I formaggi muovono tre miliardi
Export in crescita da 18 anni
«Stop ai pirati del Made in Italy»

Lorenzo Frassoldati
BOLOGNA

LA BATTUTA del mitico presidente francese Charles De Gaulle sulla difficoltà di governare un paese che ha più formaggi dei giorni del calendario vale anche per il nostro Paese che di formaggi a denominazione d’origine Dop/Igp tutelata dall’Europa ne ha 52, ma che di prodotti tradizionali censiti dalle Regioni ne ha quasi 500. Per i formaggi vale lo stesso discorso del vino: inutile confrontarsi coi francesi, i nostri formaggi (come i vini) non hanno nulla da invidiare a quelli dei cugini d’Oltralpe; la battaglia è sul prezzo, e sulla conquista di nuovi mercati. L’export italiano di prodotti agroalimentari si è attestato nel 2017 a 40,3 miliardi, +27% su base quinquennale. I nostri formaggi Dop (Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Gorgonzola, Mozzarella) rappresentano la quinta voce del nostro export, dopo vino, ortofrutta, conserve vegetali e salumi per un controvalore di 2,6 miliardi di euro, un valore quasi doppio rispetto a 10 anni fa (dati Nomisma).

IL VALORE dell’export nel 2018 dovrebbe sfiorare i 3 miliardi di euro, con l’export globale del food tricolore stimato a 42 miliardi. Il nostro export è andato sempre in crescendo dal 2000 in poi: nel 2017 ci siamo confermati il quarto paese player a livello mondiale, dietro Germania, Francia e Paesi Bassi (dati Ismea). Dove va il nostro export? Francia, Germania, USA e Gran Bretagna sono le principali destinazioni dei formaggi italiani, quattro paesi che da soli fanno il 56% del totale export (a valore). Tra i mercati di sbocco quelli che hanno performato meglio sono Francia e Olanda, mentre il miglior prezzo medio all’export lo spuntiamo sul mercato tedesco (7,4 €/kg). E sempre Ismea ci dice che le prospettive sono buone: nel prossimo decennio (stime Ocse-Fao) è atteso a livello mondiale un costante aumento dei consumi pro capite di lattiero caseari (+1,8% annuo) e ne conseguirà una crescita delle importazioni, soprattutto da parte dei paesi in via di sviluppo (Cina, Corea del Sud, Africa).

VENIAMO all’Italia. I formaggi sono la terza voce di spesa delle famiglie italiane , dopo ortofrutta e carni fresche, e prima di: salumi, ortofrutta trasformata, pesce, vino, latte, acqua in bottiglia e, solo all’ultimo posto della top 10 dei consumi domestici, la pasta. I formaggi più esportati sono i due grana a pasta dura: Parmigiano Reggiano e Grana Padano, un quinto di tutto l’export di settore; sono i più richiesti all’estero e anche i più contraffatti. La lotta all’agropirateria impegna da sempre i due Consorzi di tutela, assieme alla valorizzazione del prodotto e all’aumento dei consumi. Queste due eccellenze hanno attraversato negli anni crisi cicliche di prezzo: più forme si producevano, più i prezzi andavano giù, anche perché il principale buyer erano (e sono) le catene della Gdo, quindi in grado di dettar legge sui prezzi.

I DUE Consorzi stanno reagendo accentuando gli investimenti in promo-comunicazione, in azioni di filiera e nell’export per aprire nuovi spazi di mercato. Il Parmigiano Reggiano investirà nel 2019 oltre 38 milioni di euro per sostenere il mercato e creare nuovi sbocchi alla domanda. E lancerà un nuovo prodotto «a lunga stagionatura », 40 mesi che potrà valere in 4-5 anni il 3-4% del consumo totale. Il Grana Padano ha approvato un Piano produttivo 2019-2021 che premia chi fa più qualità, concedendo una percentuale superiore di quota produttiva a chi rispetterà parametri qualitativi in misura maggiore. Il disciplinare del Grana Padano è stato modificato nel segno della sostenibilità e del benessere animale, e introducendo criteri più severi di valutazione della qualità delle forme.

Coltiviamo il futuro di DAVIDE GAETA
UN PATRIMONIO DA TUTELARE

IL RISCHIO, sempre in agguato, di abbandonarsi alla commiserazione autolesionistica italiana associato alla tentazione esterofila ci fa spesso dimenticare l’Italia dei primati,quella cioè dove non solo emergiamo ai vertici mondiali, ma siamo percepiti dagli altri Paesi con un affetto ed un’ammirazione che a noi a volte sfugge.Un ottimo esempio è il primato agroalimentare italiano nei patrimoni collettivi, ad esempio, dove l’Italia si conferma il Paese d’Europa che ha ottenuto il maggior numero di riconoscimenti Dop e Igp nel settore ‘alimenti’ (esclusi vini dove la Francia primeggia), con 293 marchi di origine, precedendo la Francia (245) e la Spagna (190). Questi tre Paesi rappresentano il 54% dei prodotti Dop e Igp registrati nella Ue. Se analizziamo nel dettaglio la composizione delle Dop e Igp italiane, nel ricco e articolato panorama della nostra tradizione alimentare, il settore per il quale il nostro Paese ha proposto e ottenuto il maggior numero di riconoscimenti, vini esclusi, è quello dei prodotti delle coltivazioni orticole e cerealicole (111), seguito dai formaggi (52) e dagli olii extravergini di oliva (46). Se poi si estende al totale dei patrimoni a denominazione il sistema vitivinicolo, il complesso delle certificazioni supera gli 800 marchi di origine. Questo articolato patrimonio di prodotti agricoli ed alimentari negli ultimi dieci anni ha visto il valore alla produzione crescere costantemente sommando complessivamente cosi come il numero di prodotti riconosciuti Dop e Igp. Determinante a questo proposito il valore all’export ed in particolare di alcune delle nostre più tradizionali specialità: fra i dieci prodotti con maggior valore di export, ci sono sei lattiero-caseari, tre salumi e l’Aceto Balsamico di Modena.

LE ESPORTAZIONI dei prodotti lattiero caseari crescono del 5% nel 2018 trainate soprattutto dalle vendite dei formaggi, che raggiungono il massimo storico superando il miliardo e mezzo di euro. Oltre tutto è bene ricordare che i formaggi a denominazione rappresentano circa il 50% della produzione casearia italiana. Grana Padano Dop e Parmigiano Reggiano sono i formaggi più richiesti e rappresentano oltre il 21% del totale esportato, seguiti dal Pecorino Romano, dal Gorgonzola e dalla Mozzarella di bufala campana. Il successo delle nostre denominazioni nel mondo ha anche purtroppo generato il fenomeno delle imitazioni, dove in tutti i continenti l’italian sounding ha provocato illecitamente storpiature e falsificazioni dei nostri marchi. La difesa dei nostri marchi e la tutela internazionale deve diventare una priorità del nostro ministero delle produzioni agricole e degli organi preposti, collaborando e incentivando i Consorzi di tutela a intervenire nel mondo con rigore e determinazione nella lotta alla falsificazione.

Davide.gaeta@univr.it