FOCUS ITTICA

Wwf e il Fish Dependence Day
L’Europa ha già consumato
le scorte di pesce per il 2019

Elena Comelli
MILANO

«COLTIVARE il mar e lasciar star la terra», era già la regola d’oro della Repubblica di Venezia, mille anni fa. Da allora a oggi la Blue Economy è cresciuta, fino a diventare la settima economia del pianeta, con un Pil direttamente legato al mare di 2.500 miliardi di dollari all’anno, in base alle stime del Wwf. Il mare può assicurare il futuro all’umanità, in termini di sicurezza alimentare, di protezione dal riscaldamento del clima e di nuove cure anti-cancro, grazie alle proprietà straordinarie del materiale genetico marino. Ma serve una strategia nuova di sviluppo sostenibile, se non vogliamo arrivare al collasso di un ecosistema troppo sfruttato e troppo poco conosciuto.

IL SETTORE più colpito dall’eccessivo sfruttamento è la pesca. In Europa, le risorse ittiche si esauriscono ogni anno più presto. Quest’anno l’Ue ha esaurito tutte le sue risorse ittiche il 9 luglio e per il resto dell’anno dovrà fare affidamento solo sulle importazioni, principalmente dai Paesi del Sud Est asiatico. Soprannominata Fish Dependence Day, ovvero Giornata europea della dipendenza dal pesce, quest’anno la data fatidica è arrivata circa un mese prima rispetto al 2000. Trent’anni fa, l’Europa poteva soddisfare la sua domanda di pesce dalle acque domestiche fino alla fine di settembre o all’inizio di ottobre. La pesca illegale e l’eccessivo sfruttamento delle risorse ittiche stanno erodendo gravemente la sicurezza alimentare del Vecchio Continente, soprattutto nel Mediterraneo, ma anche negli altri mari.

L’EUROPA è diventato il primo mercato ittico del mondo e consuma molto più pesce di quanto si possa pescare nelle acque domestiche o produrre negli allevamenti ittici locali. In media, ogni cittadino europeo consuma 22,7 chili di prodotti ittici all’anno. Il Portogallo (55,3 kg), la Spagna (46,2), la Lituania (44,7), la Francia (34,4) e la Svezia (33,2) presentano i tassi di consumo più elevati nell’Ue. Insieme, questi cinque Paesi rappresentano circa un terzo del consumo di pesce europeo. Ma anche il nostro Paese non è da meno: ogni italiano consuma 29 chili di pesce all’anno, ben al di sopra della media europea. «L’Italia, infatti, ha esaurito l’equivalente della propria produzione annua il 6 aprile di quest’anno – spiega il Wwf – In poco più di tre mesi abbiamo consumato l’equivalente dell’intera produzione ittica annuale interna». Solo quattro Paesi dell’Ue producono più pesce di quanto consumino: Croazia, Paesi Bassi, Irlanda ed Estonia. Gli altri, chi più e chi meno, dipendono tutti dalle importazioni. Il 41% degli stock ittici europei in Atlantico è considerato sovrasfruttato e la percentuale sale all’88% nel Mediterraneo, in base ai dati della Commissione Ue. Ma non tutti i tipi di pesce sono ugualmente in pericolo. Per incoraggiare i consumatori ad adottare comportamenti responsabili, il Wwf ha messo online un banco del pesce interattivo, grazie al quale si può verificare la sostenibilità delle proprie scelte di acquisto.

IL PROBLEMA, naturalmente, non è solo europeo. Gli oceani di tutto il mondo sono sovrasfruttati: «Basti pensare che circa il 33% degli stock ittici globali si sta riducendo, mentre il 60% viene sfruttato al massimo delle proprie capacità – avverte Eva Alessi, responsabile del progetto Fish Forward e responsabile dei consumi sostenibili di Wwf Italia – Stiamo mettendo a rischio la sopravvivenza delle risorse naturali marine e di tutte le comunità che vivono di pesca come fonte di cibo e di reddito, dai villaggi del Mediterraneo fino agli arcipelaghi indonesiani ». Oltre 4 miliardi di persone, ad oggi, vivono entro 100 chilometri da una costa e questo numero potrebbe raddoppiare nel prossimo decennio, a giudicare dal flusso migratorio verso le grandi città costiere: 18 delle 21 megalopoli del mondo sorgono in riva al mare e le rotte degli umani assomigliano ormai a quelle dei gabbiani. Riuscire a coltivare il mare in modo sostenibile sarà essenziale per garantire il futuro della nostra specie.

Di |2019-07-15T10:07:55+00:0015/07/2019|Focus Agroalimentare|