Luiss, una rete senza confini per l’intelligenza collettiva

Venti grandi università danno vita al primo Social Sciences Universities Network

Un progetto di cooperazione internazionale tra ricercatori, professori e studenti
Il rettore Andrea Prencipe: impatti positivi da un ruolo forte delle Scienze sociali

di Cosimo Firenzani
MILANO

Una rete accademica internazionale dedicata a ricercatori, professori e studenti per favorire la cooperazione internazionale nella formazione dei talenti, nella ricerca e nell’innovazione delle scienze sociali. Senza confini netti: né geografici, né disciplinari. È il progetto lanciato dall’Università Luiss assieme 20 atenei di tutto il mondo. Per l’occasione la Luiss ha organizzato, assieme alla Renmin University di Pechino, il primo Social Sciences Universities Network con la firma del Manifesto del network delle università delle scienze sociali.
«Oggi nel mondo ci sono circa 200 milioni di studenti universitari, un numero destinato a raggiungere i 260 milioni nei prossimi anni – spiega la professoressa Paola Severino, vice presidente della Luiss che ha aperto il forum lanciando un dato in crescita, quello della mobilità internazionale degli studenti –. Negli ultimi 20 anni il numero di studenti all’estero è passato da 1,7 milioni a 4,1 milioni, con un incremento del 250%, e, tra questi nel 2013, 1.6 milioni erano rappresentati da studenti iscritti a percorsi di studio nelle Scienze Sociali. Si può prevedere con facilità che le future università potranno essere considerate istituzioni globali, con una popolazione di studenti internazionali e un numero rilevante di collaborazioni multi-stakeholders ».
Connettere Paesi diversi negli investimenti in ricerca più che una volontà appare una vera e propria esigenza. «Le grandi sfide del futuro e del presente sono sfide di carattere internazionale e sfide di carattere interdisciplinare – spiega il ministro dell’Istruzione, università e ricerca Lorenzo Fioramonti –. È fondamentale che le scienze sociali siano al centro di questa riflessione perché le scienze sociali hanno una caratteristica che non ha nessun’altra disciplina, e cioè collegare fenomeni tra di loro e capire la complessità dei fenomeni della nostra società a cui stiamo assistendo, dalle grandi sfide dei cambiamenti climatici, alle migrazioni, al cambiamento tecnologico che dominerà sempre di più le nostre vite».
«In questo contesto il Social Sciences Universities Network ha l’ambizione di favorire quella che gli inglesi chiamano collective intelligence, l’intelligenza collettiva diffusa, per comprendere e definire meglio il ruolo delle Scienze Sociali nell’era della rivoluzione digitale – aggiunge il rettore della Luiss, Andrea Prencipe –. Sappiamo benissimo che Stati e Istituzioni sovranazionali spesso concentrano l’attenzione sulle cosiddette discipline Stem: scienza, tecnologia, ingegneria e matematica. D’altra parte, però, un ruolo forte delle Scienze Sociali avrebbe un impatto positivo sulla società, in termini di scelte politiche, sostenibilità, inclusività, gestine dell’innovazione tecnologica e molto altro ancora». Durante il forum si è discusso poi degli strumenti con i quali accrescere l’impatto delle Scienze Sociali, in primis aumentando gli investimenti in ricerca. Su questo Angela Liberatore, capo dell’unità social sciences and humanities della European research council executive agency, ha ricordato l’impegno dell’Europa che prevede, per il prossimo programma quadro 2021/2027, di aumentare i fondi di finanziamento per la ricerca, dai 78 miliardi del 2013/2020 ai 98 miliardi di euro per i prossimi sette anni.
Un auspicio che è stato ribadito anche con la firma del Manifesto per il Social Sciences Universities Network in cui i membri hanno sottolineato l’impegno comune a sviluppare azioni congiunte nella formazione, nella ricerca e diffusione dei saperi, nei confronti degli studenti e dei leaders della società, superando i limiti, non solo nelle discipline scientifiche ma anche nella tradizione nazionale, per fornire un elemento cardine per il progresso e l’innovazione. «La finalità del network delle scienze sociali è quello di giocare un ruolo importante nella definizione delle politiche pubbliche, nella riflessione sulle scienze sociali e nel costruire uno spazio di dialogo a livello globale – afferma il delegato del rettore per la internazionalizzazione, Raffaele Marchetti –. Non è un caso che le università partner di questo network, provengano da tutti i continenti: dall’Europa, dall’Asia, dall’America e dall’Africa. Il Manifesto riassume i temi trattati in questi giorni ed esprime l’impegno dei partecipanti a sviluppare cooperazione sulla ricerca, sulla didattica, e sull’engagement pubblico con le istituzioni politiche, con il settore privato e con i media».

Manager e imprenditori dall’Umbria al resto del mondo

Presentato il programma di alta formazione

PERUGIA

Presentato a Perugia il nuovo programma di formazione manageriale per gestire aziende globali organizzato dalla Umbria business school, la scuola di alta formazione manageriale di Confindustria. «Programme for global leadership development» è rivolto a imprenditori, manager, responsabili di area e privati interessati a un percorso di altissima specializzazione. L’iniziativa è realizzata con il coordinamento del professor Paolo Taticchi (nella foto), dell’Imperial college business school di Londra.
«La proposta che presentiamo – ha detto Riccardo Stefanelli, delegato alla Cultura e presidente di Sistemi formativi di Confidustria Umbria – rappresenta una finestra sul mondo e sul futuro, destinata a imprenditori e manager del nostro territorio e non solo. Il programma affronterà le sfide principali dei prossimi anni, dalla sostenibilità alla trasformazione digitale e riteniamo sia un’occasione unica per l’Umbria, la cui attrattività dipende anche dalla crescita delle aziende del territorio ». Stefanelli ha evidenziato che Umbria business school pone al centro della propria proposta quelle «specificità e buone pratiche umbre del fare impresa e quell’attenzione e confronto costante con il territorio. Umbria business school negli ultimi due anni ha erogato corsi di formazione a circa un migliaio di aziende, coinvolgendo oltre 12 mila partecipanti per un totale di oltre 30 mila ore». «Il programma di formazione – ha spiegato Taticchi, indicato nel 2018 da Poets&Quants e Forbes nella lista dei migliori professori di business al mondo under 40 – rappresenta la realizzazione della visione di Umbria business school di formare in Umbria manager e imprenditori preparati a gestire moderne aziende globali».