Eccellenza Marche

Non solo re Verdicchio
«Anche rossi e rosé in cattedra
Territorio sempre più «divino»

L’ascesa del settore enologico ha consentito alle Marche di contrastare il trend negativo in altri comparti iniziato nel 2008. In dieci anni una crescita in export del 40%.

IL VERDICCHIO il miglior vino bianco italiano da pesce? Forse. Come si dice, dipende dai gusti. Però una cosa è certa. Le Marche hanno ritrovato la loro naturale vocazione bianchista. Il Verdicchio, rinato dalle ceneri di una crisi di immagine e qualità sul finire del secolo scorso, adesso trionfa sulle guide del buon bere. La conferma viene dal podio del Gambero rosso 2017, dove dei 20 Tre bicchieri assegnati alle Marche ben 17 sono verdicchi, equamente suddivisi fra le doc Castelli di Jesi e Matelica. E dei 17 premiati con l’alloro più ambito, ben 14 sono vini delle aziende aderenti all’Imt (Istituto marchigiano tutela vini).

Ma è tutto il vino marchigiano che cresce. Infatti le Marche non sono solo bianco (oltre il 50% della produzione), sono anche rosso e un po’ di rosato. È il Rosso Conero il portabandiera della regione, un rosso «affacciato sul mare», nel cui blend il Sangiovese – vitigno principe dell’Italia centrale – cede il passo al Montepulciano. Prima doc in rosso della regione (nasce nel 1967), si esprime con un forte carattere territoriale nel comprensorio del Monte Conero, un ambiente caratterizzato da un terreno calcareo e da una esposizione alla luce e alle brezze marine che permettono al Montepulciano di esprimere tipicità e sapidità. Un rosso versatile, compagno di carni e arrosti nelle versioni più strutturate, ma anche in grado di accompagnare pasti a base di pesce nelle versioni affinate solo in acciaio e vetro. Tant’è che l’abbinamento col pesce è stato proposto con successo l’estate scorsa dall’Imt attraverso la campagna «Red Marine Wine».

È LA TERRITORIALITÀ l’asso vincente dell’enologia marchigiana, come conferma anche un’indagine di Nomisma –Wine Monitor, secondo cui sono i vini da vitigni autoctoni i protagonisti indiscussi del futuro enologico italiano, il trend di consumo dominante. Tra questi, emerge il Verdicchio, l’autoctono marchigiano conosciuto dal 77% dei consumatori, tallonato dal Vermentino (76%) e seguito a distanza da Vernaccia (67%), Tocai Friulano (66%) e Falanghina (62%). Una vittoria, quella dei vini identitari, che si coniuga anche con l’importanza della territorialità nei criteri di scelta del vino. Secondo Nomisma, il 36% dei consumatori orienta l’acquisto in base alla provenienza, privilegiando la regione di produzione (26%) e la nazionalità (10%). Ma torniamo al Verdicchio, non solo il bianco autoctono più conosciuto dagli italiani, ma anche il vino più conosciuto e bevuto dai marchigiani. La rivoluzione produttiva che ha riportato in auge questo bianco è testimoniata dal radicale rinnovamento del vigneto regionale: su una superficie complessiva di circa 2600 ettari coltivati quasi un quinto (pari a 480 ettari) sono stati ristrutturati negli ultimi 5 anni tra le doc Castelli di Jesi e Matelica. Nella campagna 2015-2016 gli ettolitri certificati sono stati circa 164mila (+2,5% sulla campagna 2014-2015) e 18 milioni e mezzo le bottiglie prodotte, di cui circa la metà destinata all’estero. Negli ultimi dieci anni l’export enoico regionale ha fatto passi da gigante con una crescita del 40%, passando da 34 milioni di euro del 2005 a 47,4 milioni del 2015. Nel primo semestre 2016 l’Istat rileva un balzo del 4%.

LA VENDEMMIA 2016, con quantità uguali al 2015 (sui 960mila ettolitri), propone sia per bianchi che per rossi equilibrio, profumi e freschezza. «L’agroalimentare marchigiano ha tenuto – spiega Nomisma – e oggi può essere una leva di rilancio importante per l’economia regionale, anche sul fronte turistico». Il vino rappresenta il primo prodotto alimentare marchigiano esportato e influisce su quasi un quarto dell’intero commercio. E l’enoturismo è la nuova frontiera dell’agroalimentare regionale. Secondo Silvia Zucconi di Nomisma «l’impulso viene sia per l’impatto diretto che ha sulla ristorazione che per l’acquisto di vino e prodotti agroalimentari, con un giro d’affari quantificato da Unioncamere in 355 milioni di euro».

18 milioni di bottiglie
del bianco doc

Il Verdicchio nella campagna 2015-2016: ettolitri certificati 164mila e 18 milioni e mezzo le bottiglie prodotte. 18 milioni di bottiglie del bianco doc

Quasi 50 milioni
il fatturato estero

In dieci anni l’export enoico regionale cresciuto in valore del 40%: da 34 milioni di euro del 2005 a 47,4 milioni del 2015.

Dal Conero, l’altro
vino ricercato

Rosso Conero il portabandiera. Nel blend il Sangiovese, vitigno principe del Centro, cede il passo al Montepulciano.

Taglio alla burocrazia dal nuovo Testo unico
La Coldiretti regionale: così cresce il settore

IL TESTO UNICO sul vino ha ridotto molti problemi con la burocrazia della filiera del vino. La Coldiretti Marche nei giorni scorsi ha espresso il suo plauso. Dal vigneto alla bottiglia l’attuale normativa, ricorda Coldiretti, rendeva necessario adempiere a più di 70 pratiche. Il Testo Unico, sottolinea la Coldiretti, porta finalmente alla semplificazione delle comunicazioni e adempimenti a carico dei produttori.

Di | 2018-05-14T13:15:05+00:00 07/12/2016|Focus Distretti|