FOCUS LOGISTICA E PACKAGING III

Dop e Igp simboli del made in Italy
«Più squadra e meno burocrazia
per valorizzare i nostri prodotti»

Francesco Moroni
BOLOGNA

«PER CONTINUARE a valorizzare le nostre eccellenze, amate in tutto il mondo, serve un cambio di marcia sull’aggregazione del prodotto». Parola di Eugenia Bergamaschi, presidente di Confagricoltura Emilia Romagna. A pochi giorni dall’incontro incentrato sulla ‘food valley’ a Fico, la numero uno di Confagricoltura comincia a fare il punto su un settore sempre più traino dell’economia regionale.

Bergamaschi, qual è la situazione oggi?

«Che tutti i dati confermano come l’Emilia-Romagna sia la locomotiva del nostro Paese».

Un orgoglio dovuto anche al comparto agricolo?

«L’agricoltura è un anello base della nostra economia ed è fatta di eccellenza e innovazione. Il messaggio che deve arrivare ai politici e agli imprenditori è che abbiamo potenzialità enormi, il record di prodotti Dop e Igp, simboli come il Parmigiano Reggiano – che registra una crescita del 37% all’estero – o il Prosciutto di Parma che ci invidiano nel mondo, ma dobbiamo continuare a impegnarci per valorizzare queste eccellenze».

In che modo?

«Stiamo per presentare un focus dettagliato, realizzato da Nomisma, proprio sulla ‘food valley’, analizzando nello specifico tutti i dati sull’andamento dell’export agroalimentare italiano ed emiliano romagnolo. A volte le imprese agricole vivono una fama che non è equiparabile al ritorno economico, spesso molto inferiore: dobbiamo capire che viviamo una fase storica particolare e senza innovazione non si può rimanere al passo con i tempi. E questo riguarda soprattutto i mercati internazionali ».

Ci spieghi meglio.

«Un mese fa è arrivata una richiesta dal mercato russo di un milione di bottiglie di Lambrusco. Un risultato importante, difficile però da mettere in pratica: un milione di bottiglie ci sono, ma per venderle a un unico cliente bisogna scontentare qualcun altro. Produttori vinicoli molto importanti si affacciano sempre di più a mercati come la Russia, la Cina, il Canada e gli Stati Uniti, ma per quanto una cantina sia forte non riesce a soddisfare certi tipi di richieste: la parola d’ordine deve essere aggregazione, sia nell’esportazione che nella comunicazione».

E questo su cosa si riflette?

«Se non ci si presenta in maniera unita su questi mercati, non si riesce a sfondare. Dobbiamo imparare dai francesi, che quando vanno alle grandi fiere internazionali si presentano con stand tutti uguali, tutti con un’unica impostazione comunicativa. Noi, invece, siamo più folkloristici: ognuno ha il suo stand e il suo marchio. E così gli stranieri si trovano davanti modi di presentazione diversi, finendo per venire disorientati. Siamo troppo individualisti: dobbiamo imparare a fare più squadra».

Un esempio?

«Semplice ed efficace: il marchio ‘Opera’, ideato per raccogliere sotto di sé le pere della nostra terra. Il 73% viene prodotto tra Modena, Ferrara, Bologna e Ravenna, eppure non riusciamo a fare un’aggregazione che raggiunga il 50% del prodotto. Colpa anche di una crisi fortissima per i pericoltori negli ultimi anni, tra cambiamenti climatici, costi di produzione elevati e l’infestazione della cimice asiatica».

Il governo cosa può fare?

«Al ministro Centinaio chiederei quello che è un mio chiodo fisso da sempre: bisogna snellire questo sistema burocratico massacrante, che uccide le nostre imprese. Abbiamo un’agricoltura d’eccellenza riconosciuta da tutti, eppure facciamo fatica soprattutto a causa della burocrazia. Da un lato, sburocratizzare il Paese è fondamentale. Dall’altro, è necessario continuare a promuovere gli accordi bilaterali, come quello stretto con il Canada, che facilitano l’ingresso dei nostri prodotti in altri Paesi. Certo, andrebbero controllati e vigilati, ma sono linfa vitale per il nostro export».

L’azienda Morc2 mobilita l’ortofrutta con i nastri trasportatori

FAENZA (Ravenna)

«La nostra missione è progettare e realizzare impianti di trasporto e automazione industriale». Parola di Giuseppe Zaccaria, che insieme a Roberto Mazzoni ha fondato l’azienda Morc2 ormai 22 anni fa. La società romagnola, con sede a Faenza, è leader nella produzione di nastri trasportatori per il packaging, con un fatturato di circa 10 milioni l’anno. «In pratica siamo specializzati nel collegare le varie macchine che servono per confezionare tutti quei prodotti o oggetti facili da trovare tra gli scaffali del supermercato – spiega Zaccaria –. Mobilitiamo tutto quello che va dall’ortofrutta fino ai cosmetici e ai farmaci, passando per i generi alimentari e il caffè, senza realizzare macchinari ma collegamenti». Un’azienda cresciuta negli anni attraverso vari step: il primo stabile in affitto, poi uno più grande da 1500 metri quadrati, infine, due anni fa, il nuovo stabile a Faenza da oltre 4mila metri quadrati.

«MOLTA della nostra produzione va all’estero – continua l’imprenditore –: Europa, America, India, Africa, tocchiamo tutti gli angoli del globo». Il tutto, con una forza lavoro vicina alle trenta persone. «Ci siamo fatti il nome di un’azienda che sa lavorare con un certo livello di qualità – aggiunge Zaccaria –. Una garanzia, soprattutto, per quanto riguarda la sicurezza e l’affidabilità di quello che costruiamo. Il nostro terzo punto di forza, invece, è la capacità di creare impianti che siano sanificabili immediatamente, con comodità. E’ un’esigenza largamente manifestata dai nostri clienti, che per la tipologia di prodotti che trattano hanno la necessità di lavare e pulire in fretta gli impianti: una fetta di mercato che vogliamo aggredire».

Francesco Moroni

Di |2018-11-26T16:36:43+00:0026/11/2018|Focus Agroalimentare|