FOCUS VIVAISTICA

Vannucci Piante spinge sull’export
«E in Italia il Bonus Verde
ha riacceso i riflettori sul settore»

Linda Meoni
PISTOIA

IL CUORE verde dell’Italia batte a singhiozzo. E perché la rotta possa cambiare, imboccando la strada della crescita, è necessario che il dialogo con la comunità e le istituzioni non cessi mai, ma anzi, si proietti in una dimensione più ampia possibile. La fotografia la scatta Vannino Vannucci, al timone di Vannucci Piante, azienda leader del settore vivaistico, tra le realtà più longeve della provincia di Pistoia. Quasi 300 tra dipendenti e collaboratori, 430 ettari di superficie aziendale di coltivazione disseminata sul territorio, 51 Paesi destinatari dell’export e una maxi area stoccaggio di 45mila metri quadri: la carta d’identità di Vannucci Piante ha nei suoi segni particolari numeri evocativi e imponenti capaci da soli di raccontare i progressi di quasi un secolo di storia.

Vannucci, quali sono attualmente le condizioni di salute del settore?

«Siamo alla fine della stagione delle vendite, momento utile per tracciare un rapido bilancio: un’annata positiva quella che va dall’autunno scorso alla primavera 2019, che ha però risentito di una lieve flessione nel periodo dopo le feste di Pasqua, a causa delle cattive condizioni meteo. Ma l’export ha dato segnali generali di ripresa ».

A proposito di export, quali sono i mercati che più battete?

«L’Europa continua a fare la parte del leone. Ma si assiste a una ripresa dell’Est Europa, dei Paesi Balcanici e del nord Africa».

Sul fronte della produzione a che punto siete?

«In crescita devo dire. Grazie ai diversi investimenti in nuovi vivai e aziende, in impianti ecologici e mirati al risparmio idrico. A un’attenzione ai materiali, preferendo il legno al ferro. E non ultimo a un sempre meno invasivo uso di diserbanti».

Verde pubblico: che attenzione c’è in Italia?

«La sensibilità al nord del Paese è maggiore, orientata soprattutto a produzioni ad hoc attente a contenere l’inquinamento atmosferico. Diverso il discorso in altre parti d’Italia, dove c’è ancora molto da fare».

Quanto il Bonus Verde ha incentivato a risvegliare l’attenzione del cittadino verso piante e giardini?

«I risultati ottenuti non sono straordinari, ma la misura è servita ad accendere i riflettori sul verde e sul settore. È chiaro che non può ritenersi un provvedimento esaustivo, ma è certo un primo passo».

Sul fronte della competizione nel settore, quali Paesi contendono il primato?

«Certamente l’Olanda e la Spagna, come da sempre succede. Ma ad affacciarsi prepotentemente c’è adesso la Turchia che sta cominciando a essere temibile coi suoi costi contenuti e assai competitivi ».

Quali sono le prospettive e gli auspici, sia per il settore sia per Vannucci?

«Le possibilità di crescita ci sono e sono grandi. Abbiamo bisogno di poter convivere con il territorio cercando di spiegare quanto il settore è in grado ancora di portare benefici alla collettività: Pistoia è il polmone verde di tutta l’area metropolitana che si estende verso Firenze e questa è un’opportunità, non certo un ostacolo. L’auspicio è che si possa avere un dialogo sempre più positivo con il settore e con la comunità, stimolando l’attenzione delle istituzioni verso il settore».

Formazione Il Politecnico di Milano sfornerà gli ingegneri del cibo

MILANO

NASCE il Food Engineer. Una nuova figura professionale che sarà formata al Politecnico di Milano (nella foto il rettore Ferruccio Resta). Insieme a 7 imprese ed enti chiave del settore, infatti, il PoliMi ha deciso di arricchire la propria offerta formativa con il corso di laurea magistrale in Food Engineering. Obiettivo, costruire una nuova cultura dell’industria alimentare. Il corso, attivo dal prossimo anno accademico 2019/2020, sarà erogato in lingua inglese e rappresenta un percorso formativo unico nel suo genere a livello nazionale: un contenitore di competenze politecniche interdisciplinari e trasversali che formerà ingegneri alimentari in grado di risolvere i problemi e innovare la catena di valore dell’intera filiera.

IN DETTAGLIO, il laureato in Food Engineering del Politecnico di Milano sarà uno specialista a 360 gradi. Saprà operare lungo l’intera filiera della produzione, distribuzione e gestione dell’industria alimentare e delle bevande. Utilizzando le proprie conoscenze tecniche e ingegneristiche avrà una solida preparazione anche metodologica, una formazione fortemente interdisciplinare e una visione di sistema strategica, particolarmente improntata ai temi della produzione di un alimento o di una bevanda confezionati, al supporto alla progettazione di macchine per la produzione alimentare, allo sviluppo di tecnologie per la trasformazione alimentare, alla qualità, alla certificazione, alla sicurezza alimentare e alla progettazione di processi sostenibili per l’industria alimentare, includendo lo studio della vita di prodotto e la riduzione dell’energia associata alla produzione e alla logistica

Di |2019-06-24T09:33:03+00:0024/06/2019|Focus Agroalimentare|