Frutta, bacche e fermentini
I piani di Euro Company

L’azienda ravennate ha conquistato un posto al sole tra i big del settore

Mario Zani, direttore generale: «Il momento di svolta è stato dieci anni fa
La linea 099 fece uscire la frutta secca dal guscio della stagionalità natalizia»

di Giuseppe Catapano
RAVENNA

Riconosce la svolta in un momento particolare. «Poco più di dieci anni fa lanciammo la linea 099 facendo uscire la frutta secca dal guscio della stagionalità natalizia, per entrare nella quotidianità di molti italiani». Mario Zani è il direttore generale di Euro Company, azienda che produce, seleziona e commercializza frutta secca ed essiccata con quartier generale a Godo di Russi, nel Ravennate. Una big del settore.
Lo testimoniano i numeri: fatturato 2018 di 108,5 milioni di euro, in crescita del 3,8%, utile aumentato dell’8,5%, stabilimento produttivo di oltre 70mila metri quadrati, circa 400 dipendenti, una presenza pressoché totale sul mercato italiano con 400mila consumatori che ogni giorno acquistano i prodotti di Euro Company. «L’esercizio 2018/2019 – spiega Zani – ha visto un consolidamento del lavoro svolto. Stiamo gettando le basi per un’autentica rivoluzione nel mondo della frutta secca e nel 2020 lanceremo brand nuovi con cui contiamo ancora una volta di riscrivere le regole del ‘gioco’. Esattamente come avvenuto con la linea 099». La svolta, appunto, grazie all’intuizione di proporre i prodotti, dagli anacardi alle mandorle sgusciate, in bustine a prezzo fisso. «Abbiamo registrato una crescita enorme non solo di fatturato, ma di attitudine al brand. La linea ha consentito alla grande distribuzione di scoprire le grandi potenzialità di questa categoria ».
L’obiettivo di Euro Company – anche con progetti sviluppati con alcune insegne della Gdo – è «aumentare la penetrazione della frutta secca, ferma attorno al 60%. Vogliamo proporre nuove modalità di consumo, il comparto ha smesso di crescere perché gli scaffali sono caotici e l’assortimento è cresciuto in maniera enorme, ma nella direzione sbagliata: in profondità e non in ampiezza ». L’azienda ravennate si prepara a proporre diverse novità, «mantenendo il dna ortofrutticolo. Lanceremo creme mono-ingrediente e farine di frutta secca, fermentini e anche altro». Proprio per i fermentini ci sono aspettative notevoli. «Crediamo nel cibo vero, vivo e sano. Per questo abbiamo creato un prodotto naturale, con la sua personalità, che nasce solo dalla fermentazione della frutta secca.
Gli ingredienti? Frutta secca, acqua e un pizzico di sale. E crediamo nel biologico, tanto che stiamo costruendo un nuovo stabilimento produttivo esclusivamente per il bio». La grande distribuzione organizzata è il principale canale di distribuzione di Euro Company e assorbe circa il 65% delle vendite. Ma l’azienda ravennate, con i suoi brand – da Vitamore a Semplicemente Frutta –, presidia tutti i canali strategici: ristorazione autostradale, specialisti del biologico, farmacie e horeca. Il portale Frutta e Bacche permette di fare acquisti online. «Ma non vogliamo – continua Zani – replicare l’assortimento presente offline. Esiste una fetta crescente di appassionati, veri e propri amanti della frutta secca, che vogliono i grandi formati, cercano informazioni sulla materia prima, sulla filiera e sugli utilizzi. Per questo prediligono il prodotto al naturale per poi tostarlo loro, a casa. L’online era l’unico modo possibile per soddisfare le loro esigenze».
L’export vale il 15% del fatturato ed è in continuo aumento. «Lavoriamo molto con il nord Europa, in cui il consumo pro-capite di frutta secca è il doppio dell’Italia. Buone le perfomance anche in Francia e in Spagna. A noi interessa solo una crescita sostenibile». Già, perché il concetto di sostenibilità è alla base della filosofia imprenditoriale di Zani. Lo stabilimento produttivo lavora materie prime che arrivano attraverso accordi con coltivatori italiani ed esteri. «Vogliamo rendere sempre più concreto il nostro protocollo Qualità Etica: andiamo verso accordi diretti e di lungo periodo, cinque anni, con cui garantiamo un reddito minimo ai coltivatori indipendentemente dal prezzo di mercato».
Un anno fa Euro Company è diventata società benefit. «Sosteniamo le attività di beneficio comune con il 10% dei nostri utili, per dare ancora più concretezza alla nostra visione». Anche la certificazione B Corp è un fiore all’occhiello. «Entrare in una comunità di sole 3mila aziende in tutto il mondo, attraverso la più stringente certificazione che esista in tema di etica, responsabilità sociale e impatto ambientale ci riempie di orgoglio».

Spreco alimentare,
Gli italiani si scoprono virtuosi

I risultati della ricerca curata da Crea

ROMA

Cosa e quanto sprechiamo a tavola? È possibile fare un identikit degli “spreconi”? E come agire per prevenire efficacemente lo spreco? Di questo si è discusso in occasione della II edizione della giornata della nutrizione, Nutrinformarsi: lo spreco nel piatto, organizzata dal CREA Alimenti e Nutrizione, presso cui è istituito l’Osservatorio sulle eccedenze, recuperi e sprechi alimentari che ha realizzato la prima indagine comparativa, con dati armonizzati, provenienti da diversi paesi europei (Olanda, Spagna, Germania e Ungheria). Lo studio, effettuato nel 2018, ha interessato 1.142 famiglie rappresentative della popolazione italiana.
Ne è emerso che il 77% delle famiglie intervistate ha gettato via del cibo nella settimana precedente all’indagine, percentuale che si riduce con l’aumentare dell’età del responsabile acquisti, con il diminuire del reddito e in famiglie che vivono al sud e isole. Lo spreco maggiore si è riscontrato nelle famiglie monocomponenti e nei segmenti di età più giovane. I prodotti alimentari più sprecati sono verdura, frutta fresca e pane, seguiti da pasta, patate, uova, budini, derivati del latte, per un totale in media di 370 grammi alla settimana per famiglia. Il dato italiano sullo spreco alimentare è allineato con quello olandese (365 g/settimana) e molto inferiore a quello spagnolo (534 g/settimana), tedesco (534 g/settimana) e ungherese (464 g/settimana).