Dai rifiuti al biometano
Hera insegna a differenziare

L’impegno della multiutility

Il presidente Tomaso Tommasi di Vignano: «Il gruppo non si limita
a non sprecare, ma punta al riuso delle risorse e alla loro gestione»

di Paola Benedetta Manca
RIMINI

Il gruppo Hera si presenta all’appuntamento con la 23esima edizione di Ecomondo, a Rimini, con lo stand ‘Un mare da salvare’, creato all’insegna del riuso e realizzato dal progetto ‘Scart, il lato bello e utile del rifiuto’. In assoluta continuità con il forte impegno della multiutility sul fronte dell’economia circolare e della salvaguardia delle risorse, il tema dello stand sarà il mare e l’impatto ambientale dei rifiuti quando non sono correttamente differenziati.
«Nel gruppo Hera – spiega il presidente Tomaso Tommasi di Vignano – innovazione fa rima con economia circolare, per creare valore condiviso per territori e comunità. In Hera, il matrimonio tra innovazione e sostenibilità si realizza soprattutto negli impianti e l’attenzione per l’economia circolare ha assunto la forma della rigenerazione delle risorse: Hera non si limita a non sprecare, ma punta al riuso delle risorse e, ancora prima, a un modo diverso di concepirle e realizzarle, passando da un approccio mitigante e di recupero a una pianificazione che tenga conto della minimizzazione dell’impatto. La dotazione impiantistica è necessaria, oggi, per gestire la transizione verso l’economia circolare ed è uno dei punti di forza del gruppo, grazie a una novantina di impianti certificati in grado di trattare tutte le tipologie di rifiuti, e su essa continua a investire per contenere gli impatti ambientali, mettendo know how e strutture a disposizione dei clienti».
Protagoniste, allo stand, le società del gruppo, con particolare riferimento a Herambiente, leader nella gestione dei rifiuti con quasi 7 milioni di tonnellate trattate ogni anno. Rispetto ai rifiuti urbani, quelli industriali richiedono sistemi di gestione altamente professionali e impianti all’avanguardia ed Herambiente è l’unica realtà in Italia in grado di garantire un’offerta di global waste management, grazie alla disponibilità degli impianti certificati, a un network di fornitori qualificati e alle sinergie con altre realtà del gruppo, che consentono di fornire alle aziende anche servizi dedicati come i piani di efficienza energetica e del ciclo idrico.
Presente allo stand anche Aliplast, controllata di Herambiente, prima realtà in Italia ad aver raggiunto la piena integrazione lungo tutto il ciclo di vita della plastica, raccolta e riciclata per produrre nuovi materiali con il minimo impatto ambientale. Aliplast trasforma ogni anno circa 90 mila tonnellate di rifiuti in prodotti finiti. Tra i progetti cardine di economia circolare di Hera, la produzione di energia rinnovabile al 100% da rifiuti organici e di discarica. Il 26 settembre ha inaugurato il primo impianto in Emilia-Romagna per la produzione di biometano dal biogas della discarica.
Il ‘metano green’ contribuisce significativamente alla riduzione delle emissioni di gas climalteranti e al raggiungimento degli obiettivi europei 2030. In particolare, il progetto sperimentale di Ravenna mira a raggiungere, a regime, una produzione annua di 300mila metri cubi di biometano, che eviteranno l’emissione di oltre 650 tonnellate di CO2. Hera, inoltre, ha inaugurato nel 2018 a S. Agata Bolognese un impianto per la produzione di biometano, il primo realizzato in Italia da una multiutility. Il combustibile è rinnovabile al 100%, si genera dal trattamento di sfalci, potature e rifiuti organici provenienti dalla raccolta differenziata e viene immesso in rete alimentando bus, taxi e auto private, a Bologna e provincia.
L’impianto immette in rete 7,5 milioni di metri cubi di biometano l’anno (oltre a 20 mila tonnellate di compost per l’agricoltura), per un risparmio equivalente a 6.000 tonnellate di petrolio, pari a 14.600 tonnellate di CO2 evitate. Infine, Hera mette in vetrina, a Ecomondo, ‘Smarty’, il cassonetto tecnologico che sostiene le buone abitudini ambientali e aiuta a migliorare la raccolta differenziata. Dotato di un sistema di riconoscimento utente tramite Carta smeraldo o smartphone, misura i rifiuti e comunica via wireless.

La sfida climatica e gli obiettivi del 2030

In fiera gli Stati generali della Green Economy

RIMINI

La nuova Commissione europea e il governo italiano hanno avanzato, per la prima volta, la proposta di promuovere un green new deal per affrontare congiuntamente la crisi ambientale, a partire da quella climatica, e la bassa crescita economica. Gli stati generali della green economy 2019 – domani e mercoledì a Ecomondo – serviranno «a formulare idee e proposte per sostenere, dare forza e concretezza al green new deal» che punta a un consistente taglio delle emissioni di gas serra e a rilanciare nuovo sviluppo e occupazione. Presieduti da Edo Ronchi, gli stati generali sono il momento di confronto e discussione più atteso a livello nazionale, promosso dal Consiglio nazionale della green economy in collaborazione con il ministero dell’Ambiente e con il patrocinio del ministero dello Sviluppo economico e della Commissione europea: è un’iniziativa che nel 2019 segna la sua ottava edizione.
I lavori prenderanno il via con la sessione plenaria la mattina di domani, alla presenza del ministro dell’Ambiente Sergio Costa (nella foto), con la relazione 2019 sullo stato della green economy e le prospettive per un green new deal. Nel pomeriggio le tre sessioni tematiche rispettivamente su green new deal per le città, per l’economia circolare e per il territorio. La mattina di domani ecco la sessione plenaria internazionale ‘Clima e Green New Deal: un patto tra imprese e governi’. Nel pomeriggio si concluderà sul tema green new deal per la mobilità. L’abbattimento delle emissioni è un passaggio cruciale per realizzare quella svolta epocale di cui si parla. Le emissioni mondiali di gas serra continuano ad aumentare e i danni della crisi climatica sono sempre più evidenti e ingenti, in Italia hanno pesato con 20mila decessi e circa 65 miliardi di euro di danni tra il 1980 e il 2017.
Un passaggio ritenuto centrale dal Parlamento europeo che recentemente ha votato una risoluzione che chiede di aumentare fino al 55% l’impegno di riduzione al 2030. Cosa significa per l’Italia? «Agli stati generali della green economy – spiega Ronchi – chiederemo al governo un ulteriore sforzo per realizzare una politica più incisiva e di attuazione di un green new deal con l’obiettivo di raggiungere gli obiettivi necessari alla sopravvivenza del nostro pianeta».

Giuseppe Catapano