FOCUS PATATE

La prima patata italiana Dop
Tradizione e innovazione
in un mix ‘made in Bologna’

Paola Benedetta Manca
BOLOGNA

È LA PRIMA patata italiana insignita della Denominazione d’origine protetta, e ha ottenuto il riconoscimento definitivo europeo nel 2012, a tutela di quello che è considerato un prodotto d’eccellenza e di altissima qualità. E’ la Patata di Bologna D.o.p. La Denominazione d’origine protetta (D.o.p.) è uno dei più prestigiosi riconoscimenti della Comunità Europea. Contrassegna un prodotto coltivato e confezionato nella provincia di Bologna, le cui peculiarità derivano esclusivamente dall’ambiente geografico dove germoglia e cresce: un territorio dalla nota tradizione agricola e innovazione costante. Proprio per tutelare la sua unicità, nel 2002, nasce il Consorzio Patata di Bologna D.o.p.

OGGI il Consorzio di tutela Patata di Bologna D.o.p, che può associare solo produttori e confezionatori iscritti al piano dei controlli, comprende i produttori agricoli rappresentati dall’organizzazione di produttori Assopa, tre cooperative e sei commercianti privati. I produttori e i confezionatori iscritti al piano dei controlli si sono uniti per tutelare e garantire al consumatore la qualità, la storicità e l’appartenenza al territorio di una varietà come la ‘Primura’, tanto eclettica in cucina, quanto importante per l’economia del comprensorio bolognese. I soci del Consorzio di tutela hanno una particolare attenzione alle previsioni del tempo e agli elementi della natura. Veri esperti nel campo, conoscono ogni pianta, fiore, foglia e cambiamento di colore sui terreni. Il loro patrimonio di sapienze specifiche si estende alla corretta manipolazione, gestione post-raccolta, confezionamento e trasporto della Patata di Bologna D.o.p. Salvaguardando la naturalità dei processi e qualità del prodotto.

ORIGINARIA di un territorio dalla grande tradizione pataticola, la Patata di Bologna D.o.p. È considerata un prodotto d’eccellenza e di altissima qualità. Dal 1955 ha iniziato ad affermarsi nel territorio bolognese la varietà ‘Primura’, tipica e unica per diversi fattori quali il suolo, il microclima, la capacità produttiva legata all’innovazione e alla tradizione. Le ottime performance della Patata italiana D.o.p. nel corso di questi ultimi anni, sottolineano la sua forza sul mercato, segnale di una grande qualità percepita da parte del consumatore. Ciò che emerge analizzando i dati più recenti, è, infatti, un consolidamento dei volumi di vendita, con una produzione complessivamente commercializzata, nel 2018-19, pari a 9.371 tonnellate (9.439 le tonnellate del 2017-2018). Un consolidamento che arriva dopo un triennio che ha visto un incremento costante di 2.000 tonnellate all’anno. Il 9 luglio scorso ha preso il via la nuova campagna 2019-20, che vede 353 ettari di terreni seminati. La raccolta è in corso e la produzione si presenta di ottima qualità, anche per via dell’andamento climatico favorevole.

LA PATATA di Bologna D.o.p si contraddistingue per le seguenti caratteristiche: la forma è allungata con occhi pronunciati; il colore della buccia è chiaro e tendente al dorato e la polpa è di media consistenza e di colore giallo paglierino. Il profilo gustativo è caratterizzato da un sapore appena accennato di dolce, che si sposa particolarmente bene con sapori sapidi e salati. Il prodotto si presta perfettamente a numerose preparazioni ed è ideale per tutti gli usi in cucina: bollita in insalata, schiacciata per farne un ottimo purè o gnocchi gustosi, oppure al forno.

Coltiviamo il futuro di DAVIDE GAETA
I LIMITI DEL MARKETING TERRITORIALE

L’ITALIA possiede un incredibile patrimonio culturale, economico, storico, artistico, paesaggistico, enogastronomico. Fa riflettere come sia pressoché inesistente o primitiva la sua valorizzazione turistica e di marketing territoriale. Ancor peggio, quella diffusa assenza di sensibilità e incapacità delle amministrazioni pubbliche nel favorire il proprio patrimonio culturale in dialogo con le imprese locali. Chiunque di noi potrebbe citare decine di casi di incuria con cui veri e propri capolavori territoriali, nel senso più ampio del termine, vengono trascurati o resi sconosciuti se non per quei pochi coraggiosi turisti esploratori che si sono cocciutamente informati più di noi. Citare esempi è riduttivo ma aiuta a capire come in realtà perdiamo grandissime occasioni per far cresce le imprese e far funzionare le nostre amministrazioni.

LA VALPOLICELLA è un territorio bellissimo, per esempio, come tante denominazioni di origine italiane, reso famoso dal suo vino amarone; ma le sue cave in pietra sono un capolavoro per lo più sconosciuto e non sfruttato anche se per i turisti che frequentano le cantine richiestissimo. Le pievi romaniche e le oltre cento ville patrizie storiche sono altri esempi culturali con altissime sinergie potenziali con il turismo enogastronomico, perché per il turista che cerca il prodotto locale, vino olio, formaggio che sia, la bellezza e la cura del territorio sono il vero valore aggiunto sull’etichetta. Ma quanti esempi conosciamo o non conosciamo cosi? Lasciatemi citare gli sforzi coraggiosi di chi si è invece cimentato nel valorizzare la propria terra, sindaci, amministratori pubblici, imprenditori che hanno colto il valore potenziale e lo hanno trasformato in progetto culturale e di marketing territoriale con ottimi ritorni economici. a conferma che la mancanza di risorse è solo un pretesto degli ignavi.

CITO la Notte della Taranta, per un esempio, un evento straordinario che attira centinaia di migliaia di turisti nello splendido Salento; il progetto Mitilla che promuove le cozze di Pellestrina a Chioggia; Cantine Aperte che riunisce migliaia di visitatori nelle denominazioni del nostro territorio. I dati del turismo italiano sono in crescita e così gli importi delle tasse di soggiorno. Le premesse ci sono tutte: singole iniziative ed eventi brillanti e geniali, prodotti enogastronomici che ci invidia il pianeta, patrimoni artistico e culturali unici al mondo; manca l’eterna messa a sistema e la capacità di far conoscere quanto bene lavoriamo.

Davide.gaeta@univr.it

Di |2019-07-29T13:29:03+00:0029/07/2019|Focus Agroalimentare|