Export e produzione notevoli

Cibo & vino, stagioni d’oro
L’Italia punta sulla qualità
Toscana regina dei marchi

Consumatori sempre più portati a mettere nel carrello prodotti certificati. Meglio i Dop degli Igp. Un giro di affari, nel 2015, dal valore di 14 miliardi di produzione.

TU CHIAMALO, se vuoi, Parmigiano Reggiano. O prosciutto di Parma, o lardo di Colonnata. O comunque uno degli 814 prodotti che danno all’Italia il primato mondiale nel settore delle produzioni certificate, che nel mondo sono 2.959. Sì, quelle con le strane sigle Dop e Igp – nel vino, però, anche Docg e Igt – con le quali abbiamo imparato a convivere, ma delle quali forse sappiamo ancora troppo poco. Eppure, su 100 euro di spesa che facciamo nei nostri abituali luoghi di riferimento – mercati centrali o rionali, super e ipermercati, botteghe sotto casa o grosse gastronomie, perfino nei discount – ogni volta 10 euro se ne vanno proprio in quella direzione: nei prodotti «food & wine», come li chiamano gli esperti, a denominazione certificata. Ne sappiamo poco: pochi sanno che cosa significhino quelle sigle e che cosa ci stia dietro, ancora meno, forse, quelli che conoscono le differenze. Fino a spiegarsi, infine, che un prodotto a marchio Dop avrà – e soprattutto darà – comunque sempre più garanzie di uno a marchio Igp, perché il disciplinare prevede regole più severe e restrittive sulla tracciabilità delle varie fasi di produzione e confezionamento.

EPPURE, dietro quei marchi ci sta quello di cui tanto ci riempiamo d’orgoglio, il made in Italy. L’identità del territorio. E però anche un dato economico notevole: l’Italia, leader mondiale per numero di Dop e Igp con 814 prodotti «food e wine» – un sesto dei 4.813 Pat, i prodotti agroalimentari tradizionali – raggiunge i 13,8 miliardi di euro di valore alla produzione nel 2015, per una crescita del +2,6% su base annua e un peso del 10% sul fatturato totale dell’industria agroalimentare nazionale. Il valore all’export è di 7,8 miliardi di euro, pari al 21% delle esportazioni del settore agroalimentare e un trend positivo che sfiora la doppia cifra con un +9,6%. Il settore cibo – composto da oltre 80 mila operatori – vale 6,35 miliardi di euro alla produzione (con un -1,5% su base annua) e registra una crescita al consumo del +1,7%, con un trend che nella grande distribuzione supera il +5%. Il comparto vino – che raggiunge una produzione certificata di 2,84 miliardi di bottiglie – vale 7,4 miliardi di euro alla produzione con una crescita del +5,8%. A certificare la sicurezza del sistema delle Dop e Igp lavora in Italia una rete che, nel 2016, conta 247 Consorzi di tutela riconosciuti dal Mipaaf e oltre 162mila interventi effettuati dagli organismi di controllo pubblici.

SPLENDE il sole, insomma, nella fotografia del sistema agroalimentare Dop e Igp, almeno secondo il quattordicesimo rapporto elaborato dalla fondazione senese Qualivita – quindici anni di lavoro nella valorizzazione delle produzioni di qualità – e presentato con Ismea, l’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo e alimentare. Splende il sole sull’Italia, ma forse ancora di più sulla Toscana, una delle regioni ai vertici nella produzione agroalimentare certificata. Perché conta 91 prodotti Dop e Igp, 33 nel food e 58 nel wine, cifra che significa il primato nazionale e il secondo posto per il ritorno economico delle filiere vitivinicole, con 393 milioni di euro di valore del vino sfuso. Dato in realtà assai inferiore ai valori reali: i numeri che rimbalzano dalla Settimana delle Anteprime dei vini toscani che si è appena conclusa parlano di un valore di quasi 900 milioni all’export, mentre il fatturato complessivo dei 16 consorzi di tutela del vino toscano sfonda quota 1 miliardo di euro (+55% negli ultimi dieci anni), e le esportazioni dei vini Doc e Docg hanno quotato nel 2016 586 milioni di euro, con un +2,05% sul 2015 e un +10,4% sul 2014. Il comparto food, che a livello nazionale nella classifica delle province vede una larga prevalenza dell’Emilia Romagna e della Lombardia (la migliore delle toscane è Siena, al tredicesimo posto), vede la Toscana al quarto posto per numero di prodotti (33), ma al secondo per numero di operatori (13.334), con un valore economico complessivo di 90 milioni, cifra che assegna in realtà alla Toscana un posto assai relativo, appena l’1% dell’intero settore nazionale food Dop e Igp. Siena è la prima provincia del centro Italia con le sue 21 filiere del comparto vino (terza in Italia dietro colossi come Prosecco e il pianeta Soave-Valpolicella) che valgono 205 milioni. Nello sfuso: se si va sul totale del vino imbottigliato, la visuale si ribalta.

I ‘certificati’ all’estero 7,8 miliardi di valore

Export a 7,8 miliardi, pari al 21% delle esportazioni del settore agroalimentare e un trend positivo che sfiora la doppia cifra, +9,6%.

80mila operatori nel settore food

Il settore cibo – composto da oltre 80 mila operatori – vale 6,35 miliardi di euro alla produzione.

Consorzi di tutela vigilano sulla bontà

A certificare la sicurezza di Dop e Igp lavora in Italia una rete che conta 247 Consorzi di tutela riconosciuti dal Mipaaf.

Di | 2018-05-14T13:14:53+00:00 20/02/2017|Focus Agroalimentare Toscana|