FOCUS ASSICURAZIONI

Investire in prodotti assicurativi
Il Ramo Vita si espone ai rischi
e fa concorrenza alle banche

Achille Perego
MILANO

IBIPS, è l’acronimo di Insurance based investment products, ossia i prodotti d’investimento assicurativi. Quelli definiti dalla nuova direttiva europea IDD recepita nel 2018 anche dall’Italia e per la quale la scorsa estate sono arrivate le direttive dell’Ivass, l’organo di vigilanza del settore assicurativo. Dal primo ottobre 2018, sia con la vendita diretta sia attraverso la rete di agenti o attraverso i broker indipendenti (in Italia quasi 900 società e più di 5mila persone fisiche) il ricco mercato delle polizze del Ramo Vita deve fare i conti con nuovi prodotti dal carattere più squisitamente finanziario e con regole più stringenti per la distribuzione. Regole come quelle previste per banche e società di gestione del risparmio dalla direttiva sempre europea Mifid1 e poi Mifid2.

STIAMO parlando di un mercato importante per le compagnie che (dati Anie) ha visto nel 2018 per la nuova produzione di polizze individuali e collettive sulla vita una crescita del 3,8% a 85,5 miliardi. Di questi, la quota principale fa capo ancora al cosiddetto Ramo I, quello con i prodotti (polizze vita rivalutabili) legate alla vita delle persone e con una maggiore copertura assicurativa (si pensi al caso morte) e con forme d’investimento dei premi versati, spiega Luigi Viganotti, presidente di Acb (l’Associazione categoria broker di assicurazione e riassicurazione) perlopiù in gestione separate (con la garanzia quindi di non subire perdite anche nel caso del fallimento) e con un rendimento minimo garantito che qualche anno fa presentava addirittura tassi del 3-4%. In un mercato dove, con tassi a zero o addirittura negativi, quel tipo di rendimenti non è più sostenibile da parte delle compagnie, l’Ivass è intervenuto per rendere più flessibile la gestione delle polizze di ramo I che oggi, insieme con quelle di ramo III (le unit e index linked che prevedono rendimenti collegati all’andamento degli indici di mercato e ai titoli – azioni o bond – del sottostante in cui sono stati investiti i premi) e di ramo V (il versamento di capitale con riscatto alla scadenza) fanno parte dei nuovi Ibips.

DEL RESTO se prima le classiche polizze vita rivalutabili assorbivano quasi l’80% della raccolta delle compagnie, oggi siamo sotto al 65% con un corrispondente crescita del peso delle unit e index linked. Nel 2018 però, l’esigenza di investimenti prudenti e più garantiti ha visto le polizze del ramo I in aumento dell’8,4% a 55,6 miliardi e quelle più finanziarie del ramo III diminuire del 4,5% a 26,7 miliardi. Ma che cosa sono esattamente gli Ibips? «In pratica – risponde sempre Viganotti – sono prodotti che in alcuni casi erano già presenti (si pensi ai multi ramo che in parte prevedevano la gestione separata delle polizze vita rivalutabili e quella investita in un fondo tipica delle unit o index linked) e che, con una maggiore o minore componente assicurativa, quindi di prevenzione del rischio come il caso morte, presentano una scadenza o un valore di riscatto e questa scadenza e questo valore è esposto in tutto o in parte alle fluttuazioni del mercato».

IN QUESTO modo le compagnie faranno sempre più concorrenza alle banche? «Non c’è dubbio che si tratti di prodotti che hanno una maggiore caratteristica d’investimento finanziario anche se, proprio perché definiti di investimento assicurativo, ricadono sotto la vigilanza dell’Ivass. E quindi possono essere concorrenziali con quelli esclusivamente finanziari, pensiamo ai fondi, sebbene con caratteristiche differenti. L’aspetto principale però riguarda la trasparenza e la correttezza di chi li propone ». Proprio perché si parla sempre di più di investimenti assicurativi ma con una a volte forte componente finanziaria, serve più attenzione nel momento della sottoscrizione? «La stessa normativa IDD prevede l’obbligo del broker o dell’agente, in generale quindi dell’intermediario, che propone gli Ibips di fornire la consulenza e compilare un questionario che serve a profilare il cliente con tutti gli elementi che servano per determinare l’attitudine a un rischio d’investimento basso, medio o alto»

Contro corrente di ERNESTO PREATONI
LO SPETTRO DELLA PATRIMONIALE

DA QUALCHE settimana si è tornati a parlare di patrimoniale come possibile soluzione d’emergenza per aggiustare i conti pubblici, evitare un’eventuale manovra correttiva o, addirittura, abbattere in maniera definitiva il debito pubblico. L’ex premier Berlusconi (nella foto) è arrivato a lanciare l’allarme sulla possibilità che da Roma potesse essere introdotto un prelievo forzoso del 10-12% sui conti correnti. Si trattava, ovviamente, di dichiarazioni fatte in piena campagna elettorale, su cui, però, occorre riflettere per, almeno, due motivi. Il primo è che – come ho provato a spiegare molte volte a tanti pseudoeconomisti – un’eventuale patrimoniale, oltre a disincentivare il risparmio, non risolverebbe in alcun modo il problema del debito pubblico dell’Italia. Potrebbe giusto essere utilizzato una tantum come misura straordinaria per puntellare i conti del Paese: certo, ma a che prezzo? Farebbe forse la felicità di qualche analista finanziario ma distruggerebbe la fiducia dei già vessati risparmiatori italiani. La prova arriva da un dato della Banca Centrale Europea, secondo cui a gennaio le aziende italiane hanno prelevato dai propri depositi il 7% della disponibilità complessiva, circa 20 miliardi di euro. Si tratta del maggior deflusso mensile registrato dalla Bce nel settore non finanziario a partire dal 2003.

A PENSAR male si fa peccato, ma il sospetto di molti è che la sola voce di una possibile patrimoniale abbia contribuito a far scattare questo deflusso monstre. In secondo luogo – come ha fatto ben rilevare la Cgia di Mestre – la patrimoniale gli italiani la pagano già: secondo l’associazione degli artigiani e delle piccole imprese nel nostro Paese sono state imposte tra il 1990 e il 2017 ben 14 patrimoniali, per un valore di 46 miliardi. Una volta e mezza l’ultima manovra finanziaria.

Di |2019-03-11T11:43:14+00:0011/03/2019|Dossier Economia & Finanza|