FOCUS ORTOFRUTTA

L’ortofrutta guarda a Oriente
«Aprirsi verso nuovi mercati
per contrastare la concorrenza»

Lorenzo Frassoldati
BOLOGNA

LO SPARTIACQUE è il 2014, anno dell’embargo russo verso la nostra ortofrutta, che ha causato un aumento di conflittualità in Europa tra i paesi produttori , privi di un mercato di sbocco importante come era quello russo. Da quel momento in poi tutto è diventato più difficile anche per l’Italia che pure è (con la Spagna) il primo produttore d’Europa e il secondo esportatore (dopo la Spagna) con un fatturato sui mercati esteri che dopo il picco di 5 miliardi di euro del 2017 è calato a 4,6 nel 2018 e quest’anno calerà ancora. I nostri cavalli di battaglia dell’export (mele, kiwi, uva da tavola, pere) subiscono sempre più la concorrenza spietata dei nostri partner europei (in testa la Spagna che fa tre volte il nostro export, ma ci sono anche Grecia, Polonia, Olanda) che meglio organizzati di noi, o comunque più ’affamati’ e sorretti dall’aiuto istituzionale dei loro governi, riescono ad arrivare sui mercati lontani dell’Asia prima e meglio di noi.

SENZA contare che l’ortofrutta è un mercato globale e ci sono paesi come il Cile che producono come noi kiwi, uva e ciliegie e le vendono in contro stagione in giro per il mondo. Poi ci sono i consumi interni (Europa e Italia) che non aiutano per gli strascichi della crisi dal 2008 in poi. In vent’anni le famiglie italiane hanno ridotto gli acquisti di ortofrutta di un milione di tonnellate (da 9,5 a 8,5 milioni), il picco più basso nel 2013 con 7,6 milioni. Anche la produzione è calata, oggi siamo sui 20 milioni di tonnellate. Ma non basta: dobbiamo smaltire sui mercati esteri almeno 10 milioni di tonnellate.

E QUI vengono i dolori. «Siamo penalizzati da costi di manodopera, energia, trasporti, tasse nettamente più alti dei nostri competitor», denuncia Marco Salvi, presidente di Fruitimprese, l’associazione degli esportatori, «oltre che da una rete di infrastrutture fisiche (porti, treni, autostrade) e digitali totalmente inadeguata. Così per mandare un camion di uva da tavola a Londra, farlo partire dalla Spagna costa mille euro in meno che dalla Puglia». La sintesi: continua perdita di competitività del sistema Italia, cui si aggiungono adesso i danni provocati dal meteo impazzito e dagli attacchi di parassiti (come la cimice asiatica e l’alternaria) fino a ieri sconosciuti. «Se le esportazioni italiane di ortofrutta fresca sono in calo è perché è ancora troppo lunga la lista dei paesi extra Ue in cui non abbiamo possibilità di accesso: Giappone, Vietnam, Israele, Colombia, Cina sono solo alcuni degli stati in cui permangono barriere all’ingresso per mele, pere, kiwi e altre nostre referenze di assoluta leadership produttiva e qualitativa», denuncia Davide Vernocchi, coordinatore ortofrutta di Alleanza Cooperative Agroalimentari. Un esempio emblematico è quello delle mele: dalla chiusura del mercato russo nell’estate del 2014, nessun nuovo mercato è stato aperto per le mele italiane. Si sta lavorando (imprese e istituzioni) su nuovi sbocchi in Vietnam, Taiwan e Thailandia, ma è tutto ancora fermo. Idem per il kiwi che attende da anni un sospirato via libera verso Giappone, Israele, Vietnam o Colombia.

«SIAMO a un punto di non ritorno – dice Paolo Bruni presidente di Cso Italy – Alla recente Asia Fruit Logistica di Hong Kong la nostra Simona Rubbi ha incontrato il console italiano. Con la Cina è in discussione il dossier pere, dopo l’apertura del più grande mercato asiatico a kiwi e arance. Ma sono ‘nel mirino’ mercati come Malesia, Singapore, Taiwan, Vietnam e Tailandia, oltre all’Indonesia. Cruciale in questa fase sarebbe l’impegno da parte del nuovo ministro dell’Agricoltura di consolidare e, in alcuni casi, di avviare le trattative con le controparti asiatiche ».

Coltiviamo il futuro di DAVIDE GAETA
VALORIZZARE IL TERRITORIO

IL NUOVO ministro delle Politiche Agricole, Teresa Bellanova, viene da una terra meravigliosa, il Salento, bisognosa di cura ed attenzione come del resto tutto il nostro sistema agro-alimentare. Si trova un’agenda già fitta di scadenze ed impegni, molti dei quali delicatissimi; basti citare uno dei tanti rompicapo dell’Ue, la rivoluzione Brexit, i cui effetti negativi sul sistema agro-alimentare italiano agiranno in molte direzioni, dalla disponibilità di minori risorse comuni per la nuova politica agricola comune, alla ridefinizione di accordi sui nostri prodotti esportati negli scambi con la Gran Bretagna. Ma non mancano certo gravi emergenze nella nostra agricoltura, cominciando proprio dalla terra salentina da cui il Ministro proviene, martoriato dalla questione Xylella; una tragedia che lascia sgomenti chiunque percorra le strade del Salento, dove si osservano alberi di olivo secolari lasciarsi morire in pochi anni. La realtà è che l’invasione della Xylella fastidiosa pauca, il ceppo responsabile del disseccamento rapido dell’olivo, non è stata contrastata efficacemente. Il rischio che i danni evolveranno rapidamente è altissimo e l’intervento è più che urgente. La tragedia delle olio pugliese si lega più in generale alla difesa dell’economia locale e al potenziale attrattivo dei suoi prodotti agro-alimentari che rappresentano sempre più risorse di crescente interesse turistico perché esprimono la memoria e la bellezza del territorio.

EPPURE proprio da qui, dal valore del patrimonio di prodotti locali, il ministro Bellanova potrà trovare le maggiori opportunità da cogliere rispetto ai tanti problemi da affrontare. Forse le mancherà la delega al Turismo, che passa a un dicastero specifico. Ma certamente sarà in grado di cogliere la sinergia tra politiche agricole e politiche di turismo, creando un filo rosso strettamente legato i due ministeri. Proprio dalla sua terra salentina, del resto, viene forse il messaggio più incoraggiante: secondo lo studio del Ciset (Centro internazionale di studi sull’economia turistica) ogni euro investito dalla Fondazione della Notte della Taranta nell’omonimo evento produce quattordici euro di spesa dei visitatori, per quasi un terzo di valore aggiunto. Ecco un prezioso messaggio da cogliere, onorevole ministro: investire nel territorio genera valore ed è tra le risorse più preziosa che la nostra economia possiede.

Davide.gaeta@univr.it

Di |2019-09-09T15:27:02+00:0009/09/2019|Focus Agroalimentare|