Fruttagel punta sulla sostenibilità
«Servono incentivi per investire
sulle produzioni biologiche»

Lorenzo Tazzari
RAVENNA

BIO, fortissimamente bio. Fruttagel è un’azienda specializzata nella trasformazione di ortofrutta fresca, cereali e legumi. Sede principale ad Alfonsine, a pochi chilometri da Ravenna, e un centro di produzione a Larino, in provincia di Campobasso. Ad Alfonsine vengono lavorate verdure in foglia, fagiolini, piselli e fagioli borlotti, miscele di ortaggi per mix e minestroni e pomodoro in cubetti surgelati. A Larino le linee produttive sono quattro: la linea foglie (spinaci, bieta, cicoria e cime di rapa); quella dedicata alla lavorazione di altri ortaggi, quali patate, carote, cavolfiori, che consente di ottenere anche prodotti nei formati rondelle e cubetti; la linea riservata ai grigliati (nella quale si lavorano melanzane, zucchine, peperoni e patate); la linea per la lavorazione e il confezionamento di asparagi integralmente provenienti da filiere italiane.

L’AZIENDA produce un’ampia gamma di prodotti, che comprende: oltre 40 referenze tra aromi in astuccio, verdure al naturale, minestroni, verdure grigliate e pietanze vegetariane commercializzate direttamente con il marchio Sucor. Tredici le referenze a marchio Almaverde Bio (di cui Fruttagel è socio fondatore) e un’offerta completa di referenze distribuite con i marchi dei distributori. Il fatturato 2018 è stato pari a 134,2 milioni di euro (di cui 62 milioni vengono da vegetali surgelati), in crescita del 2,5% rispetto all’esercizio precedente. Ogni anno Fruttagel lavora 50mila tonnellate di vegetali, tutti Made in Italy e tutti ‘quasi’ a Km 0, nel senso che sono prodotti in un raggio di 50 chilometri dagli impianti di trasformazione.

MA COME si presenta il mercato dei vegetali surgelati, come risponde l’azienda alla crescente domanda di sostenibilità del consumatore, in generale quali sono luci e ombre del bio? Ne abbiamo parlato con Giorgio Alberani, direttore commerciale di Fruttagel. Mercato dei vegetali. Quale bilancio possiamo fare fino ad oggi per la cooperativa di Alfonsine? «Partiamo da un dato generale. Il mercato si conferma in buona salute con un valore stimato tra i 4,3 e i 4,6 miliardi di euro circa. Nonostante il lieve calo registrato nel 2018 rispetto al 2017 (-0,3%), i consumi pro-capite sono rimasti pressoché invariati. Per quanto riguarda i vegetali surgelati, nel 2018 rallentano nel retail (-1%), pur rimanendo il principale segmento del mercato frozen food. Nei primi sei mesi del 2019, nel canale retail (GD, DO, discount e freezer center), il fatturato Fruttagel relativo al comparto delle verdure surgelate ha raggiunto quota 15,9 milioni di euro, in crescita rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+3,9%). Sempre Fruttagel segna +1% nel biologico e, più nel dettaglio, +5% le verdure».

Ci sono canali distributivi che vanno meglio di altri nel vostro settore specifico?

«Noi ci posizioniamo tra i prodotti di qualità di fascia alta. Tutti i canali stanno andando bene. Anche i discount stanno crescendo nel biologico, dopo un periodo di rallentamento».

Il consumatore si dimostra sempre più attento alla sostenibilità della produzione, al salutismo personale, a tutto ciò che è green. Fruttagel come risponde a tutto questo?

«Sì, questi sono i trend che condizionano ormai da qualche tempo gli acquisti dei consumatori. Nel nostro caso hanno ottime performance le referenze biologiche e di origine italiana, in particolare i prodotti al naturale (senza aggiunta di sale/condimenti). I vegetali surgelati Fruttagel – prevalentemente di origine italiana e da materia prima conferita da soci produttori – vengono confezionati seguendo un articolato sistema di monitoraggio. Tutti i vegetali Fruttagel sono surgelati singolarmente con tecnologia IQF (Surgelazione Rapida e Individuale) per consentire al consumatore di dosare facilmente il prodotto ed evitare sprechi».

Altra parola d’ordine è ‘plastic free’. L’azienda come codifica nella realtà questa aspetto della sostenibilità?

«Abbiamo lanciato sul mercato l’innovativo pack compostabile, che si smaltisce nella frazione umida della raccolta differenziata. Una busta amica dell’ambiente, disponibile sia per i prodotti a marchio Almaverde Bio sia per i vegetali surgelati a marchio del distributore. Per la stagione 2020-2021 immetteremo sul mercato un nuovo packaging ancor meno inquinante e diventeremo plastic free per ogni nostra referenza ».

Se dovesse individuare una distorsione nel mercato del biologico, quale indicherebbe?

«C’è un problema di politica industriale. La domanda di prodotti bio è più alta della capacità di una trasformazione ‘sana’ dei terreni da colture tradizionali a prodotti biologici. Questo è un forte limite. Teniamo conto che l’investimento nelle produzioni biologiche è più alto di quelli tradizionali e ha tempi di ritorno economico più lunghi. Ogni investimento innovativo va visto in un’ottica pluriennale. Per questo una politica di incentivi favorirebbe una maggior disponibilità di terreni a biologico».