Benvenuti a Food Farm 4.0
Un’azienda gestita da studenti
Parma sposa scuola e impresa

Giuliano Molossi
PARMA

ACQUISTARE il pane, le marmellate, i croissant, le conserve di pomodoro, i formaggi fatti a scuola dagli studenti. Non per gioco, ma sul serio, in una vera struttura produttiva, in tutto e per tutto simile a quella di una vera azienda. Il mondo della scuola e quello del lavoro, due mondi che sono sempre stati separati e distanti, si incontrano a Parma nel progetto Food Farm 4.0 voluto da alcune grandi aziende (dalla Barilla alla Mutti, dal Consorzio del Parmigiano Reggiano al Molino Grassi) per offrire agli studenti l’opportunità concreta di fare un’appassionante esperienza lavorativa. Un modo unico di fare formazione non con le chiacchiere ma con i fatti. Food Farm 4.0, che sarà operativa dal settembre prossimo con l’inizio del nuovo anno scolastico, mette in rete sei istituti scolastici del Parmense e alcune importanti aziende del territorio. Sarà realizzata una sorta di micro-azienda, con un suo piano industriale, capace di sostenersi economicamente, con tre linee produttive, tre impianti pilota di trasformazione delle materie prime in conserve alimentari, prodotti caseari e bakery , una linea per il confezionamento dei prodotti e un laboratorio per le analisi chimiche.

I RAGAZZI dovranno affrontare tutte le problematiche che si presentano quotidianamente in una qualsiasi realtà produttiva, dai controlli di qualità alla verifica degli standard di sicurezza. Le aziende metteranno a disposizione degli studenti le proprie competenze per quanto riguarda ricerca e sviluppo di una filiera produttiva e li assisteranno nel loro debutto imprenditoriale. La società consortile per azioni Food Farm 4.0 è presieduta da Luca Ruini, responsabile della sicurezza della Barilla, segno dell’attenzione che il colosso alimentare di Pedrignano mette nel progetto. «Saremmo orgogliosi – dice Ruini – se il nostro modello fosse replicato come un nuovo modo di fare sistema e servisse a stimolare il mondo della scuola e quello dell’impresa a lavorare insieme per cogestire il bene pubblico».

I VANTAGGI di un’operazione del genere, unica in Italia, sono evidenti. I giovani imparano presto un mestiere, facendolo, acquisiscono competenze, scoprono sul campo cosa significa innovazione. Le imprese, dal canto loro, formano dei ragazzi che potranno essere i loro dipendenti di domani, li preparano al mondo del lavoro attraverso un approccio originale. Gli studenti che parteciperanno al progetto potranno sicuramente essere, in futuro, risorse importanti per le stesse aziende che li guideranno in questa avventura. E’ un modello nuovo di fare istruzione, certamente inedito per l’Italia. Ed è anche l’occasione, finalmente, di vedere realizzata nei fatti la collaborazione fra pubblico e privato, fra le scuole e le aziende. Sempre nel Parmense, ma nell’area meccanica c’è poi un altro progetto, quello di «Innovation Farm» che viaggia in parallelo con questo e che allo stesso modo sposa le esigenze della scuola e degli enti di formazione professionale con quelle del mondo del lavoro, partendo da un bisogno preciso da parte di alcune imprese d’eccellenza del territorio. Si tratta di un polo formativo ad alta specializzazione professionale e tecnologica che coinvolge scuole medie e superiori, istituti tecnici, università con l’obiettivo di dare ai giovani le competenze tecniche più richieste dal mercato del lavoro.

IL LABORATORIO di Fornovo, fortemente voluto da Andrea Pontremoli, ceo di Dallara, attrae ogni anno più di 300 ragazzi. E’ dedicato alle nuove tecnologie del manufacturing avanzato in area meccanica, fra cui materiali compositi, stampa 3D, robotica, elevata automazione. «L’integrazione fra istruzione, educazione, formazione innovativa e tessuto economico produttivo- ha detto Pontremoli- rappresenta un fattore strategico per accrescere la competitività sui mercati internazionali. La scuola è fondamentale per sviluppare alte professionalità e vincere la competizione globale. Per essere competitivi sui mercati bisogna scommettere sul sapere». I progetti di Food Farm 4.0 e di Innovation Farm sono sostenuti da Fondazione Cariparma, Unione degli Industriali e dall’associazione «Parma, io ci sto» che è nata con l’obiettivo di creare iniziative di eccellenza e valorizzazione del territorio.

Fico Sos per il Cardo di Fossa bolognese

BOLOGNA Il Cardo di Fossa Bolognese, storica produzione a consumo invernale delle campagne, si sta definitivamente estinguendo: l’allarme è lanciato dalla Fondazione FICO di Bologna attraverso la mostra fotografica “Archeologia orticola: il salvataggio del cardo di Fossa Bolognese” che si è aperta ieri alla Fondazione. La mostra vuole sensibilizzare sulla tutela e sul recupero di uno dei prodotti agricoli che hanno contribuito a impreziosire la biodiversità emiliana: la coltura del cardo di fossa, oggi quasi del tutto scomparsa.

RESISTE un solo piccolo coltivatore socio di Agribologna: Pietro Frascaroli (nella foto), il cui podere si trova appena fuori l’abitato di Trebbo di Reno a 10 km da Bologna. Il percorso espositivo, organizzato con il sostegno di Agribologna, sarà visitabile con ingresso gratuito fino al 20 febbraio, dalle 10 alle 23. In mostra una ventina di immagini storiche, scattate dagli anni Settanta ad oggi, che documentano, nel tempo, le fasi di lavorazione del cardo di fossa bolognese, dalla selezione dei semi – che veniva direttamente curata dai contadini – alla vendita dei prodotti. Duccio Caccioni, ideatore dell’iniziativa, anni fa si è dedicato al “salvataggio” del carciofo violetto di San Luca, un prodotto di secolare tradizione che oggi può essere di nuovo consumato.