Produzione a basso impatto
e propulsori più ’green’

L’impegno di Grillo per l’ambiente

Riciclo di imballaggi e scarti di lavorazione, manutenzione predittiva
e riduzione dell’inquinamento. Le iniziative dell’azienda cesenate
vanno tutte nella direzione di una filosofia di riduzione degli sprechi

CESENA

Le livree verdi e il logo aziendale. Ha messo la natura al centro anche del proprio design la Grillo Spa di Cesena, che da oltre 65 anni progetta e realizza macchine per l’agricoltura professionale, la manutenzione delle aree verdi, il giardino di casa e l’orto privato. Grillo è presente con i propri prodotti in 55 Paesi del mondo nei 5 continenti, con una rete di vendita ed assistenza composta da oltre 1000 Rivenditori, più di 50 distributori e 3 Filiali commerciali. Le scelte industriali e logistiche, sia per gli stabilimenti ’storici’ che per quelli nuovi costruiti nei quasi 60 anni di lavoro, compresi quelli già pensati per il futuro, seguono la logica del rispetto dell’ambiente e dell’uomo.
Per esempio, la sede storica di Cesena essendo in centro città, ovvero in zona residenziale, negli anni si è sviluppata con estrema attenzione nell’ambiente circostante senza aver deturpato l’ambiente. L’intera filiera produttiva è pensata per minimizzare sprechi e ricadute ambientali. Per esempio, ogni attrezzatura, macchina o impianto, viene controllata e manutenzionata con attenzione e precisione, proprio per garantire sempre un funzionamento di massima efficienza. Lo smaltimento dei residui di produzione è controllato e fatto nella logica della differenziazione e del riciclo. Ugualmente Parte degli imballaggi derivanti dalle forniture vengono riciclati e con una minima personalizzazione riutilizzati, per evitare così dispersione e costi aggiuntivi.
Dal ciclo produttivo si arriva alle macchine stesse: motocoltivatori, motozappe, motofalciatrici, dumper cingolati, trimmer, e tutti i trattori per lo sfalcio dell’erba sono al centro di un’accurata scelta delle motorizzazioni, fatta tenendo presente i parametri tecnici riguardanti inquinamento ed emissioni. I macchinari Grillo vengono pensate, progettate e costruite per avere poche manutenzioni o sostituzioni, quindi limitati sprechi di risorse e smaltimento.
C’è poi il grande capitolo della sicurezza in azienda, oltre alle norme, agli apparati ed agli ausili per la sicurezza attiva e passiva previsti dalla normativa per le persone che operano negli stabilimenti Grillo, «si è cercato da sempre di creare una ’cultura della sicurezza’ – spiega l’azienda – con un coinvolgimento diretto del personale al fine di renderlo protagonista attivo nel conseguimento dei massimi risultati, il tutto a beneficio dello stesso e di tutto il sistema».
In piena collaborazione con i responsabili interni ed esterni della sicurezza, vengono organizzati sistematicamente corsi specifici (oltre a quelli previsti dalla legge) con anche work building di reparto, per ottimizzare l’applicazione delle regole e degli obblighi previsti nella quotidianità e nello specifico, ma soprattutto cercare di far capire agli interessati il valore di ciò che si dice e si propone. Il tutto va poi moltiplicato per i grandi numeri dell’azienda, che produce oltre 15000 macchine l’anno in una gamma che comprende più di 50 diversi modelli, impiegando oltre 240 addetti interni e circa 30 collaboratori esterni; è presente con i propri prodotti in 55 Paesi del mondo nei 5 continenti, con una rete di vendita ed assistenza composta da oltre 1200 Rivenditori, più di 50 distributori e 3 Filiali commerciali.
«La ricerca continua basata sull’innovazione e su idee che non seguono le logiche dei mercati dei grandi numeri, ma che sono supportate dall’ambizione di migliorare le prestazioni, di ridurre la fatica e lo stress, di eliminare gli sprechi e di salvaguardare l’ambiente», così l’azienda declina la propria missione, quella di « pensare ad un futuro migliore per tutti».

Dal passato al presente, 60 anni di raccordi

Il compleanno di Dallai

ROLO (Reggio Emilia)

Ha spento 60 candeline Dallai. Sessant’anni di vita nella costruzione dei raccordi sferici per l’irrigazione, il dewatering e il drenaggio industriale. Fondata nel 1959 dai due fratelli Giuliano e Giancarlo, è diventata una delle realtà più importanti dell’Emilia-Romagna. C’è anche il contributo delle nuove generazioni nella storia dell’azienda: da diversi anni gli imprenditori Mirco e Fazio Dallai, le hanno ridato smalto, ribadendo la volontà di evolversi e mantenere alta la qualità del prodotto. «Una storia piena di successiconferma l’azienda – che ci ha permesso di arrivare fino al 2019 in grande spolvero, pieni di progetti ed ambizioni, con una zona logistica dedicata e con la sede estera come Dallai America in Florida. Noi guardiamo al futuro con fermezza e fierezza, pur avendo avuto un grande passato, innoviamo e investiamo risorse per assicurare al cliente la miglior esperienza nel utilizzare il raccordo sferico più famoso al mondo». Europa e Nord America, ormai sono considerati il «mercato di casa», e a Attualmente, le vendite all’estero dirette ed indirette raggiungono circa l’80%. Dallai guarda con fiducia il futuro, tenendo fermi i criteri di base: qualità, innovazione, dinamismo, internazionalizzazione, servizio ai clienti. Criteri che – insieme al fatto di essere tuttora gli unici ad offrire l’intera gamma di raccordi – consentono di affrontare con successo l’agguerrita concorrenza internazionale. Compresa quella cinese, «che pratica sì prezzi più bassi, ma non raggiunge lo stesso livello di affidabilità. I clienti se ne stanno accorgendo, alla lunga questo gioca a nostro favore».
Per festeggiare al meglio Dallai si è regalata un sabato pomeriggio speciale, con una visita aziendale dedicata nella zona sede di produzione di Reggiolo. Gioco di luci e rumori hanno simulato il reale funzionamento dell’azienda, mentre gli ospiti hanno anche potuto apprezzare gli uffici recentemente rivisitati. La serata è poi proseguita a Villa Montanarini di Villarotta di Luzzara con la Cena di Gala. Una serata con più di cento partecipanti, all’insegna di musica, video e spettacoli.


«Ricerca e sviluppo le basi del nostro successo»

L’ad di Agrimaster e Breviglieri

Va all’estero l’85% della produzione
Nel mirino i mercati di Sud America e Africa

di Gabriele Tassi
BOLOGNA

In due più di cent’anni di storia, e sulle spalle l’esperienza dell’agricoltura ad alta tecnologia applicata alle macchine. Agrimaster e Breviglieri sono l’esempio di come l’innovazione all’italiana sia ancora uno dei nostri fiori all’occhiello. La prima, con sede a Molinella (nel bolognese) punto di riferimento nel settore delle trinciatrici e nei trattamenti meccanici dei terreni; l’altra, storica azienda di Novara nota per la produzione di frese, ha recentemente spento 75 candeline. Mestiere antico e aziende d’esperienza: il successo è fatto di grandi passi avanti, scanditi da importanti investimenti in tema di ricerca e sviluppo. E i numeri lo confermano: per quanto riguarda Agrimaster, occupano il 7% del fatturato, mentre, per Breviglieri quasi il 10%.
«Abbiamo fatto dell’attenzione al cliente e alle micro-novità nel campo agricolo la nostra bandiera », spiega Luciano Paiola, amministratore delegato delle due aziende, insieme sotto l’ombrello di Demetra Spa.
Cosa ci dice il termometro del settore in questo momento?
«C’è una lieve contrazione nel mercato delle macchine agricole quest’anno: la Brexit, i dazi e anche l’embargo russo (che tutt’ora sussiste) hanno portato a una lieve aria di incertezza nell’agricoltura che oggi è fortunatamente ancora sussidiata dalla Comunità europea, in ogni caso non ci possiamo lamentare»
Perché voi con l’estero lavorate tanto…
«Per quanto riguarda Agrimaster, l’85% della produzione va a finire oltre confine, il 95% poi (Italia compresa) è destinata all’Europa. Quota di export che è speculare a quella di Breviglieri, il cui marchio però è molto conosciuto anche nel resto del mondo: quasi un terzo della produzione esce dai confini europei».
C’è ancora spazio per una realtà tutta italiana come la vostra all’estero?
«Ci sono mercati sterminati, come per esempio il sud America e l’Africa mediterranea, dove l’agricoltura è ancora molto poco meccanizzata e stiamo cercando di approdare»
Quali sono le vere valvole di sfogo per chi lavora con le macchine agricole?
«Cinque anni fa cogliemmo al volo l’opportunità offerta dal ’bio’. È un’agricoltura basata sull’assenza di additivi chimici e quindi è cresciuta la richiesta delle trinciatrici per la gestione delle erbe infestanti: lavorano a grande velocità e soprattutto non hanno ricadute sull’ambiente».
Ma agli agricoltori conviene?
«I costi (oltre al macchinario) sono solamente quelli del gasolio per il trattore, ma i produttori ci guadagnano, perché un prodotto bio spunta un prezzo più alto del 20% di uno normale»
Lo stesso discorso vale anche per Breviglieri?
«Il bio in questo caso gioca un ruolo differente, l’attenzione resta focalizzata sul seguire le esigenze del cliente. Dalla fresatura ’bio’, che conserva la microfauna del terreno fino all’adattamento alla lavorazione in serra, una fase chiave in un’epoca di cambiamenti climatici».