ECCELLENZE NOSTRANE

Boom dell’export verso la Cina
«Il Dragone ha fame d’Italia
Ma solo uniti si può sfondare»

Fabrizio Ratiglia
ROMA

PRESIDENTE Roberto Moncalvo, il centro studi di Coldiretti ha evidenziato che c’è una netta crescita nell’export italiano verso la Cina. Le esportazioni dell’agroalimentare della penisola sono quadruplicate negli ultimi dieci anni. Ancora però non basta…

«L’apertura dei cittadini del gigante asiatico a stili di vita occidentali apre grandi possibilità al made in Italy alimentare che è ancora troppo poco conosciuto. Le esportazioni agroalimentari nostrane nei primi sei mesi del 2018 ammontano a 201,9 milioni di euro, ma gli spazi di crescita sono enormi».

In quali settori i prodotti italiani potrebbero avere ulteriori margini di penetrazione?

«Sicuramente il vino con i cinesi che sono diventati oggi i principali consumatori a livello mondiale di vino rosso. Ma cominciano ad apprezzare anche i formaggi, i salumi e il nostro olio di oliva extravergine».

Nel frattempo, oltre alla bilancia commerciale in rosso, dobbiamo fare i conti con un paradosso: importiamo dalla Cina, frutta e ortaggi…

«Nonostante la crescita del made in Italy c’è ancora un evidente squilibrio con un disavanzo della bilancia commerciale nei primi sei mesi del 2018 di oltre cento milioni di euro a vantaggio della Cina. Oltre agli animali da pelliccia e al pesce importiamo soprattutto concentrato di pomodoro anche se gli arrivi si stanno fortemente ridimensionando grazie all’entrata in vigore in Italia dell’obbligo di indicare l’origine in etichetta nei derivati del pomodoro ».

C’è qualche prodotto che importiamo dalla Cina potenzialmente pericoloso per i consumatori italiani?

«La Cina è ai vertici mondiali per l’insicurezza alimentare. Secondo l’ultimo rapporto del Sistema di allerta rapido europeo (RASFF) su 3.832 allarmi alimentari scattati in Europa ben 303 riguardavano prodotti provenivano dal paese asiatico che si colloca al terzo posto tra i più pericolosi del pianeta. Una chiara dimostrazione dell’esigenza di rafforzare il sistema dei controlli».

La Cina però è una platea da un miliardo e quattrocento milioni di consumatori che potrebbe diventare un mercato fondamentale per i produttori italiani. Come possiamo riuscirci?

«La conoscenza dei prodotti italiani autentici e la lotta alle imitazioni è una priorità per crescere in Cina dove purtroppo il falso made in Italy è arrivato spesso prima dell’originale. In questo, particolarmente importanti sono le sinergie che si possono creare anche grazie al turismo con il numero di viaggiatori cinesi in Italia in costante aumento».

È questa la richiesta di Coldiretti al Governo italiano e al ministro Centinaio?

«Difendere dalle contraffazioni il made in Italy sul mercato mondiale e superare le barriere tecniche che ancora ostacolano l’arrivo dei nostri prodotti è una priorità. Se infatti è stato rimosso nel 2016 il bando sulle carni suine italiane e, nel 2018, le frontiere si sono aperte in Cina per l’erba medica italiana, al momento, per quanto riguarda la frutta fresca, l’Italia può esportare in Cina solo kiwi e agrumi mentre sono ancora bloccate le mele e le pere oggetto di uno specifico negoziato».

Molti Paesi concorrenti dell’Italia, la Francia in primis, hanno una filiera molto organizzata che riesce a penetrare nei mercati stranieri grazie a un vero e proprio Sistema Paese strutturato per l’export. L’Italia ha le potenzialità per riuscirci?

«Certamente sì, e lo dimostra il fatto che il nostro export agroalimentare continua a far registrare record di crescita anno dopo anno mentre aumenta la ‘fame d’Italia’ dei consumatori a livello globale, trainata da un patrimonio di tipicità, qualità e sicurezza che non ha eguali al mondo».

Cosa manca al nostro Paese per raggiungere questo obiettivo?

«Il primo passo per creare un vero Sistema Paese a tavola è valorizzare i prodotti agricoli italiani dal campo alla tavola. È per questo che Coldiretti si è fatta promotrice, assieme a Ferrero, Inalca/ Cremonini e Consorzio Casalasco (Pomì e De Rica), di ‘Filiera Italia’, una nuova realtà associativa che vede per la prima volta il mondo agricolo e l’industria agroalimentare italiana d’eccellenza insieme per sostenere e valorizzare il made in Italy nel mondo con filiere che esprimono i valori comuni dell’identità territoriale e nazionale, della trasparenza e della sostenibilità, con una equa ripartizione del valore attraverso accordi di filiera con prezzi minimi garantiti agli agricoltori ».

Di |2018-10-01T13:47:15+00:0001/10/2018|Focus Agroalimentare|