DUE SIMBOLI SENZA TEMPO

Il ritorno del calzolaio delle stelle
Novant’anni dopo Ferragamo
celebra la nascita della bottega

Olga Mugnaini

FIRENZE

ERA GIÀ il «calzolaio delle stelle». E da cinque anni aveva aperto un negozio a Hollywood, frequentato da dive del cinema e da tutto lo star system californiano. La sua fortuna era assicurata, il suo gusto e la sua creatività indiscussi. Ma dopo tredici anni di Stati Uniti decise di tornare a casa, in Italia. E di far crescere la sua bottega e la sua famiglia in riva all’Arno, nel cuore di Firenze. Era il 1927 e Salvatore Ferragamo, con la sua valigia di scarpe delle meraviglie, riattraversò l’Atlantico per iniziare una nuova straordinaria avventura. La stessa che ha portato il gruppo a diventare uno dei principali player del settore del lusso, con ben 1,43 miliardi di fatturato nel 2016. L’intento del museo aperto nel 1995 nel medievale palazzo Spini Feroni – sede dell’azienda e del laboratorio dal 1938 – era proprio quello di far conoscere al pubblico di tutto il mondo le qualità artistiche di Ferragamo e il ruolo ricoperto nella storia non solo della calzatura, ma anche della moda internazionale. Nello sale espositive – curate da Stefania Ricci – si passano in rassegna tutti i capricci offerti in dono alle donne, dalla celebre ‘zeppa’ di sughero, brevettata nel 1936 e subito copiata in tutto il mondo, alle tomaie in rafia o cellofan, alla carta per le caramelle, adottate durante il periodo della Seconda Guerra mondiale.

OGGI, A 90 ANNI di distanza, per riannodare i fili dei ricordi e per riaccendere i riflettori su quell’anno simbolo, proprio il museo Ferragamo dedica una mostra al viaggio dall’America al rientro in patria. «1927. Il ritorno in Italia» è il titolo dell’esposizione costruita per far viaggiare i visitatori a bordo del transatlantico «Roma» su cui salì il giovane Salvatore Ferragamo, restituendoci una panoramica sugli anni Venti. Fino al 2 maggio del 2018, la mostra-viaggio offre un percorso in otto tappe, dove si incontrano gli ambienti della nave, la Firenze di allora attraverso alcuni dipinti, il guardaroba femminile dell’epoca, le arti applicate, le opere di Gio Ponti per Richard Ginori, le maioliche di Cantagalli. Infine il corpo umano, prima come strumento del dinamismo interpretato da Balla, e poi con Thayaht fino alla sua scomposizione futurista. Non è un caso che la collezione di calzature, riunita nel museo della maison, documenti l’intero arco di attività di Ferragamo partendo proprio dal suo ritorno in Italia nel 1927, per arrivare fino al 1960, anno della sua morte, per proseguire con la produzione fino ai giorni nostri.

ALCUNI MODELLI dimostrano il rapporto di Salvatore Ferragamo con gli artisti dell’epoca, come il pittore futurista Lucio Venna, autore di alcuni bozzetti pubblicitari e della nota etichetta delle calzature Ferragamo. Altri disegni provano la continua ricerca della perfetta calzata e l’invenzione di particolari costruzioni e di materiali. Non mancano infine le calzature famose, create per le star di Hollywood, come Marilyn Monroe, Greta Garbo, Audrey Hepburn. Come la maggior parte dei musei aziendali, il museo Salvatore Ferragamo e l’archivio connesso, sono nati da una visione imprenditoriale, e in particolare da quella della vedova Wanda, alla guida dell’azienda dal 1960, anno della morte del fondatore, e i suoi sei figli. In particolare è stata Fiamma, la maggiore dei fratelli, responsabile, dopo la scomparsa del padre, del settore più importante dell’azienda, scarpe e accessori in pelle, a farsi portavoce in seno alla famiglia del progetto.


Piaggio Museo della Vespa, mezzo milione di visitatori

PONTEDERA

È UNA «SIGNORA» che ha appena compiuto 70 anni, portati divinamente. Pertanto non stupisce che il museo di famiglia ruoti intorno a lei, sua maestà la Vespa. E che anche il prossimo ampliamento degli spazi espositivi continui ad avere al centro quella straordinaria creatura a due ruote, inventata dall’ingegner Corradino d’Ascanio, e diventata un’icona capace di far innamorare i divi di Hollywood e i giovani di tutto il mondo. Sarà per questo che il museo Piaggio di Pontedera ha appena segnato un nuovo record,laureandosi nel 2016 fra i primi cinque musei d’impresa più visitati d’Italia, con oltre 56mila ingressi. Dalla sua inaugurazione nel 2000 ad oggi ha apertola porta a più di 510.000 visitatori, tanto da convincere a programmare il raddoppio della superficie espositiva, per mostrare i cimeli di una storia straordinaria. Basti pensare che dal 1946 sono stati venduti oltre 18 milioni di esemplari. Nel giro di un decennio la produzione è triplicata e non è esagerato dire che le ruote della Vespa hanno raggiunto le strade di tutto il mondo. Anche gli stabilimenti si sono moltiplicati e alla storica sede di Pontedera si sono aggiunte le succursali in Vietnam e in India.

IL M– USEO, gestito dalla Fondazione Piaggio, rispecchia la vitalità dell’azienda. Per tutta l’estate si sperimenteranno le aperture domenicali. Distribuito su 3.000 mq dell’ex officina attrezzeria, il museo occupa uno dei corpi di fabbrica più antichi del complesso di Pontedera, dove l’azienda insediò la propria produzione a partire dai primi anni Venti. Qui, tutti si aspettano di trovare la vespa guidata da Gregory Peck con in sella Audrey Hepburn, a zonzo per la Roma della Dolce Vita. Ma forse non è altrettanto noto che vi sono esposti anche motori aeronautici degli anni Trenta, un esemplare di motrice ferroviaria MC2 54 del 1936, l’aereo P148 del 1951, l’Ape, il Pentarò, fino al Ciao e agli scooter di ultima generazione. Piaggio fu infatti la prima in Italia a proporre la costruzione di automotrici, elettromotrici e vetture realizzate tutte in acciaio inossidabile.

AL PIANO superiore si trova inoltre la collezione Gilera,la storica azienda di motociclette acquistata da Piaggio nel 1969. Ma l’attrazione maggiore sono le vespe della collezione, con i prototipi degli anni ’40: come l’Mp5 conosciuto come Paperino, primo esercizio di Piaggio sul tema scooter, prodotto in pochissimi esemplari tra il 1943 e 1944.E ancora l’Mp6, il celeberrimo prototipo di Vespa uscito dalla matita di Corradino d’Ascanio nell’autunno 1945. E poi i classici della produzione Vespa realizzata in più di 140 versioni, tra cui la prima 98cc del 1946: dalla Vespa 125 del 1951, il modello utilizzato sul set di ‘Vacanze Romane’, alla 125 Primavera del ’67, oggetto di culto per l’epoca.

Olga Mugnaini

 

 

 

Di | 2018-05-14T13:14:38+00:00 31/05/2017|Focus Musei d'impresa|