ECONOMIA E AMBIENTE

La green economy paga
«Una marcia in più per export,
fatturato e occupazione»

Alessandro Farruggia
ROMA

INVESTIRE nella sostenibilità, paga. Chi ha scelto la green economy ha fatturato di più, esportato di più, assunto di più. Lo dimostra GreenItaly 2018: il nono rapporto di Fondazione Symbola e Unioncamere che misura e pesa la forza della green economy nazionale. Ed è una forza tranquilla e crescente. Sono oltre 345mila le imprese italiane dell’industria e dei servizi con dipendenti che hanno investito nel periodo 2014-2017, o prevedono di farlo entro la fine del 2018 (nell’arco, dunque, di un quinquennio) in prodotti e tecnologie green per ridurre l’impatto ambientale, risparmiare energia e contenere le emissioni di CO2. In pratica un’azienda italiana su quattro, il 24,9% dell’intera imprenditoria extra-agricola. E nel manifatturiero sono quasi una su tre (30,7%).

LA TENDENZA green oriented delle imprese aumenta al crescere della dimensione aziendale, visto che le imprese che puntano sugli eco-investimenti sono quasi i due terzi tra quelle con più di 500 dipendenti. Solo quest’anno, anche sulla spinta dei primi segni tangibili di ripresa, circa 207 mila aziende hanno investito, o intendono farlo entro dicembre, sulla sostenibilità e l’efficienza. Le aziende green hanno un dinamismo sui mercati esteri nettamente superiore al resto del sistema produttivo italiano: con specifico riferimento alle imprese manifatturiere (5-499 addetti), quelle che hanno visto un aumento dell’export nel 2017 sono il 34% fra chi ha investito nel green contro il 27% tra chi non ha investito. Queste imprese innovano più delle altre, quasi il doppio: il 79% ha sviluppato attività di innovazione, contro il 43% delle non investitrici. Innovazione che guarda anche a Impresa 4.0: mentre tra le imprese investitrici nel green il 26% adotta tecnologie 4.0, tra quelle non investitrici tale quota si ferma all’11%. Sospinto da export e innovazione, anche il fatturato cresce: basti pensare che un aumento del fatturato nel 2017 ha coinvolto il 32% delle imprese che investono green contro il 24% nel caso di quelle non investitrici.

«IN ITALIA il cammino verso il futuro incrocia strade che arrivano dal passato e che ci parlano di una spinta alla qualità, all’efficienza, all’innovazione, alla bellezza» dice Ermete Realacci, presidente di Symbola. «Una sintonia tra identità e istanze del futuro – prosegue Realacci – che negli anni bui della crisi è diventata una reazione di sistema. Una scelta coraggiosa e vincente. Per le imprese, che investendo diventano più sostenibili e soprattutto più competitive. E per il Paese, che nella green economy e nell’economia circolare ha riscoperto antiche vocazioni e ha trovato un modello produttivo che ne enfatizza i punti di forza». E infatti alla nostra green economy si devono già 2 milioni 998mila green jobs, ossia occupati che applicano competenze ‘verdi’. Il 13% dell’occupazione complessiva nazionale. Un valore destinato a salire ancora entro l’anno: secondo Unioncamere si prevede una domanda di green jobs pari a quasi 474mila contratti attivati, il 10,4% del totale delle richieste per l’anno in corso; e nel manifatturiero si sfiora il 15%. Ma la forza della green economy non risiede solo nelle performance economiche e innovazione, ma anche nel legame con il territorio. Le imprese che puntano sul green sono più legate alla tradizione produttiva del territorio rispetto alle altre, hanno più legami con il mondo della cultura, investono più della media nel benessere economico e sociale dei propri lavoratori e della comunità di appartenenza. Green economy è quindi anche economia della coesione.


Leonardo svela il rotore di coda elettrico
«Consumi ed emissioni sonore ridotti
Così l’elicottero green è già realtà»

Alessandro Farruggia
ROMA

UN ELICOTTERO GREEN non è una chimera. E Leonardo sta lavorando in primis a un innovativo rotore di coda elettrico. «Sostenibilità per l’elicottero – osserva Fabio Nannoni, cto della divisione elicotteri di Leonardo – è la somma di vari parametri. Significa sia ridurre i consumi ma anche l’impatto ambientale di una macchina che vola a bassa quota. Il rotore elettrico permette di agire su tutti i parametri che convergono nella sostenibilità dell’elicottero. Oggi il rotore di coda è guidato da una connessione meccanica al motore che guida il rotore principale, e questo non è ottimale né per il consumo di potenza né per l’emissione sonora dell’elicottero. E questo ci permette di ridurre in maniera sostanziale sia il rumore emesso che i consumi ».

CONSIDERANDO che il rotore di coda consuma il 10% della potenza ma emette il 30% del rumore, i vantaggi sono significativi: 2-3% di consumo in meno e parecchi decibel in meno di rumore. L’elettricità viene presa da quattro motori elettrici (la ridondanza è fondamentale in aeronautica) connessi al motore principale. Oggi il sistema gira su un banco e verrà fatto volare a breve. «Oltre al rotore di coda elettrico – prosegue l’ingegner Nannoni – Leonardo lavora a due pale attive, una che usa un piccolo flap per controllare le vibrazioni, l’altra utilizza una specie di spoiler esteso sul bordo di fuga della pala e che ci permette di ridurre la resistenza all’avanzamento del rotore, con grandi cambiamenti in termini di consumo». Miglioramenti al consumo si ottengono anche migliorando l’architettura del sistema di propulsione e l’utilizzo del carbonio che, in sostituzione delle componenti metalliche, consente di ridurre del 10-15% i consumi di carburante e del 20% le emissioni di gas serra. Interessate anche il fatto di avere una famiglia di elicotteri (139, 169 e 189) e il ruolo dei simulatori di volo in termini di sostenibilità, perché riducendo drammaticamente le ore di volo necessarie (che incidono per un 15-20% delle ore di volo di un elicottero) per avere un pilota certificato si riducono consumi e le emissioni.

IL BILANCIO di sostenibilità del gruppo fa segnare miglioramenti in tutti temi classici della sostenibilità Per il consumo di risorse energetiche nel 2017 Leonardo ha segnato una riduzione dell’1,7% rispetto all’anno precedente. Il calo è stato accompagnato da un aumento di energia da fonti rinnovabili (sono 9000 le lampade a LED istallate negli ultimi tre anni, pari ad un risparmio annuale di 15.000 Mwh). Leonardo sta inoltre implementando una progressiva decarbonizzazione delle proprie attività. Dal 2010 ad oggi ha ridotto le emissioni di CO2 del 45% (grazie alla riduzione di 29.000 tonnellate di CO2 emesse dal 2016 al 2017, il gruppo ha contribuito ad evitare da 1 a 5,8 milioni di euro di danni economici causati da emissioni di CO2). Per quanto riguarda la produzione di rifiuti Leonardo sta invece adottando misure per contenerne la produzione e favorirne il recupero (la riduzione complessiva di rifiuti si attesta al 9,3% mentre il recupero al 9%, con un ulteriore obiettivo di riduzione della produzione del 7% entro il 2020). Infine per ciò che attiene allo sfruttamento delle risorse idriche Leonardo ha diminuito i propri prelievi idrici del 12% dal 2015 al 2017 con l’obiettivo di una ulteriore riduzione del 6% entro il 2020.

Di |2018-11-05T14:18:58+00:0005/11/2018|Dossier Sostenibilità|