Nobili, un’azienda di famiglia
con orizzonti internazionali
«Il segreto? Far felici i lavoratori»

Giuseppe Catapano

MOLINELLA (Bologna)

UN’AZIENDA basata sulla famiglia. Ma con orizzonti internazionali. Globali. Compatibilità difficile? Sì, ma non impossibile. Lo testimonia la Nobili, realtà produttrice di macchine agricole nata nel 1945 e con quartier generale a Molinella, nel Bolognese. Una storia nella storia è quella di Mario Rossi, uomo che ha legato indissolubilmente la sua vita a quella dell’azienda. Nel 1962 entra come dipendente e nel 1969, alla morte del fondatore Efrem Nobili, ne guadagna le redini di comando. Oggi Mario ha 80 anni, ricopre la carica di presidente. Lo accompagnano i figli Guido, 54 anni, direttore generale, e Giancarlo, 44, responsabile della pianificazione. Non solo. «Mio figlio Giacomo – spiega Guido – ha cominciato con noi una collaborazione. È ingegnere e ci sta aiutando a gestire l’impatto di Industria 4.0». Giacomo ha 25 anni. Tre generazioni della famiglia Rossi insieme, al timone della Nobili (della compagine azionaria fa parte anche la famiglia Sabatini, con una quota di minoranza).

L’INNOVAZIONE è un tarlo, per i Rossi. «Vogliamo cogliere le continue evoluzioni del settore – spiegano Guido e Giancarlo – e già come avevamo fatto negli anni scorsi, iniziando il progetto Lean Production che ha portato alla riorganizzazione dell’attività produttiva all’interno degli stabilimenti, abbiamo accettato la nuova sfida dell’industria 4.0 perché l’azienda sia sempre più digitalizzata e automatizzata nei processi produttivi. Un esempio è l’introduzione della tecnologia 3d Printing che consente all’azienda di realizzare componenti per prototipi in tempi ridotti e quindi di essere ancor più reattiva alle esigenze di mercato». La Nobili produce oltre 4.500 macchine all’anno tra irroratrici, elevatori e trince. «Ma quest’anno puntiamo ad arrivare a 5mila», rivela Giancarlo: il fratello Guido vuol portare il fatturato a 25 milioni di euro, con una crescita del 10% rispetto al 2016. Il 3% del fatturato è sempre investito in ricerca e sviluppo. «Proprio perché l’innovazione è al centro dei nostri progetti…». Mentre l’80% del giro di affari è realizzato all’estero. «I mercati forti – continua il direttore generale – sono quelli europei. Ma abbiamo cominciato a esportare in Sudafrica nel 1973, dagli anni Ottanta vendiamo i nostri prodotti in Australia e il Giappone ci dà delle soddisfazioni: basti pensare che un nostro importatore è Mitsubishi. Anche questi sono mercati importati, intanto pensiamo a nuovi sbocchi: il Sud America, dove ci sono tanti terreni coltivabili, l’Africa, che ha un potenziale agricolo importante, l’Ucraina. In Cina stiamo registrando una flessione a causa di vari cambiamenti politici, aspettiamo la ripartenza della Russia».

GIÀ, ma qual è uno dei segreti della Nobili? La felicità – e di conseguenza il buon rendimento – dei dipendenti. «Abbiamo un ottimo rapporto con tutti loro – ammette Mario – così come lo abbiamo con i sindacati. Siamo in fase di rinnovo del contratto aziendale, da anni comprendiamo una quota di flessibilità: possiamo chiedere ai dipendenti di lavorare un’ora in più quando c’è il picco per poi recuperarla nei momenti meno intensi. Diamo un premio di risultato che porta i lavoratori a ottenere un’altra mensilità quando vengono raggiunti determinati obiettivi di fatturato. Negli ultimi anni li abbiamo sempre raggiunti. In più diamo buoni spesa di 200 euro a fine anno e anche tre giorni di ferie in più». A inizio anno i lavoratori occupati alla Nobili erano 82. «Ad oggi abbiamo assunto sei persone tra operai e impiegati. Ci sono poi gli stagisti universitari, collaboriamo con gli Atenei, in particolare abbiamo un ottimo feeling con l’università di Firenze, facoltà di Agraria. Una delle macchine agricole premiate lo scorso anno a Eima – per le novità tecniche, ndr – nasce da questa collaborazione». Così si muove un’azienda a gestione familiare, con orizzonti internazionali. «È sempre stato così – dice Guido –: già nel 1986 abbiamo siglato un accordo con Kuhn, multinazionale francese delle macchine agricole. Sono passati trent’anni. Nonostante questo, non abbiamo perso il legame con il territorio. E ne andiamo orgogliosi».


Il progetto Stabilimento più grande, via al restyling

MOLINELLA (Bologna)

LA NOBILI cresce. S’incrementa il numero delle macchine prodotte, sale il fatturato e aumenta pure lo spazio in cui sono impegnati i lavoratori: entro la prossima primavera sarà completato l’ampliamento della sede storica di Molinella. «A fine giugno – spiega Mario Rossi, presidente dell’azienda – abbiamo presentato il progetto per costruire un nuovo capannone di duemila metri quadri, finalizzato all’espansione dell’attività produttiva. L’area attuale è di 48mila metri quadri, con 16.500 di superficie coperta: saranno aggiunti altri duemila metri. In agosto, dopo un paio di mesi, abbiamo ottenuto l’autorizzazione dal Comune e il primo settembre sono cominciati i lavori».

TEMPI rapidi, quando c’è la volontà. «Nell’Italia che funziona si riescono a concludere progetti velocemente. Si può fare anche da noi, non solo all’estero. Saremo operativi nella prossima primavera, ma a Natale avremo già terminato la copertura. Significa realizzare un capannone in meno di un anno». Mentre l’azienda continua a guardare al futuro nel solco dell’innovazione e della specializzazione. «La nostra è una gamma tecnologicamente all’avanguardia, in grado di offrire prestazioni elevate sul campo e nelle colture specializzate. Siamo in grado – conclude Guido Rossi – di rispondere perfettamente alle richieste degli agricoltori e contoterzisti di tutto il mondo nei settori della trinciatura, dell’irrorazione e della movimentazione dei prodotti».

g.c.