Talenti in movimento per far circolare i cervelli

La scommessa di «Talents in motion», associazione no profit in partnership con Unicredit

La piattaforma mette in contatto i giovani migliori e le top companies
La fondatrice Patrizia Fontana: «Vogliamo rendere attrattivo il nostro Paese»

di Giuliano Molossi
MILANO

Come si fa a trattenere in Italia le migliaia di giovani che ogni anno, delusi dalle prospettive professionali che offre il nostro Paese, vanno a lavorare all’estero? Com’e’ possibile favorire la circolazione dei talenti, valorizzando le opportunità lavorative che le aziende offrono? A queste domande sta cercando di dare una risposta «Talents in motion», il primo website che connette i migliori talenti internazionali con le top companies attive in Italia. Fare dell’Italia un polo di attrazione dei giovani più in gamba è la mission di questa associazione no profit fondata e presieduta dall’headhunter Patrizia Fontana. Al progetto hanno già aderito 40 aziende, associazioni come Confindustria Digitale e Camera di Commercio, università come Bicocca e Politecnico. Su iniziativa di «Talents in motion», ospiti di Unicredit, partner del progetto, a Milano oltre 200 studenti universitari hanno avuto l’opportunità di ascoltare dai manager di grandi aziende quali sono le competenze 4.0, le skill del successo. «Il nostro progetto – dice Patrizia Fontana – vede da un lato la piattaforma digital e dall’altro i Think Tank che servono a fare il possibile per rendere il nostro Paese più attrattivo e passare da un circolo vizioso (i talenti vanno via e non tornano) a un circolo virtuoso (i talenti circolano). Per la prima volta i nostri giovani hanno l’occasione di ascoltare dai manager di grandi aziende quali sono le competenze più richieste per entrare nel mondo del lavoro e per avere successo». Negli ultimi tre anni 81 mila studenti italiani hanno intrapreso percorsi professionali fuori dall’Italia. Voi vorreste farli tornare? «Non esattamente – risponde la manager –. Noi vorremmo cambiare il sistema in modo che ci sia la possibilità di far circolare i talenti». Tanti partono, pochi tornano. Come mai? «Soprattutto per mancanza di conoscenze reali delle opportunità del mondo del lavoro in Italia ». Il fattore economico conta molto? «Meno. Abbiamo norme che defiscalizzano». Le istituzioni vi appoggiano? «Comune di Milano e Regione sì. Non abbiamo ancora il Governo ma lo avremo, ci conto». Secondo Marco Gay, ad di Digital Magics e vicepresidente di Confindustria Digitale, «in Italia abbiamo un mercato del digitale solido che sta crescendo. C’è una grande opportrunità di trovare un buon lavoro, anche ben remunerato. I nostri migliori talenti che sono all’estero hanno l’occasione di rientrare oggi in Italia e trovare un mercato che grazie alla trasformazione digitale potrà avere per le sue caratteristiche B to B un ruolo di spicco in Europa ». Quali sono le skill di successo? «Le soft skill hanno un’importanza centrale nel percorso di formazione ma non dimentichiamo che la preparazione tecnica, la comprensione delle nuove tecnologie deve essere fondamentale. I ragazzi di oggi hanno una grandissima opportunità di legare le proprie competenze tecniche alle competenze per così dire umanistiche e il connubio delle due porta senz’altro al successo.» Per Fausto Palumbo, direttore HR Nestlé, «Le aziende stanno cambiando, è un mondo flessibile, si lavora da casa, si è connessi in tutto il mondo. La flessibilità è già un argomento di attrazione notevolissimo. Il nostro principale competitor non è più la multinazionale ma la start up, l’azienda locale che fa cibo a chilometri zero, che è agile e veloce. Le skill di successo? La tecnologia ormai entra ovunque, questa competenza è assolutamente cruciale. Poi sono molto importanti anche le soft skill, le social skill, l’empatia, la capacità di lavorare in maniera connessa, di coinvolgere le persone, con molta autodisciplina visto che non c’è più il capo che ti guarda. Io, ad esempio, ho un team di 35 persone in diciotto Paesi diversi». Pietro Campagna di Unicredit ha detto che ai nostri migliori talenti «si può raccontare di un sistema bancario in profonda trasformazione che offre grandi opportunità da cogliere. Penso ad esempio a degli ingegneri che fino a poco tempo fa erano visti in banca come degli alieni e che oggi hanno un ruolo determinante. O a quelli bravi a gestire e analizzare dati perché questa è diventata l’attività centrale della banca.»

Ospitalità e ristorazione
I nuovi corsi di McKinsey in quattro città

Partiranno a Milano, Roma, Napoli e Venezia

ROMA

Giochi di ruolo, laboratori ed esperienza diretta. Sfrutteranno la cosiddetta formula ’bootcamp’ le prossime classi di ’Generation’ per la formazione di sviluppatori Java/Sql, addetti alle vendite in ambito retail e operatori per il settore dell’ospitalità e della ristorazione. L’iniziativa no profit – ideata da McKinsey & company per contribuire a ridurre il fenomeno della disoccupazione giovanile – è in partenza a Milano, Roma, Napoli e Venezia. La partecipazione ai programmi Generation è gratuita e i corsi sono rivolti ai giovani di età compresa tra i 18 e i 29 anni, «per aiutarli ad acquisire le competenze necessarie a intraprendere carriere sostenibili». La selezione dei partecipanti avviene sulla base delle attitudini, del potenziale e della motivazione dei candidati ed è aperta sia a giovani laureati che ai diplomati, a prescindere dalle specializzazioni. I percorsi di formazione sono di breve durata: dalle 3 settimane del corso di addetto alle vendite, alle 4 settimane della classe per gli operatori del settore dell’ospitalità e della ristorazione, fino alle 12 settimane del programma rivolto agli sviluppatori Java. Al termine del corso, è previsto un colloquio con le aziende partner del progetto, interessate ad assumere candidati formati da Generation.