FRUTTI D’ITALIA

I professionisti del kiwi abitano in Romagna
«Serre coperte ed export le nostre carte vincenti»

Lorenzo Tazzari
CASTEL BOLOGNESE (Ravenna)

«OGGI ogni nostro investimento non potrà che essere in vivai coperti. I repentini cambiamenti climatici con fenomeni molto intensi di pioggia e grandine, anche se di breve durata, ci impongono di proteggere innanzitutto le piante in sviluppo». Giampaolo Dal Pane deve parte della sua fortuna di produttore di piantine di kiwi al fatto di aver realizzato con largo anticipo sulla concorrenza solo serre coperte e, naturalmente, di aver azzeccato alcuni tipi di kiwi che poi si sono affermati sul mercato. Oggi Dal Pane ha vivai a Castel Bolognese e nel Ferrarese, ma anche in Veneto, Lombardia e Marche, oltre a tre ettari in Grecia e altri in Sud America. Con oltre 400mila piante di kiwi prodotte all’anno, Dal Pane è leader mondiale nel campo vivaistico specializzato nelle diverse varietà di actinidia. Il fatturato annuo si aggira sui 3,5 milioni di euro, mentre l’occupazione stagionale arriva al top in estate con 30 dipendenti.

«CHI VUOLE REALIZZARE un impianto di actinidia trova solo da noi varietà selezionate e adatte a ogni esigenza produttiva e di mercato: dalla tradizionale Hayward al kiwi precoce dal cuore tenero (Summer 3373)» dice Dal Pane, che produce anche piantine per kiwi Meris (leggermente precoce) e a polpa gialla (AC 1536) commercializzata con il marchio Dorì. Il vivaio di Castel Bolognese vende sul mercato europeo (Italia, Grecia, Spagna, Francia, Portogallo) e in Sud America, in particolare Argentina, Cile e Australia dove produce direttamente le piantine di kiwi. Attraverso la società controllata Summerfruit, Giampaolo Dal Pane si occupa anche della commercializzazione del frutto e delle sue piantine. Inizialmente si sviluppò fortemente proponendo al mercato mondiale una nuova varietà di actinidia a maturazione precoce e dal gusto particolarmente gradevole: la Summer 3373. Fu la prima nuova varietà a polpa verde a essere venduta sul mercato mondiale in forma di club, che fu costituito nei più importanti paesi produttori al mondo: Italia, Francia (con la creazione della società Summerkiwi France assieme al gruppo Scaap Kiwifruits de France –Labatut –), Cile, Argentina, Nuova Zelanda.

GLI ETTARI IMPIANTATI sono circa 800 nel mondo. Rimane tuttora la varietà, a detta di molti, dal gusto straordinario grazie a una minor acidità e una elevata materia secca e dolcezza. Con Summerfruit, Dal Pane ha fondato il consorzio Dorì Europa, nato nel 2016 per vendere su scala internazionale la varietà di kiwi a polpa gialla messa a punto dall’Università di Bologna in collaborazione con l’Università di Udine. L’iniziativa ha unito tre importanti realtà italiane, la Granfrutta Zani di Faenza, la Kiwi Uno Spa di Verzuolo (Cuneo, la F.lli Clementi Di Laives (Bolzano) e Dal Pane attraverso Summerkiwi France e Summerfruit. Un’unica entità a livello europeo, quindi, basata su una filiera tutta italiana – dalle università di Bologna e di Udine, ideatrici della varietà, fino al titolare della licenza della privativa vegetale, Summerfruit – capace però di aggregare realtà di diversi paesi produttori. Per il 2018 Dorì Europe commercializzerà circa 2.200 tonnellate di kiwi a pasta gialla. Da settembre inizierà invece la commercializzazione di una varietà bicolore a pasta gialla e rossa.


Dalla Russia alla Nord Corea su Zanzi soffia il vento dell’Est «La ricerca con le università fondamentale per crescere»

Silvia Giatti
FERRARA

E’UN’AZIENDA evergreen che va avanti da cinque generazioni la «Vivai F.lli Zanzi» di Gorgo, località nella campagna ferrarese a pochi chilometri dalla città estense. A dirigerla, oggi, sono cinque fratelli. Giovanni, il direttore tecnico ma anche responsabile del settore commerciale, e Carlo, il presidente. E poi ancora Paolo, il direttore della logistica, e Franco, il direttore amministrativo. C’è poi una sorella: Rita, la responsabile dell’ufficio commerciale. Dal ‘91 portano avanti un’impresa di 400 dipendenti che produce piante da frutto e le commercializza in tutto il mondo, con un giro di vendite dai 18 milioni di euro l’anno. La “Vivai F.lli Zanzi” ha curato, in passato, anche 4mila ettari nella terra di Kim Jong-un, la Corea del Nord.

Giovanni Zanzi, qual è il segreto di gestire un’impresa che è un vanto del’Made in Italy’ nel mondo?

«Ci vuole innovazione e coraggio per arrivare a fare 4 milioni di piante di qualità, che vendiamo in tutto il mondo. Senza l’innovazione non si fa nulla, bisogna cercare di capire come si può soddisfare un mercato sempre più esigente. Oggi serve una pianta da frutto che renda nel tempo ma che, soprattutto, produca molto e sia di buona qualità».

Soddisfare il mercato, come?

«Siamo un’azienda che crede nella ricerca. Per fare ricerca bisogna investire e programmare le attività con un anticipo di almeno due anni e mezzo. Siamo, inoltre, fra i finanziatori di un centro ricerche romagnolo, collaboriamo con l’università di Milano e le organizzazioni dei produttori per il perfezionamento delle piante. Ricerche che prendono spunto da quanto c’è di innovativo nel mondo».

Che tipo di piante commercializzate?

«Tutte. Fragole, di molte varietà, meli, peri fino ai nocciòli. Varietà infinite che cresciamo e miglioriamo in 150 ettari di azienda».

Dove commercializzate i vostri prodotti?

«Il 70% del nostro mercato è all’estero. Caucaso, in particolare. Ucraina, Moldavia, Ossezia e anche Cina. E poi stanno crescendo gli indiani. Oggi lavoriamo bene anche con i russi».

L’embargo non vi tocca?

«No, per questo tipo di prodotto non abbiamo l’embargo. La Russia rappresenta da sola il 40% del commercio all’estero. L’embargo rischia di essere un boomerang: con le difficoltà commerciali che hanno, ora sono più determinati a diventare autonomi».

Il mercato estero per voi dunque è molto importante?

«Importantissimo. Abbiamo rapporti con Paesi che stanno crescendo. Anni fa, abbiamo anche lavorato con la Corea del Nord, venni chiamato dal padre di Kim in persona».

Quindi secondo lei cosa bisognerebbe fare?

«Serve togliere limiti commerciali con la Russia. Il Paese oggi sta investendo e molto. E, se un Paese come questo investe, ha bisogno di imprese come la nostra per portare qualità e know how. In quei luoghi forniamo piante di pero e melo, ma offriamo anche consulenza».

Di |2018-06-26T10:54:07+00:0026/06/2018|Focus Agroalimentare|