonei a gestire le inevitabili correzioni e la volatilità che riteniamo continuerà a caratterizzare i mercati nel 2019».

A livello geografico dove è meglio puntare?

«Noi abbiamo deciso di sovrappesare i mercati dei Paesi emergenti per i quali ci attendiamo migliori performance grazie alla debolezza del dollaro e a un contesto di tassi americani relativamente stabili. Siamo abbastanza neutrali invece sia rispetto agli Usa sia all’Europa mentre le politiche di stimolo fiscale e monetario di Pechino dovrebbero favorire il mercato cinese. Per quanto riguarda i bond, a livello core meglio puntare sulle obbligazioni indicizzate americane rispetto ai titoli governativi europei. Consiglierei prudenza anche a investire nei Btp. Gli scenari estremi sembrano per ora superati ma venendo meno gli acquisti della Bce, nei prossimi mesi i mercati dovranno assorbire un’ingente quantità di titoli di stato italiani, con oltre 50 miliardi di euro di emissioni nette previste per quest’anno».

Di |2019-01-15T08:56:13+00:0015/01/2019|Dossier Economia & Finanza|