Gli italiani amano il rischio
Uno su 4 punta su titoli e Borsa
ma non crede a facili guadagni

Davide Nitrosi

MILANO

CHIAMATELO effetto della lunga crisi, date la colpa alla bolla immobiliare esplosa nelle mani delle famiglie (e del popolo dei cassettisti tutto Bot e mattone), ma l’ecosistema del risparmio si è adattato al cambiamento di clima con una rapidità sorprendente. La previsione del tempo che farà in termini di comportamenti e aspettative finanziarie la firma Schroders Investment Management, società d’investimento globale con due secoli di vita e un patrimonio gestito di 488 miliardi di euro. Il suo Global Investor Studi 2017, Schroders che tasta il polso a 22mila investitori in 30 Paesi pronti a investire almeno 10mila euro, evidenzia che nel 2018 gli italiani saranno i primi nell’Eurozona nella classifica di chi vuole investire nei mercati finanziari. La propensione a puntare sulla Borsa supera tutte le altre priorità: meglio che mettere i soldi in banca, comprare una casa o un altro immobile, spendere per andare in vacanza o comprare auto. Non è una buona notizia per l’inflazione e i consumi interni, ma testimonia una nuova maturità. «Il 26% dei 1.003 intervistati italiani (contro una media mondiale del 23%) – segnala Schroders – ha dichiarato che investire i risparmi in azioni, obbligazioni o commodity è la priorità chiave per il prossimo anno».

GLI ALTRI che faranno però? Il 10% degli italiani intervistati prevede di depositare in banca i suoi risparmi (mediamente in Europa è il 16% a pensare di farlo), il 15% acquisterà delle proprietà (e qui la percentuale resta la più alta nelle aree interessate dalla ricerca), il 10% comprerà beni voluttuari (contro il 13% in Europa e il 7% in Asia), mentre il 12% degli italiani destinerà i risparmi in investimenti per la pensione alternativa. Pesano sicuramente la riforma pensionistica, la diminuzione degli assegni, oltre alla precarietà e all’incertezza per il futuro. Per Luca Tenani, Country head Italy – Asset management di Schroders, «l’idea che gli italiani siano più propensi rispetto al campione dell’Eurozona a indirizzare i risparmi verso i mercati finanziari è una notizia che va nella direzione giusta, considerando le attuali condizioni di mercato e i livelli di rendimento di conti correnti e Titoli di Stato».

UN ASPETTO che incide sulla propensione agli investimenti è infatti il basso costo del denaro che spinge a rischiare di più in Borsa piuttosto che diminuire l’esposizione debitoria, ad esempio riducendo mutui o prestiti. Solo per il 9% degli intervistati globali (e l’8% in Italia) ha come priorità nel 2018 quella di ripagare un debito o un mutuo. Le società di asset management possono quindi brindare. Ma attenzione alle aspettative. «A livello globale i risparmiatori hanno aspettative di rendimento dagli investimenti eccessive», avverte Schroders. Quelli più realistici sono gli italiani. Per i prossimi cinque anni, gli investitori globali si aspettano un «ritorno annuale medio del 10,2%, nonostante l’indice MsciWorld abbia registrato un ritorno annuo del 7,2% negli ultimi 30 anni». Gli investitori italiani – «sono gli unici con attese più realistiche: il 7,2% medio atteso in Italia è inferiore alla performance dell’Msci World Index». Maturità o cautela dovuta all’esperienza? Sulla formazione all’investimento non si fa mai troppo. «L’auspicio – osserva Tenani – è che le istituzioni e l’industria compiano ulteriori passi per far progredire l’educazione finanziaria, dirottando i flussi di risparmio verso strumenti trasparenti, diversificati e più in linea con i profili di rischio/rendimento».

 


Bitcoin L’esperto: «Saliranno ancora, l’unica bolla sono le Ico»

MILANO

IL RALLY continuerà. Il tetto dei 7mila dollari, che ha strappato grida di entusiasmo ai titolari di bitcoin, è destinato a essere bruciato da un nuovo record. «Nel breve il bitcoin potrebbe raggiungere quota 8mila dollari», spiega Enrico Malverti, analista e direttore di Cyber Trade, società fintech che sviluppa robotrader e roboadvisor, che a It Forum parteciperà all’incontro sul bitcoin. Le impennate così rapide hanno fatto venire l’acquolina in bocca agli investitori. La criptovaluta ha dimostrato di poter essere una asset class redditizia. «Investire in bitcoin ha un senso, è un asset che potrebbe avere sensibili margini di apprezzamento nei prossimi mesi. Molti però si avvicinano senza una preparazione sufficiente per investire su strumenti con volatilità così alta, perciò rischieranno di bruciarsi», riconosce Malverti. Le oscillazioni di prezzo sono determinate dalle incognite che ancora caratterizzano lo sviluppo della criptovaluta. «Fino a qualche mese fa erano per lo più legate a prese di profitto, poiché era uno strumento nuovo e c’erano molte asimmetrie informative. Inoltre si usava anche per speculazioni di breve e medio termine», precisa il trader. Successivamente è arrivata la stagione degli allarmi delle banche. Dal numero uno di Jp Morgan al presidente della Bce, Draghi, autorevoli rappresentanti del credito hanno ammonito gli investitori dal fidarsi del bitcoin. «Questa politica non ha altro scopo che rallentare la diffusione del bitcoin, perché spaventa le banche. È l’unica asset class che sfugge ai flussi bancari», analizza Malverti. Infine il prezzo è influenzato da dinamiche interne alla stessa produzione di bitcoin. Per l’analisti è «presto per parlare di bolla, ci sono ancora opportunità». Però all’orizzonte la tenuta del valore dipenderà dalla concorrenza che arriverà da altre criptovalute e dalla controffensiva delle banche. Piuttosto, «di bolla si può già parlare», incalza Malverti, nel caso delle Ico, le initial coin offering, Ipo che vendono in anticipo la criptovaluta di un progetto di business a investitori che sperano in apprezzamenti della moneta, quando il progetto decolla.

«FIORISCONO come funghi, spesso non ci sono progetti imprenditoriali seri. È difficile avere informazioni», avverte l’analista. Per Malverti chi vuole investire in bitcoin deve prestare attenzione a tre aspetti. Il primo: «Utilizzare bassissime percentuali del proprio portafoglio, non più dell’1%». Secondo: «Avere un’adeguata preparazione tecnica. Non bisogna operare a caso ma prendere le decisioni sulla base di una strategia, e stabilire una stop loss, il rischio massimo che si è disposti ad accettare». Terzo: «Informarsi e seguire gli investimenti tutti i giorni».

Luca Zorloni