ELISABETTA RIPA

«Open Fiber fa correre l’Italia
Con la fibra cresce anche il Pil»

Alessia Gozzi
ROMA

L’ORGOGLIO di «costruire le autostrade digitali del Paese, che cambieranno radicalmente in meglio la vita degli italiani», la determinazione a «cogliere le opportunità sfidanti» che le sliding doors della vita ci mettono davanti. Su tutto, un obiettivo preciso: accelerare. Elisabetta Ripa, al timone di Open Fiber da 15 mesi, un curriculum che parla da solo (e che l’ha vista al vertice di Telecom Argentina e Sparkle), ha un’entusiasmo contagioso. Di quelle persone pronte a lanciarsi testa e cuore nei progetti in cui credono. Con oltre 5 milioni di unità immobiliari già cablate in Ftth – la fibra che arriva direttamente a casa – e un piano che prevede la copertura di 8.000 Comuni, Open Fiber sta trainando lo sviluppo digitale dell’Italia grazie ad una rete in grado già oggi di raggiungere 1 Gigabit al secondo e accogliere le evoluzioni tecnologiche.

Quali sono i risultati che la rendono più orgogliosa e le cose che non la soddisfano?

«Sono soddisfatta per la velocità di realizzazione del piano che, quando sono arrivata, era un progetto bellissimo soprattutto sulla carta visto che era stato appena avviato: abbiamo raddoppiato la nostra rete (5 milioni di unità cablate) e soprattutto, abbiamo sviluppato il Sud con il recupero di aree che sono rientrate nel sistema produttivo. Mi inorgoglisce il triplete nelle aree C e D a fallimento di mercato, dove abbiamo vinto tutte le gare: a fine 2018 avevamo aperto già cantieri in mille comuni. Mi inorgogliscono le risorse umane: 800 persone super motivate e competenti. Ma il viaggio è lungo e non stiamo viaggiando ancora alla velocità massima».

Quest’anno puntate ad avviare altri 2mila cantieri in altrettanti comuni: è alla portata?

«Sono obiettivi ormai alla nostra portata: certo, se non fossero ambiziosi non ce li saremmo dati, a noi piace la sfida».

Ci sono già ricadute concrete per persone e imprese?

«Ci sono e saranno sempre più evidenti. Innanzitutto c’è una correlazione con la crescita del Pil: aumenta di 1,5 punti ogni 10% di penetrazione della fibra ultrabroadband sul territorio. In termini concreti, significa inclusione sociale per le famiglie, ormai Internet è un diritto universale, e recupero di produttività per tutte le aziende di medie dimensioni che possono presentare in rete i propri prodotti e servizi. È il caso di un architetto di Anguillara, uno dei nostri primi clienti nella sperimentazione, che grazie alla fibra ha potuto valorizzare il business».

Tra le sperimentazioni c’è quella con il Policlinico di Milano: a che punto è?

«È un esempio di come Internet può diventare abilitante di servizi che migliorano la vita. Con il Policlinico stiamo sviluppando tutta una serie di servizi da remoto per il monitoraggio dei pazienti cronici che consente alle persone di non dover andare sempre in ospedale e per la struttura, risparmi ed efficienza. Dal piccolo imprenditore, alla famiglia alle scuole, con le quali abbiamo attivato diversi progetti come Riconnessioni – Educazione al futuro – con Ia Fondazione per la Scuola e la Compagnia di San Paolo oppure nei plessi scolastici di Scampia».

In un momento nel quale lo Stato azionista torna a fare capolino, come deve giocarsi il ruolo nel progetto di digitalizzazione?

«Ritengo che la regia debba essere pubblica per garantire un servizio omogeneo e paritetico a tutti i cittadini. La proprietà, invece, non necessariamente deve essere pubblica ma è indispensabile che la politica industriale sia dettata dal governo. Nel caso specifico di Open Fiber si sono uniti questi due mondi perché la rete che stiamo realizzando nelle aree bianche, che beneficia di incentivi, è proprietà dello stato: noi la realizziamo e la gestiamo per 20 anni nel nome e per conto del Ministero dello Sviluppo economico».

Avete chiuso un round di finanziamenti. Quanto investirete?

«Abbiamo assicurato risorse finanziarie per 3,5 miliardi di euro in sette anni grazie al prestito di un pool di 14 banche tra cui la Bei, completando le risorse finanziarie per il progetto da 6,5 miliardi totali. Ad oggi ne abbiamo già investiti 1,5. Nel 2019 investiremo più di un miliardo e altrettanto faremo nei prossimi anni fino al 2023.

Ci da qualche altro numero di sintesi del progetto?

«Oggi abbiamo oltre diecimila persone di circa 200 imprese italiane che stanno lavorando nei nostri cantieri ma saliranno presto a quindicimila. Abbiamo già realizzato oltre 35.000 chilometri di rete integralmente in fibra ottica che serve oltre 550.000 clienti. Ma siamo solo all’inizio. Questi numeri nei prossimi due anni sono destinati ad una forte crescita così come il numero degli edifici cablati in fibra FTTH ».

Avete iniziato anche la sperimentazione del 5G, tecnologia che sta suscitando preoccupazioni di sicurezza soprattutto per via del ruolo di Huawei.

«Il 5G è la nuova generazione della tecnologia mobile soprattutto per i nuovi servizi legati alla mobilità e all’Internet delle cose, per noi una grandissima opportunità di valorizzare il nostro investimento poiché tutte le antenne avranno bisogno di fibra. La sicurezza è un tema di attenzione come per tutte le reti di servizi di telecomunicazione».

Lei è una delle pochissime donne amministratore delegato di una grande azienda. Si sente una mosca bianca?

«Le quote rosa hanno aumentato la visibilità delle donne nei cda ma a livello manageriale non abbiamo fatto dei grandi passi avanti. Io credo che, aldilà dei luoghi comuni, cio che conta sia il merito. Nel mio caso ha aiutato una forte determinazione e, come sempre nella vita, una buona dose di fortuna».

Ha avuto molte sliding doors nella sua carriera?

«Me ne sono capitate molte. La più importante, è stata, probabilmente, quando ho deciso di fare le valigie e trasferire tutta la famiglia in Argentina, dove sono stata alla guida di Telecom Argentina. Un’esperienza bellissima».

Farebbe le valigie anche adesso?

«Sono sempre pronta a fare le valigie, quando ho finito il lavoro che sto facendo. E qui siamo appena all’inizio».

Di |2019-03-18T15:53:42+00:0018/03/2019|Primo piano|