Turismo all’ombra degli ulivi. E la filiera riparte

L’evento di Siena per il rilancio dell’extravergine

Il settore ha grandi potenzialità, ma servono eventi per sostenere il mercato e i territori di produzione

di Lorenzo Frassoldati
SIENA

L’enoturismo è una solida realtà e ha solo problemi di crescita e di organizzazione. L’olioturismo è agli albori ma con grandi potenzialità. «Il turismo dell’olio extravergine è ancora agli inizi – ammette Donatella Cinelli Colombini, grande produttrice di vino e olio a Trequanda (Siena), inventore di Cantine aperte e docente di Turismo del vino –. «Si concentra sulle sagre ma purtroppo gli impianti di produzione o stoccaggio moderni sono ambienti industriali poco adatti al turismo. Al contrario quelli storici, come i frantoi ipogei di Gallipoli oppure l’orciaia di Villa le Corti nel Chianti attraggono migliaia di turisti». Delle prospettive di un rilancio dell’olio extravergine italiano di qualità e dei suoi territori si parlerà a Siena (29 novembre-1 dicembre) in occasione delle celebrazioni del 25° anno di attività dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio. La città del Palio vedrà riuniti gli stati generali dell’extravergine italiano attorno al tema ’Cultura, identità, territorio, qualità e sviluppo sostenibile’ con al centro la richiesta del riconoscimento Unesco per il patrimonio culturale olivicolo del Mediterraneo. Infatti, come dimostra la vicenda Prosecco, «è certo che quando un territorio riceve il riconoscimento Unesco – spiega il presidente delle Città dell’olio, Enrico Lupi – il turismo cresce in maniera importante e crea un reddito secondario a quello agricolo». A Siena sei panel tematici saranno chiamati a mettere giù l’Agenda 2030 delle Città dell’Olio. «Un evento – continua Lupi – che non vuole essere solo celebrativo di quanto fatto fino ad oggi, peraltro di grande importanza. Ma vuole proporsi come un punto di partenza da cui iniziare a lavorare. Ne uscirà un documento utile alle amministrazioni locali quando si troveranno a impostare politiche di marketing territoriale ed a gestire percorsi politici ed amministrativi volti alla valorizzazione di una delle più importanti colture italiane». Da 25 anni, l’Associazione Città dell’Olio promuove la cultura dell’olio e dei territori di origine e, attraverso eventi come Girolio e Camminata tra gli Olivi, sostiene i territori stessi per fare sistema e promuovere la loro identità. «C’è una solida base su cui lavorare – commenta il giornalista Paolo Massobrio – ma i territori devono essere convinti che il paesaggio dell’ulivo è una carta da giocare per favorire un nuovo turismo enogastronomico. Su questo c’è ancora molta strada da fare: l’olio rimane nascosto, ma merita di venire allo scoperto ». Servono strategie di marketing territoriale remunerative per il settore olivicolo. «Ma attenzione – ammonisce Alberto Mattiacci, Docente di Marketing a UniSapienza Roma – affinché un piano di marketing territoriale funzioni, siano rispettate alcune condizioni. Ne cito due, secondo me essenziali: una chiara governance del territorio dotata di effettivi poteri e la possibilità di disporre risorse per lavorare in una prospettiva di 10 anni. Se le due mancano, perdiamo tutti tempo e denaro ». La struttura produttiva dell’olio italiano è fatta di tante piccole e medie imprese artigianali che fanno qualità, spesso alta, senza una adeguata remunerazione; e alcuni grandi gruppi che importano tanto prodotto e lo miscelano. Come se ne esce? «Premetto – è l’analisi di Mattiacci – che a mio avviso l’olio di oliva italiano è una categoria di prodotto che non è riuscito ad entrare nella mente di noi consumatori al posto e rango che gli compete. Nel breve tempo per offrire una maggiore remuneratività ai produttori non si può fare nulla. Il sistema, ammesso che esista, deve assecondare, spronare e incentivare i produttori ad evolvere. Molte di quelle che chiamiamo piccole imprese sono in realtà solo delle partite Iva. Il problema non è la dimensione aziendale ma la cultura d’impresa delle aziende, mediamente scarsa se non assente. E’ un problema del Paese, intendiamoci, ma in agricoltura è ancora più vivo e ci impedisce di sfruttare la vera ricchezza dell’Italia: il suo agroalimentare e le persone che lo fanno».

Guerra agli insetti nocivi
Ecco ’robot’ anti-mosca

Il prototipo SpyFly sarà pronto nel 2020

MILANO

Una trappola robotica pensata per combattere la mosca che danneggia le olive, connessa a una App sul proprio smartphone. Si chiama Agrorobotica la start up nata nel 2017 tra Scarlino e Milano, ed oggi sul mercato con SpyFly, uno strumento che attira, cattura, fotografa e riconosce, tramite algoritmi di intelligenza artificiale, gli insetti nocivi per olivi, vite e altre culture. «Dopo aver investito nella produzione di olio – racconta Sozzi Sabatini – mi sono rapidamente reso conto di quanto fosse difficile monitorare tanti ettari e piante. Ho scoperto che sul mercato non ci fossero trappole particolarmente innovative per combattere gli insetti dannosi. Per questo, nel giro di due anni, è nata SpyFly, una tecnologia che sviluppa feromoni, ovvero richiami sessuali che attirano gli insetti e consente, oltre alla cattura, anche di analizzare risultati utili per tutelare il raccolto. Nel 2020 uscirà il prototipo finale che consentirà di effettuare rilevamenti automatici e in tempo reale. Non solo: le trappole forniscono dati tipici di una centralina meteo, tutti consultabili facilmente dal proprio telefono».