ECCELLENZE MADE IN ITALY

Lusso, relax e benessere da bere
Palazzo di Varignana scommette
sui succhi di frutta 100% biologici

Paola Benedetta Manca
BOLOGNA

PALAZZO di Varignana, situato nel Bolognese, a Castel San Pietro Terme, non è solo un’oasi di relax e benessere, un suggestivo resort di lusso con spa, adagiato ai piedi dei colli bolognesi nel piccolo e antico borgo di Varignana, nello splendido scenario della campagna emiliana, ma anche un luogo dove trovano la loro dimora ortaggi, frutta, erbe officinali e oliveti. Nell’orto, di circa 3.000 metri, di proprietà di Palazzo di Varignana, si coltivano svariate tipologie di ortaggi stagionali come lo zafferano e le fragole, oltre a 42 diversi tipi di erbe officinali. Inoltre, nei sette ettari di frutteto, crescono melagrane, albicocche, mele, pere, ciliegie, pesche e susine. A questi si aggiungono sei ettari di noccioli, un mandorleto di un ettaro e 4000 metri di goji.

I SUCCHI di Palazzo di Varignana vengono realizzati solo con la frutta raccolta nei frutteti della struttura. In seguito, la frutta viene selezionata manualmente e trasformata con un metodo di lavorazione artigianale che rispetta l’alta qualità della materia prima. «Le varietà dei nostri succhi – spiega Chiara del Vecchio, product development director food division – sono: albicocca, mela, pera, pesca e melograno. Contengono unicamente frutta e una piccola percentuale di zucchero biologico estratto dall’uva, oppure zucchero di canna». Punta di diamante della produzione, senza nessuno zucchero aggiunto, è il succo 100% di melograno, proveniente da un frutteto in conversione a biologico. «Per quest’ultimo – spiega la product development –, vengono controllati periodicamente i frutti per raccoglierli al giusto grado di maturazione, garantendo così un sapore intenso e ben bilanciato tra dolcezza e acidità. La frutta e gli ortaggi di nostra produzione vengono utilizzati anche nei nostri ristoranti, per essere consumati freschi o in abbinamenti scelti appositamente dagli chef».

LA LAVORAZIONE della frutta di Palazzo Varignana «per il momento è per conto terzi, ma in futuro – annuncia del Vecchio – è previsto un centro aziendale polifunzionale, in cui nasceranno una serra idroponica per la coltivazione di piccoli frutti, il frantoio e un laboratorio di trasformazione per la frutta». Al Palazzo di Varignana, però, non si coltiva solo frutta, ma anche 100 ettari di oliveti in conversione che ospitano 65mila piante, prevalentemente di coltivazioni nostrane, tra cui la Ghiacciola e la Nostrana, a cui si aggiungono in minore percentuale le coltivazioni Frantoio, Leccino, Maurino e Leccio del Corno.

ATTRAVERSO la coltura degli olivi, ospitalità e agricoltura si fondano in un grande progetto di rinascita e recupero del territorio. Lo scopo è stato quello di rivalutare una zona collinare, per sua natura fortemente vocata all’agricoltura, nella quale erano presenti grandi appezzamenti di terra incolti o con colture di poco pregio. Inoltre, le importanti opere di drenaggio, bonifica, pulizia di fossi e canali che si sono rese necessarie, hanno contribuito ad abbassare notevolmente i problemi di dissesto idrogeologico di queste colline.

ULTIMI, ma non certo per importanza, sono i 35 ettari di vigneto nei quali si coltivano uve soprattutto autoctone e, grazie ai quali, nel 2018 sono state realizzate le prime due referenze del progetto enologico che prevede anche la produzione di vini privi di solfiti. E anche su questo versante sono in arrivo nuovi progetti. «E’ previsto per il prossimo autunno – annuncia del Vecchio –, l’inizio dei lavori di costruzione della cantina, semi ipogea, che si affaccerà sui vigneti».

NaturaSì Via la plastica, arrivano 22 prodotti alla spina

ROMA

PROSEGUE l’impegno di NaturaSì per diminuire il consumo di plastica. Dopo la progressiva eliminazione delle bottiglie di acqua dagli scaffali e la scelta dei sacchetti riutilizzabili per l’ortofrutta, continua l’impegno per eliminare gli imballaggi da prodotti di largo consumo, come riso e altri cereali, legumi, semi e frutta secca. L’iniziativa che sarà adottata in tutti i negozi biologici NaturaSì è realizzata in collaborazione con Legambiente. Sono 22 i prodotti che progressivamente scompariranno dagli scaffali nelle confezioni tradizionali: al loro posto, erogatori per lo sfuso. Risultato finale: più di 6.500 chili all’anno di plastica evitati per il totale delle piccole confezioni, con un risparmio in termini di emissioni di CO2 di circa 15.000 chili all’anno (al netto dei calcoli del trasporto), cui si aggiunge la mancata utilizzazione di 103 mila litri totali di acqua all’anno per tutta la rete dei negozi.

I CONSUMATORI potranno trasportare gli alimenti erogati alla spina in sacchetti lavabili e riutilizzabili per sfusi, realizzati in cotone bio con trattamenti ecologici del tessuto, frutto della collaborazione con Ecodis, azienda francese attenta all’impatto ambientale. La proposta di alimenti ‘alla spina’ segue quella dei detersivi certificati Icea (per ora 4 referenze), presenti per la vendita sfusa in molti dei negozi NaturaSì dal 2008. In questo caso il risparmio in termini di utilizzo di plastica è dell’80% mentre dal punto di vista economico il risparmio ammonta al 20% rispetto al prezzo del prodotto nel flacone non riutilizzabile. «Come azienda che prende la sua stessa ragion d’essere dalla salvaguardia della biodiversità e del pianeta – dice Fabio Brescacin (nella foto), presidente di EcorNaturaSì – dobbiamo fare la nostra parte. Pensiamo che possa essere di stimolo per politiche più ampie, ma chiediamo anche ai cittadini di essere protagonisti del cambiamento e di scegliere comportamenti meno dannosi».

Di |2019-07-08T10:04:04+00:0008/07/2019|Focus Agroalimentare|