FOCUS VIVAISTICA

La crisi edilizia restringe i giardini
«Piante e alberi oggi sono più piccoli
Ma Valle dei Fiori cresce con la qualità»

Tommaso Papa
MANTOVA

C’ERA solo torba nelle terre tra Mantova e Cerese dove è nata la Valle dei Fiori, uno dei garden center più grandi d’Italia e uno degli esempi di come l’eccellenza nel settore di fiori, giardini, arredi floreali, consente di superare le oscillazioni dell’economia reale e di guardare con ottimismo al futuro. Nata una trentina d’anni fa, l’azienda conta oggi un centinaio di dipendenti (130 con gli stagionali) e un fatturato che oscilla tra i 7 e gli 8 milioni. Il suo marchio regna su 156mila metri quadri di vivai e 12mila di serre. L’articolazione è cambiata nel tempo e ora copre non solo la commercializzazione di piante e fiori, ma anche il settore giardini e la logistica. E poi, al di là delle dimensioni, conta molto la dinamica con la quale la Valle dei fiori ha affrontato i cambiamenti profondi che stanno attraversando attività come la sua.

UGO Orlandelli è il capostipite, the founder direbbero gli americani, di questa eccellenza del verde in costante crescita. «Siamo partiti 30 anni fa – racconta – nel dopoguerra questa veniva chiamata la valle dei toppi per la presenza di torba. L’abbiamo trasformata con le nostre serra ». La culla dell’azienda nel tempo si è allargata per ospitare il cuore della produzione e un grande centro vendita sorvegliato da grandi sequoie, ogni genere di pianta rara, comuni gerani e gelsomini e – quando è il momento – alberi di Natale. Il successo è stato costante e ha proiettato l’azienda in ribalte inattese, come il Pavarotti and Friends col quale Orlandelli e i suoi hanno collaborato per 7 edizioni. A un certo punto papà Ugo decide di diversificare le attività, affidandole ai figli Andrea e Marco (l’altra figlia Paola si occupa della contabilità dell’intero conglomerato). NEL 2007 nasce Giardini Valle dei Fiori, specializzata nella manutenzione professionale di spazi verdi pubblici e privati: tra i suoi clienti annovera istituzioni prestigiose e tycoon dell’economia e della politica. Sui nomi del presente, ovviamente, il patron preferisce sorvolare.

L’ALTRA creatura dell’azienda originale è Organizzazione Orlandelli che si occupa di logistica e allestimento di garden center. «Nel settore garden complessivamente abbiamo 15mila clienti in Italia e 200 all’estero – racconta Ugo Orlandelli – e riusciamo a crescere puntando soprattutto sulla qualità». Tra i brand di successo che si servono della Valle dei Fiori ci sono le catene di Rossopomodoro e Eataly, o il parco agri-gastronomico Fico di Bologna. Il settore di giardini e arredi floreali non passa un buon momento sia in Italia che all’estero: colpa dei fattori meteo (quest’anno) e della concorrenza della grande distribuzione. «Su piante da 1 a 4 euro non c’è gioco, fanno grandi quantità – dice ancora l’imprenditore – noi rispondiamo con piante long life: con un po’ di euro in più forniamo vaso, terra e concime che consentono a chi le acquista di dare loro solo l’acqua e nulla più per vederle crescere ». Una garanzia anche per chi non ha il pollice verde. E come hanno agito i bonusgiardinilanciati da un anno? «Lo strumento è buono, anche perché serve a ridurre il ‘nero’ – dice Orlandelli – però è ancora poco diffuso. Servirebbe farlo conoscere meglio, capillarmente ». Se ne servono, raccontano alla Valle dei Fiori, i clienti che creano o intervengono su aree medio-grandi. Lo ignorano i clienti reatail, che pure potrebbero approfittarne.

E LA CRISI edilizia degli ultimi anni incide su chi lavora col verde? Eccome, risponde il patron dell’azienda mantovana, il taglio di iridino sembra raggiunga anche il 30%. «Oggi case e giardino sono più piccole e i produttori di piante, per non essere travolti, devono cambiare offerta: piante e alberi a maggior valore aggiunto ma meno grandi». Da aceri rose, e orchidee più belle del mondo, nella ‘Valle’ arriveranno altri gioiellI.

Le donne e il pollice verde

ROMA

NIENTE è più vicino alla concretizzazione dell’astratto concetto di armonia di un giardino. Sia esso un umile quadrato di terra o un meraviglioso orto botanico, la ricerca della perfezione delle proporzioni, dell’alternanza delle fioriture, del disegno tracciato dai volumi caratterizza chi si sente o fa il giardiniere. Coltivare fiori e piante e disporle nella maniera più vicina al nostro animo è anche un esercizio terapeutico e rilassante. Non solo. A volte questa pratica ha salvato luoghi preziosi che altrimenti sarebbero andati perduti. In particolare, molte donne si sono dedicate all’arte del giardinaggio e ora un libro (‘Grandi Giardiniere d’Italia’) di Nicoletta Campanella (nella foto), scrittrice, giornalista e appassionata di letteratura, arte e moda del Novecento, ripercorre il cammino di alcune di loro. L’autrice è anche editrice di se stessa, avendo fondato la Nicla Edizioni, nata intorno alla community dell’Horticultural System italiano, l’affascinante mondo dei giardini storici, del gardening e della girandola dei coloratissimi flowers show che ogni anno a partire dalla Primavera si snodano negli spazi verdi più belli d’Italia.

Di |2019-06-24T09:28:23+00:0024/06/2019|Focus Agroalimentare|