Investimenti, estero, trasporti:
BolognaFiere guarda al futuro
«Un Cosmoprof da favola»

Antonio Del Prete
BOLOGNA

INVESTIMENTI, estero, trasporti. Sulla scrivania di Gianpiero Calzolari, presidente di BolognaFiere, ci sono dossier importanti. Altri sono nei cassetti, che tuttavia prima o poi saranno riaperti. «I progetti relativi allo spin-off e alle alleanze sono solo rimandati, non accantonati », tiene a puntualizzare il numero uno di via Michelino. Intanto, il futuro prossimo si annuncia roseo: «Quest’anno avremo un Cosmoprof da favola».

Calzolari, il 2018 è alle spalle. Soddisfatti di come si è concluso?

«Sì, anche se non abbiamo ancora chiuso definitivamente il bilancio. Ad ogni modo, i risultati sono conformi alle attese: il fatturato sfiora 160 milioni di euro, l’Ebitda è attorno ai 30 milioni. Dati positivi che portano cassa in pancia alla società e ci permettono di affrontare con serenità gli investimenti previsti. Quindi non chiederemo aumenti di capitale ai soci».

L’anno scorso avete riqualificato e ampliato il parco espositivo. Sono in programma ulteriori interventi?

«Abbiamo costruito tre padiglioni nuovi con il primo lotto. Ci stiamo preparando per mettere in appalto il secondo, che sarà altrettanto importante. Da qui al 2024 vogliamo raggiungere i 140mila metri quadrati di superficie espositiva, in grandissima parte rinnovata. Il nostro problema è costruire tenendo aperte le manifestazioni, ma ci stiamo riuscendo».

ArteFiera ha segnato l’inizio del 2019, si può già fare un primo bilancio?

«Il 2019 è partito bene con Marca, ArteFiera, Nerd Show e le fiere minori. Nerd Show, in particolare, è stato un’esplosione: sono arrivate 30mila persone».

Quali sono le prospettive per l’anno appena cominciato?

«Avremo un Cosmoprof da favola, che crescerà ancora. Ci sono tutte le condizioni per un ottimo 2019. Poi dipenderà molto dall’andamento dell’economia».

Quanto conta la vocazione internazionale?

«Molto. Ad oggi la dimensione internazionale di BolognaFiere rappresenta un terzo del volume d’affari. Nel percorso di crescita che abbiamo intrapreso prestiamo certamente grande attenzione al quartiere fieristico, ma puntiamo anche sull’estero perché possiamo diventare una peculiarità nel panorama turistico italiano».

Nei mesi scorsi si è discusso molto dello spin-off, lo smembramento della società (creandone una per la gestione operativa e una per la parte immobiliare), e delle possibili alleanze con altre fiere. A che punto siamo?

«Abbiamo preso atto della volontà dei soci mettendo da parte entrambi i progetti, soprattutto lo spin-off, che rappresentava un’opportunità. Ma si tratta di ipotesi rimandate, non accantonate».

Per la fiera il tema dei trasporti è decisivo. A questo proposito, la questione del Passante di Bologna si trascina da anni, riesce ad essere ottimista su un esito positivo?

«Confido nel buonsenso, non so se si può parlare di ottimismo. Faccio fatica a immaginare che si possa pensare di non adeguare il sistema di collegamenti della città. Si tratta di una questione fondamentale anche dal nostro punto di vista, dato che noi generiamo traffico».

Lei cosa propone?

«Non importa la mia idea, conta il risultato. E poi bisogna pensare ai collegamenti con stazione, aeroporto, alberghi».