Formaggi italiani a tutto export
La crescita è tornata a due cifre

Aumento di oltre il 12% nei primi sei mesi dell’anno

I campioni: Parmigiano Reggiano e Grana Padano
L’ombra dei dazi Usa, produttori in allarme

di Lorenzo Frassoldati
MILANO

Riparte l’export dei nostri formaggi. Dopo il rallentamento osservato nel 2018, i primi sei mesi del 2019 hanno fatto registrare una crescita a due cifre per le esportazioni. Secondo elaborazioni Ismea su dati Istat, la prima metà dell’anno ha visto crescere le nostre spedizioni all’estero di oltre il 12%, in decisa accelerazione rispetto all’andamento contenuto del 2018 (+3%), il più basso degli ultimi 10 anni.
A trainare il comparto i formaggi stagionati (+14,5%, per 772 milioni di euro pari al 45% del totale comparto) e i formaggi freschi (+6,3% per un valore di 424 milioni). Da rilevare per gli stagionati una forte ripresa delle richieste oltreoceano, con l’export verso gli Usa balzato a 147 milioni di Euro (+25% sui primi sei mesi del 2018) grazie all’ottima performance del Grana Padano, del Parmigiano Reggiano (+26%) e dei Pecorini (+28% ). Su questi ottimi risultati grava l’ombra dei dazi Usa in vigore da metà ottobre scorso. «Ci auguriamo che il nostro Governo, partendo dal premier Conte – dice il direttore del Consorzio Grana Padano, Stefano Berni – non abbassi la guardia, vigili sulla vicenda e attivi gli impegni promessi per fare in modo che il danno non diventi irreversibile. Il danno provocato dai dazi, se non attutito da contromisure europee, non si limiterà al Grana Padano, ma di fatto colpirà duramente anche l’intera filiera del latte italiano, molto condizionata dal prodotto Dop più consumato al mondo». Da Strasburgo l’europarlamentare Paolo de Castro insiste: «E’ più che mai urgente lanciare un vero e proprio piano di promozione straordinario per il nostro agroalimentare, con interventi nuovi, diretti anche alle catene distributive, per contrastare le nuove barriere tariffarie Usa, sulle nostre eccellenze alimentari».
Il nostro Paese produce oltre 400 tipologie di formaggi, di cui 53 Dop che fanno dell’Italia il leader mondiale della produzione casearia di qualità. Si tratta di un paniere che contribuisce a rendere il lattiero-caseario il settore agricolo europeo più importante in termini di produzione, dopo quello dell’ortofrutta. A livello nazionale i formaggi valgono circa 16 miliardi di euro, di cui 2,7 di export, e incidono per circa il 12% sul fatturato dell’industria agroalimentare. L’offerta nazionale è fortemente concentrata in aziende di grandi dimensioni, che realizzano ben il 78% della produzione, e in regioni come Emilia Romagna e Lombardia che valgono rispettivamente il 17% e il 38% del totale nazionale. I campioni dell’Italia sono il Parmigiano Reggiano (primo marchio Dop in termini di valore alla produzione), e il Grana Padano, il formaggio Dop più consumato al mondo.
Dei circa 12 milioni di tonnellate di latte italiano consegnato, il 9% è destinato al consumo fresco e a lunga conservazione, il 50% alla produzione di formaggi Dop e il restante 40% ad altri usi industriali. Il 44% dei 6 milioni di tonnellate di latte destinato alle Dop è utilizzato per produrre Grana Padano, il 32% Parmigiano Reggiano e il restante 24% altre produzioni certificate (ricerca Aaster). L’area di export più importante è il mercato europeo, con 318mila tonnellate di formaggi italiani, seguito dal continente americano, con 40 mila tonnellate, e dall’Asia. Per quanto riguarda i tassi di crescita, si delineano nuovi mercati: Africa (+23%), America Latina (+21%), Oceania (11,5%) e Asia (+5,4%).

Coltiviamo il futuro

Qualità certificata
La locomotiva della filiera

di Davide Gaeta

Un patrimonio inestimabile e non solo economico quello della filiera italiana dei prodotti a denominazione di origine che continuano a rappresentarci nel mondo come Paese leader. Con oltre 860 indicazioni geografiche su di un totale europeo di circa 1440 marchi tra dop ed igp l’Italia può giustamente ritenersi la regina delle produzioni che vantano al contempo un’origine ed una qualità certificata. La categoria più numerosa è rappresentata dai prodotti ortofrutticoli e cereali con oltre 110 denominazioni seguita dai formaggi con più di 50 marchi di tutela. I dati economici, del resto, confermano quanto importante, vitale ed in crescita sia questo comparto. Per i prodotti agroalimentari di qualità la stima del valore al consumo ha raggiunto ormai i 15 miliardi di euro annui, di cui quasi 4 miliardi realizzato attraverso i esteri.
È la filiera dei formaggi quella che totalizza il maggior valore alla produzione, al consumo ed all’esportazione, seguita dai salumi ed, a maggiore distanza, dagli aceti balsamici. La leadership è trainata, ovviamente, dalla propensione all’export di alcuni noti marchi come il Grana Padano ed il Parmigiano Reggiano ma non solo. Quali sono, dunque, i fattori che hanno permesso una crescente espansione del comparto? Probabilmente la risposta è insita nella natura stessa dell’Istituto del marchio di origine. In esso il consumatore percepisce un sistema certificato che garantisce certamente la provenienza italiana sui mercati esteri; ma ancor di più agisce come fattore di garanzia la percezione di qualità fornita dalla produzione certificata. Del resto le visite ispettive che gli Enti certificatori eseguono sui caseifici e lungo la filiera di produzione sono decine di migliaia ogni anno. Anche lo stesso sistema delle analisi ha raggiunto alti livelli di efficacia ed è in grado oggi di garantire il totale monitoraggio delle produzioni, indispensabile per assicurare trasparenza e tracciabilità nel sistema

davide.gaeta@univr.it