GESTIRE I RISPARMI

Focus sulle tecnologie del futuro
VisionFund va in Borsa e investe
nella Silicon Valley virtuale

Elena Comelli
MILANO

VISIONFUND, il più grande fondo di venture capital del mondo, è vicino alla quotazione. Il colosso da 100 miliardi di dollari, braccio armato della giapponese SoftBank (che ha appena annunciato un aumento del 36% dell’utile nell’anno fiscale 2018/19 grazie a significativi guadagni sui suoi investimenti) nelle tecnologie più avanzate, della robotica e dell’intelligenza artificiale, ha già investito tutto il suo capitale in appena due anni rispetto ai quattro previsti e quindi la quotazione diventa un passo necessario. VisionFund è il principale fondo d’investimento della conglomerata di Masayoshi Son, l’uomo più ricco del Giappone, e riflette la visione del suo fondatore.

SON, giapponese di origine coreana, è un grande fautore della ‘singularity’, la teoria secondo cui l’intelligenza artificiale alla lunga è destinata a prevalere su quella umana, e ha basato la sua strategia su questa convinzione, portando a bordo del suo fondo diversi pezzi da novanta del capitalismo mondiale, dal principe saudita Mohammad bin Salman, che ha investito 45 miliardi, a Apple, Qualcomm e Sharp, convinti dalla lungimiranza di SoftBank, che campa di un investimento della prima ora in AliBaba, e dai rendimenti promessi. Son deve distribuire 20 miliardi, un quinto del fondo, ogni anno per i prossimi cinque anni per soddisfare i termini degli investitori e le loro aspettative. Il suo stile è estremamente spregiudicato: «Agisce rapidamente, su una scala a cui nessun altro investitore si sente di operare», ha scritto l’Economist. I primi investimenti hanno destato meraviglia perché sembravano rivolti a una gamma in apparenza casuale di aziende, dal co-working di WeWork alle telecomunicazioni di OneWeb, passando per il software di collaborazione aziendale di Slack e alle biotecnologie di Vir.

MA C’È del metodo nella sua follia, infatti di lì a poco tutte queste società hanno cominciato a crescere molto. Gli ultimi investimenti si sono concentrati sull’auto a guida autonoma, da Uber a Cruise Automation, ma anche sul food delivery, da Ele.me a Grofers, sul car-sharing con Getaround o sulla digitalizzazione del mercato immobiliare con Compass. La bulimia di Son è tale che il capitale del fondo, seppure altissimo, è stato eroso nella metà del tempo previsto. E quindi ora si parla di quotazione.

SI ACCETTANO scommesse su come andrà a finire. Ma anche se dovesse fallire, il VisionFund avrebbe comunque determinanti e durevoli effetti sui settori in cui investe, perché Son sceglie tecnologie di frontiera, dalla robotica all’intelligenza artificiale, e lo fa mettendo tantissimi soldi, da subito, in molte società. Altri fondi tendono a investire poco per volta. Son invece è noto per puntare subito cifre alte, spesso anche più alte delle richieste. I suoi investimenti sono quindi determinanti nel far decollare la tecnologia di frontiera in cui investe, che diventa di colpo più importante delle altre. Di conseguenza, anche se le scommesse di Son non dovessero rivelarsi vincenti, i suoi soldi avrebbero comunque influenzato la gara.

GLI INVESTIMENTI di Vision- Fund sono diversi dagli altri anche perché sono molto diversificati a livello geografico: Son investe in società della Silicon Valley, ma mette tanti soldi anche in aziende europee o asiatiche. Il suo scopo, ha spiegato, è creare una ‘Silicon Valley virtuale’, cioè una rete d’investimenti in società diverse, di diverse aree tecnologiche e diverse aree del mondo, in modo che ognuna possa integrarsi con le altre in un ecosistema vantaggioso per tutti. Per arrivarci, è anche disposto a influenzare la strategia delle società in cui investe: per esempio ha incoraggiato Uber a vendere le sue attività nel Sud-Est asiatico a Grab, un’altra società in cui ha investito, per consentire a entrambe di svilupparsi meglio.

IN QUESTO modo, VisionFund offre alle società tecnologiche un’alternativa al farsi acquisire da Facebook, Apple, Google o, nel caso della Cina, Baidu e Alibaba. Son ha detto che come Steve Jobs riuscì con Apple a unire arte e tecnologia, il suo scopo è invece unire tecnologia e finanza. Ora, però, per rientrare da tutti i suoi investimenti, VisionFund ha bisogno che almeno qualche società in cui ha investito vada molto bene. E non è detto che ciò accada.

Azimut L’utile netto vola a 91 milioni: +244% sul 2018

MILANO

AZIMUT ha chiuso il primo trimestre con ricavi consolidati di 247,5 milioni di euro (+35,7%). L’utile netto è stato di 90,9 milioni, in volata del 244% rispetto ai rispetto a 26,4 milioni del primo trimestre 2018: un risultato che – evidenzia la società – rappresenta il secondo miglior utile trimestrale del gruppo. Il patrimonio totale a fine marzo 2019 si attestava a 54,3 miliardi, comprensivo del risparmio amministrato e gestito da case terze direttamente collocato. La posizione finanziaria netta consolidata a fine marzo 2019 risultava positiva per circa 68,3 milioni, in miglioramento rispetto ai -31,1 milioni di fine dicembre 2018.

IL GRUPPO Azimut ha registrato nel mese di aprile 2019 una raccolta netta positiva per 471 milioni di euro, raggiungendo così 1,8 miliardi da inizio anno. Il totale delle masse comprensive del risparmio amministrato si attesta a fine aprile a 55,4 miliardi, di cui 42,8 miliardi fanno riferimento alle masse gestite.

IL PRESIDENTE, Pietro Giuliani (nella foto), ha commentato: «I conti chiusi a marzo 2019 sono stati tra i migliori mai presentati da Azimut in termini di ricavi e utili netti. La raccolta nei primi quattro mesi è stata molto positiva con ingressi per quasi 1,8 miliardi di euro, oltre l’80% in più rispetto allo stesso periodo del 2018 e in controtendenza rispetto all’andamento negativo del settore nel suo insieme. Un risultato reso possibile grazie a una performance media ponderata netta per i nostri clienti del +6,3%, superiore di oltre 120 punti base rispetto all’industria del risparmio gestito in Italia».

Di |2019-05-13T10:02:55+00:0013/05/2019|Dossier Economia & Finanza|