FOCUS OLIO E FRANTOI

I retrogusti unici dell’olio riminese
«Bassa acidità e qualità eccellente
Un prodotto che allunga la vita»

Andrea Oliva
RIMINI

NON sarà un’annata speciale come quella del 2017, quando il meteo premiò l’oliva, ma «avremo un olio buono, che manterrà qualità comunque uniche perché uniche sono le condizioni in cui si matura l’oliva nel territorio riminese». Silvano Pasquinoni dell’omonimo frantoio riminese fa questo lavoro da una vita, ed è fiero di presentare un olio «che non ha eguali». L’enfasi è dovuta alle caratteristiche delle olive che maturano in un fazzoletto di terra stretto tra le colline che salgono verso gli Appennini, e la costa con il suo clima mite, «solcati dalle brezze marine e dal garbino che fanno dell’olio riminese un prodotto di altissima qualità con retrogusti che altri oli non riescono ad avere».

VENIAMO ai numeri per definire le qualità dell’olio nostrano. «Il valore dell’acidità dovrebbe essere inferiore a 0,8, ma nel nostro caso è inferiore a 0,2, il che la dice lunga sulla qualità dell’oliva. Anche quest’anno, infatti, la qualità sarà buona. Non avremo la produzione del 2017, quando le piogge sul finire dell’estate portarono a una maturazione dell’oliva che aumentò considerevolmente la resa, ma avremo un buon prodotto. Rimini in questo senso è davvero un’oasi felice e non lo dico io, ma una lunga serie di studi di esperti sulle condizioni climatiche e sul prodotto finale. Una condizione che consente di ottenere al termine del processo di spremitura dei profumi che non si ritrovano in altri oli del territorio nazionale». Ma la qualità deriva anche dalle procedure con cui viene coltivata e raccolta l’oliva. Tant’è che «non accettiamo l’oliva di tutti coloro che si presentano. Innanzitutto da noi vengono solo quei produttori che fanno parte del consorzio Arpo, Associazione regionale olivicoltori, il che consente di tracciare con certezza la provenienza del prodotto ed è quindi garanzia di qualità. Inoltre facciamo selezione anche sull’oliva che giunge al frantoio, ed infatti quest’anno abbiamo rifiutato il prodotto di tre soggetti perché non lo ritenevamo all’altezza».

IL FRANTOIO accetta anche olive che arrivano da fuori provincia, e quest’anno la produzione nel cesenate e nel forlivese è stata buona, ci spiegano. Ma il prodotto ‘straniero’ «deve essere ancora verde perché è più ricco di polifenoli, cosa che consentirà di avere un olio migliore e soprattutto salutare viste le caratteristiche dei polifenoli ». L’OLIO fa bene per le sue caratteristiche e per far sì che queste non vengano ridimensionate nel processo produttivo, Pasquinoni ha investito in macchinari «che ci consentono di mantenere alta la presenza di polifenoli nel prodotto finale». Il riminese è il principale serbatoio produttivo della regione. «Qui si produce circa il 75% del totale regionale, ed anche quest’anno ci manterremo su queste percentuali nonostante la minor resa rispetto al 2017». Nel corso dell’anno il meteo non è stato benevolo come accaduto nei dodici mesi precedenti e questo ha portato a condizioni diverse nelle due vallate del territorio riminese con una buona produzione nella Valmarecchia e invece problemi nella Valconca dove il raccolto è stato inferiore. La qualità dell’olio si riflette tuttavia anche sul prezzo.

«A LIVELLO nazionale c’è stata un’impennata per l’extravergine che ha visto le quotazioni salire del 22,1% attestandosi su costi a litro tra i 10 e gli 11 euro. L’olio del riminese ha valutazioni superiori, sui 13 euro. Per il prodotto di cui sto parlando non è possibile fare prezzi inferiori. Dobbiamo anche tenere presente che stiamo parlando di un prodotto che ti allunga la vita, e questo non è uno spot».

Di |2018-11-19T10:53:24+00:0019/11/2018|Focus Agroalimentare|