FOCUS CARNI E SALUMI

Prosciutto di Modena, 2018 positivo
Crescono produzione e consumi
Ora si punta al mercato giapponese

MODENA

IL CONSORZIO del Prosciutto di Modena ha chiuso il 2018 con il segno più sulla produzione. Sono stati circa 71.600 i prosciutti avviati alla produzione, segnando un incremento del 16,3% rispetto al 2017, per un valore al consumo di circa 12 milioni e 500.000 euro. Anche il segmento del preaffettato ha registrato un aumento di circa il 17%, rispetto al 2017, confermandosi così un canale importante che assorbe all’incirca il 15% della produzione totale.

«È INDUBBIO che questi dati, in controtendenza rispetto a un mercato in contrazione, ci confermano – commenta il presidente del Consorzio, Giorgia Vitali – che stiamo lavorando nella direzione giusta dal punto di vista della promozione e della commercializzazione del nostro prodotto. Siamo molto soddisfatti dei risultati raggiunti dal Prosciutto di Modena sui mercati esteri che, per quanto riguarda i Paesi Ue, risulta molto apprezzato in Germania, Inghilterra e Francia». Intensa l’atttività del Consorzio anche Oltreoceano, in particolare negli Usa, dove sono state intraprese diverse attività, a Chicago e San Francisco, per far conoscere al grande pubblico questa eccellenza modenese. Il prossimo obiettivo per il Consorzio del Prosciutto di Modena è il Giappone: sono tre i prosciuttifici abilitati ad esportare verso questo Paese, quarta economia più avanzata del mondo e partner importante per l’Unione europea.

«IL CONSORZIO Prosciutto di Modena tutela e custodisce – ricorda una nota – un vero gioiello della salumeria italiana, un prodotto di altissima qualità, l’unico tra i prosciutti italiani ad avere una stagionatura minima di 14 mesi, la più lunga tra tutti i prosciutti Dop italiani. Un Consorzio relativamente piccolo (raggruppa 10 produttori) che, negli ultimi anni, si è distinto per il suo impegno nella promozione di questa eccellenza del made in Italy attraverso svariate attività, sia sul fronte nazionale che su quello internazionale. Il prossimo appuntamento per il Consorzio del Prosciutto di Modena sarà Cibus Connect a Parma, il 10 e l’11 aprile».

LA ZONA di produzione del Prosciutto di Modena Dop corrisponde alla fascia collinare e alle valli che si sviluppano attorno al bacino oro-idrografico del fiume Panaro. Tutte le fasi di lavorazione, dalla salagione alla stagionatura completa, hanno luogo in queste terre. Il Consorzio raggruppa oggi 9 produttori, ha sempre avuto una costante attenzione al prodotto, tanto da modificare qualche anno fa il Disciplinare di produzione in senso restrittivo per migliorare ancora di più il già alto livello qualitativo. Oggi il Prosciutto di Modena Dop è l’unico a poter vantare una stagionatura minima di 14 mesi, la più lunga tra tutti i prosciutti Dop italiani. La materia prima utilizzata per la sua produzione è ottenuta esclusivamente da suini di origine italiana, nati e allevati in 10 regioni d’Italia centro- settentrionale.

Wolf Sauris Speck e stinco salvano il fatturato

UDINE

E’ UNO dei prosciutti più rari e speciali d’Italia, prodotto in un piccolo paese sulle alpi carniche: il prosciutto di Sauris. L’azienda che lo produce, Wolf Sauris, ha chiuso con numeri positivi il bilancio consuntivo 2018. Un fatturato di 14 milioni e 500mila euro, in crescita rispetto al 2017, quando aveva toccato i 13 milioni e 700mila. «Quello appena trascorso è stato un anno difficile per il comparto e siamo molto felici di aver chiuso con questo risultato – commenta Stefano Petris (nella foto), amministratore delegato di Wolf – I nuovi prodotti hanno dato una grande mano: la linea di speck ‘Nonno Bepi’ ha portato un ottimo contributo in questa crescita, molto bene sta andando anche il nuovo stinco di Sauris cotto alla brace lanciato a fine 2018». In termini reali il Friuli Venezia Giulia ha esportato nel periodo gennaio-settembre 2018 ‘Carne lavorata e conservata e prodotti a base di carne’ per 75 milioni di euro, +9,4% rispetto al 2017. Wolf ha 58 dipendenti diretti. L’azienda di Sauris, in questi anni, ha saputo rimanere sulla cresta dell’onda.

«QUESTO – evidenzia Petris – per tre fattori. Il primo è il ricambio generazionale: noi siamo riusciti a portarlo avanti, rimanendo in linea con le nuove richieste del mercato. Altre realtà, purtroppo, non sono riuscite a fare altrettanto. In secondo luogo, la visione corretta del futuro si attua soltanto attraverso gli investimenti, sia per rispettare le norme igienico-sanitarie, sia per ottimizzare il flusso di lavoro interno in fase di produzione. Ma è, soprattutto, una questione di mentalità». E il terzo fattore? «Qualche realtà storica è sparita – è l’analisi dell’amministratore delegato della realtà produttiva di Sauris – perché assorbita da grossi gruppi che si occupano di agroalimentare, soprattutto quelli specializzati in prodotti di nicchia».

NONOSTANTE gli ottimi risultati maturati durante questi ultimi 10 anni – non soltanto incremento del fatturato, ma anche mantenimento della forza lavoro -, Wolf è pronta a crescere ancora: «Nel 2019 proseguirà a passo spedito l’ampliamento dello stabilimento di Sauris – conclude Petris –. Ammoderneremo sia la struttura, sia il 50% circa degli impianti di produzione. Finora abbiamo messo in campo 1 milione e 200mila euro, ma entro il prossimo anno, quando il restyling del capannone sarà concluso, investiremo circa 2 milioni e mezzo»

Di |2019-03-11T10:45:45+00:0011/03/2019|Focus Agroalimentare|