ECCELLENZE ITALIANE

Tessuti disegnati dal vento
Così Treré produce le supertute
«Fatte su misura per ogni atleta»

Tommaso Papa
MANTOVA

INNOVAZIONE è un guanto che allevia lo sforzo di un ciclista piegato sul manubrio o di un golfista impegnato in un ace. Oppure la calza tecnica che grazie alla sua composizione restituisce calore a chi la indossa. «Innovazione è saper fare meglio quello che gli altri non fanno» è la parola d’ordine di Marco Redini, terza generazione imprenditoriale insediata nel distretto mantovano della calza, dal quale ha spiccato il volo, lasciandosi alle spalle un panorama pieno di ombre, crisi industriali e chiusure, per affrontare la sfida dell’hi-tech e del mercato globale. La Treré Innovation di Asola, di cui è amministratore delegato, produce e commercializza soprattutto abbigliamento sportivo di alta gamma, non solo calze naturalmente ma anche intimo, divise complete, capispalla, con propri marchi o con quelli di alcuni selezionatissimi brand della moda o del lusso (Armani e Jeep, per fare due nomi). Da poco l’azienda, oltre 100 milioni di fatturato annuo, 800 dipendenti (300 in italia divisi tra Asola e Bergamo, altri 500 in Bosnia, dove Treré è la più grande industria presente nello stato ex jugoslavo) si è lanciata nel settore delle bici ipertecnologiche («Questo tipo di mobilità individuale sarà una nuova frontiera» proclama convinto l’ad), arricchendo il proprio catalogo che oggi superai 2mila ‘pezzi’.

ALL’AVANGUARDIA nella vendita on line, l’azienda crede in quella diretta e al ‘rito’ del negozio; ed è quindi pronta ad approcciare nuovi mercati (primo della lista è quello russo, con una filiale a Mosca) dopo aver messo le proprie bandierine sulle principali piazze europee. A coronare la continua voglia di nuovo, c’è soprattutto un investimento da 20 milioni di euro nel settore della ricerca e dello sviluppo tecnologico. «Sorgerà qui», racconta Redini indicando un’area verde nello stabilimento asolano del gruppo, che attualmente occupa 3.500 metri quadrati tra produzione e logistica. L’ad lo descrive come un ‘incubatore’ di idee. Vi lavoreranno una quarantina di addetti, specificamente concentrati sulla scoperta, preparazione e messa a punto di brevetti e tecnologie: «Ne verranno anche dall’estero – racconta ancora Redini – stiamo già contattando ingegneri tedeschi e americani che chiameremo a lavorare qui. Perché solo dal confronto nascono idee davvero nuove». Il solo investimento annuo del reparto sarà di un milione di euro.

SERVIRÀ AD ARRICCHIRE di contenuti il nuovo brand che Treré farà esordire da settembre. Si chiamerà ‘Uyn’ (che in inglese suona come ‘vincere’ ma è l’acronimo di ‘Unleash your nature’, lascia libera, sguinzaglia la tua natura) e apparirà a ottobre sulle divise degli atleti che parteciperanno alla maratona di Venezia e, successivamente, agli internazionali di atletica in Svezia. Nell’hub asolano della ricerca ci sarà posto anche per una galleria del vento che, grazie a un body scanner disegnerà su misura l’abbigliamento di ogni singolo cliente che vorrà servirsene, ma anche simulare le condizioni estreme di impiego dei materiali, dai 50 gradi con 90% di umidità dei deserti alle condizioni proibitive sui ghiacci artici.

LA DISTRIBUZIONE a livello internazionale dei singoli capi è anch’essa destinata a una drastica modernizzazione: l’azienda asolana di recente si è dotata di un sistema robotico che impacchetta quasi 500 confezioni all’ora. Il cantiere del nuovo centro ricerca partirà all’inizio dell’autunno. Intanto la Treré macina ordini e fatturato. E colleziona clienti cool tutto il mondo, personaggi che vogliono il meglio e non badano a spese. Le loro foto occupano il ‘muro della gloria’ dello show room mantovano: ci sono sportivi come Fernando Alonso, Max Biaggi e Roberto Mancini, politici (Prodi e Putin), gente di spettacolo come Robbie Williams e John Voight, il padre di Angelina Jolie nonché indimenticabile protagonista di ‘Un uomo da marciapiede’: «Nell’immagine indossa una nostra maglia underwear in filato naturale. Lo tiene caldo». È tra i pochissimi che non la usa in bici, per correre o sciare ma per altro: «È uno che ama la caccia».

Candy Elettrodomestici intelligenti, gara tra startup innovative

MILANO

DIECI STARTUP internazionali per rivoluzionare la casa degli italiani, con elettrodomestici intelligenti e dotati di intuito, in grado di consigliare la ricetta migliore per la cena o il lavaggio più efficace del bucato. È l’obiettivo del Candy Connection Event, iniziativa – che si terrà dopodomani nella sede di H-Farm a Roncade (TV) – dove questi progetti saranno presentati ai vertici del colosso del bianco, per valutare insieme una possibile collaborazione. L’evento si tiene dopo una selezione durissima fatta da H-Farm, piattaforma d’innovazione in grado di supportare la creazione di nuovi modelli d’impresa con 13 anni di esperienza: le startup valutate erano inizialmente 200, provenienti da tutto il mondo (Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Francia, Germania, Italia e Israele). Il percorso di scouting aveva paletti ben precisi, ovvero la volontà di Candy, presente anche con Andrea Contri, Digitalization&open innovation manager del gruppo, di individuare soluzioni per una casa sempre più smart.

NEGLI ULTIMI ANNI, il mercato delle smart home e delle soluzioni Internet of things ha registrato un incremento a doppia cifra: in Italia nel 2017 è cresciuto del 35% rispetto al 2016, per un giro d’affari di 250 milioni di euro (dati Osservatorio Iot del Politecnico di Milano) mentre, secondo le previsioni di Zion Market research, a livello globale è prevista una crescita del 14,5% entro il 2022. Candy, oggi leader nel settore degli elettrodomestici intelligenti con una quota di mercato del 61%, ha scelto di sfruttare questa tendenza e ha avviato un progetto di Open Innovation per integrare nuove funzionalità.

Di | 2018-07-09T13:29:27+00:00 09/07/2018|Imprese|