ELETTRIC80 E BEMA DA REGGIO

Una Silicon valley all’emiliana
Ecco i pionieri dell’innovazione
«Il segreto è fare tutto in casa»

Francesco Gerardi

VIANO (Reggio Emilia)

«INDUSTRIA 4.0? La facevamo già venticinque anni fa.Oggi è sulla bocca di tutti, ma allora nessuno poteva anche solo immaginare cosa fosse». Enrico Grassi è il (geniale) fondatore di due aziende – Elettric80 e Bema – il cui volume d’affari nel 2017 si è impennato, rispettivamente, dell’80 e del 30% e che puntano con decisione a raggiungere nel 2018 i 300 milioni complessivi di fatturato. Ma a dispetto del suo look folkloristico, a metà fra Hulk Hogan e Walker Texas Ranger, questo ‘cavaliere elettrico’, anzi meccatronico, delle colline emiliane fa terribilmente sul serio. Alla sua corte, in una vallata sopra Reggio Emilia, arrivano in pellegrinaggio ogni settimana delegazioni di aziende di tutto il pianeta interessate ad acquisire soluzioni tecnologiche nel campo dell’intelligenza artificiale e della robotica applicata ai processi industriali e alla logistica, di cui è uno dei leader mondiali riconosciuti. Se giganti del largo consumo come Sofidel, Coca-Cola, Pepsi-Cola, Carlsberg, Barilla, Danone, Nestlè, Paulaner, Parmalat, tanto per citare alcuni dei clienti, vi dicono qualcosa, vi sarete fatti un’idea precisa del livello di know-how raggiunto da questa punta di diamante della tecnologia italiana. Presidente, non è esagerato parlare di industria 4.0 venticinque anni fa? «Affatto. La prima fabbrica totalmente integrata l’abbiamo realizzata io e il mio socio Vittorio Cavirani, attuale dg di Elettric80, per il gruppo Coster nel 1992. Fa erogatori di precisione per i maggiori gruppi farmaceutici e cosmetici. Quando qualcuno si è svegliato e ha iniziato a parlare di 4.0, eravamo pronti da anni». Dei pionieri. Come avete fatto? «Con coraggio e visione. E investendo tantissimo in ricerca e sviluppo, con ingegneri e ricercatori che lavorano costantemente per creare nuove soluzioni. Ogni giorno cerchiamo di andare oltre, immaginando qualcosa che ancora non esiste». In cosa consiste esattamente il vostro business? «Siamo leader mondiali nell’automazione. Offriamo sistemi tecnologicamente avanzatissimi che garantiscono completa integrazione della produzione, gestione dei tempi, riduzione degli sprechi e incremento della qualità. E mi faccia aggiungere: facciamo tutto in casa, dalla progettazione e ingegnerizzazione fino alla costruzione, messa in opera e assistenza 24 ore su 24 e ovunque. Ma il cuore di tutto è il nostro software, il direttore d’orchestra». Siete riusciti a battere i player internazionali dell’automazione: qual è il segreto? «Abbiamo capito prima che la forza non è l’automazione statica, ma un software intelligente che decide in direttala cosa migliore a tutti i livelli della produzione e in funzione del mercato. E i benefici sono enormi per una fabbrica». Oggihaun imperocon11 filiali nel mondo e inventa veicoli a guida laser e macchinari robotizzati. Ma è partito giovanissimo,nel1980. Dall’elettrotecnica all’intelligenza artificiale. Un bel salto. «Avevo un sogno e ci ho creduto. Poi ho avuto la fortuna di incontrare persone di valore che l’hanno condiviso. E la conseguenza è che oggi ci stanno capitando cose bellissime. Già da piccolo avevo il pallino: a 14 anni ho smontato il televisore per vedere come funzionava e quando l’ho rimontato andava perfettamente». La gran parte dei vostri700dipendenti sono giovani, e continuate ad assumere. La sede di Viano sembra una versione appenninica della Silicon Valley: ambienti modernissimi, rapporti informali. Uno dei suoi motti è abbandonare le tre ‘i’ di invidia, ipocrisia e indifferenza e lavorare con le tre ‘a’ di amore, amore e amore. È una specie di alieno nel panorama industriale… «Credo nei ragazzi. Da anni abbiamo avviato collaborazioni con le scuole e le università del nostro territorio e internazionali. Vede, l’innovazione non dev’essere solo la tecnologia, ma anche valorizzare le persone e le loro competenze. Uno dei miei segreti è non mettere mai le persone sbagliate nei posti giusti».


Il risveglio dei robot
Gli incentivi trainano
la manifattura tricolore

Andrea Telara

ROMA

«UN OTTIMO risultato». Così il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, ha commentato pochi giorni fa le ultime statistiche sugli investimenti produttivi. Nel 2017, gli ordinativi di apparecchiature industriali italiane hanno viaggiato col turbo, con un incremento del 13,7% (dati Ucimu). Ma è ancor più confortante che, oltre all’export, a viaggiare alla grande sia stato soprattutto il mercato interno, con una crescita degli ordinativi di macchinari superiore al 45% in tutta la Penisola. Questi numeri, secondo Calenda, sono la prova provata che gli incentivi studiati dal suo ministero per stimolare gli investimenti nell’Industria 4.0 stanno funzionando alla grande.

NELLO SPECIFICO, Calenda si riferisce al pacchetto di misure messo a punto già negli anni scorsi dal governo con l’iper e il superammortamento, due agevolazioni fiscali che consentono di dedurre dalle imposte gli investimenti in macchinari e nuove tecnologie, per importi addirittura superiori alla spesa effettivamente sostenuta. A questi incentivi si aggiunge la nuova Legge Sabatini, cioè i contributi che il governo concede alle piccole e medie aziende che si indebitano per acquistare beni strumentali all’esercizio della loro attività, come appunto i macchinari. Il contributo della Legge Sabatini copre gli interessi passivi sul finanziamento contratto dall’azienda con le banche o con le società di leasing, fino a un tasso massimo del 3,75% annuo. L’obiettivo di tutti questi incentivi è appunto stimolare gli investimenti nell’Industria 4.0, quell’insieme di tecnologie e applicazioni (come la robotica, l’internet of things, ilcloud computing o l’automazione) che stanno rivoluzionando i processi produttivi. C’è chi la chiama quarta rivoluzione industriale. Ma quali aziende hanno utilizzato con maggiore intensità le agevolazioni per l’impresa 4.0? Fare un censimento dettagliato non è facile, almeno per il superammortamento e l’iperammortamento, per i quali sarà interessante vedere le dichiarazioni dei redditi presentate dalle imprese, che di solito vengono analizzate dall’Agenzia delle Entrate con un paio d’anni di ritardo rispetto al periodo d’imposta a cui si riferiscono. Ci sono invece molti dati sull’utilizzo degli inventivi legati alla Legge Sabatini, che vengono fotografati mese per mese dal Mistero dello Sviluppo Economico. La maggior parte delle domande di agevolazioni arriva dal Nord Est (40%) seguito dal Nord Ovest (35%), dal Centro (14%) e dal Sud (11%). Tra i settori produttivi, la parte del leone l’ha fatta l’industria manifatturiera che, dall’ottobre del 2016, ha ottenuto oltre 6 miliardi di finanziamenti agevolati con la Nuova Legge Sabatini (bancari o in leasing) per l’acquisto di impianti e macchinari .

SEGUE A DISTANZA il settore dei trasporti e del magazzinaggio con poco più di un miliardo di euro di finanziamenti mentre tutti gli altri comparti produttivi, dal commercio all’energia fino alle attività estrattive, sono ampiamente sotto il miliardo. Nei mesi scorsi il Ministero dello Sviluppo Economico, rielaborando i dati Istat, ha fatto una prima stima di come sono stati spesi tutti gli incentivi introdotti dal governo con la Nuova Sabatini, con il superammortamento e con l’iperammortamento, misurando anche i risultati ottenuti dalle agevolazioni (con dati aggiornati a giugno 2017). Il 35% degli investimenti è andato ai nuovi macchinari industriali, il 10% alle apparecchiature elettriche ed elettroniche e il 18% alla riparazione o manutenzione di macchine già esistenti. Infine, una quota residuale del 37% si è dispersa in altre voci. Nel primo semestre del 2017, sempre secondo i dati Istat rielaborati dal Mise, la spesa per investimenti innovativi in Italia è cresciuta complessivamente di ben il 9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con grande gioia del ministro Calenda.

Di | 2018-04-09T10:25:54+00:00 07/02/2018|Dossier Industria 4.0|