ACCORDI CHE MIGLIORANO LA VITA

Buoni benzina, scuola, visite mediche
Così l’azienda che punta sulle donne
semplifica la vita alle dipendenti

Giuseppe Catapano
FORLIMPOPOLI (Forlì-Cesena)

SIAMO sempre stati sensibili all’importanza del buon vivere, che si trasforma in buon lavoro». Dalle parole ai fatti concreti: la Fusco packing engineering (Fpe), realtà romagnola leader nei servizi di marketing, ha sviluppato un piano di welfare aziendale in cui si manifesta «l’attenzione ai valori del benessere delle risorse umane», spiega la presidente Sara Fusco. Un’attenzione che, però, non è maturata solo in periodi recenti: già dal 2000 l’azienda – 60 fra dipendenti e collaboratori, 4.200 metri quadri di sede a Forlimpopoli, una sede commerciale a Milano e 5 milioni di fatturato – è ricorsa alla contrattazione di secondo livello per l’erogazione di premi monetari di risultato definiti sulla base di redditività, produttività e presenza. Premi che, in quanto monetari ed erogati in busta paga, sono penalizzati dalle trattenute. Costi alti e resa non direttamente proporzionale. Da qui la scelta di puntare sul welfare aziendale come «strumento per premiare il sacrificio dei dipendenti». Fpe ha scelto la piattaforma Welfare Hub di Intesa Sanpaolo «perché – osserva Fusco – è quella che risponde meglio alle nostre esigenze». L’accordo di secondo livello in vigore dà al dipendente la possibilità di scegliere fra due opzioni: la prima è quella che consente di
monetizzare il premio in busta paga, la seconda prevede proprio l’adesione al piano di welfare aziendale. Nessuno ha avuto dubbi.

«TUTTI HANNO ADERITO al piano, un successo al 100% che mi riempie d’orgoglio». Con una particolarità: il 70% dei circa 60 tra lavoratori diretti e collaboratori è costituito da donne. Oltre a proprietà e vertici (Patrizia Bernardi, direttore generale e direttore finanziario, ha avuto un ruolo chiave nello sviluppo del progetto), sono al femminile diversi ruoli chiave in Fpe. E allora accordi di home working, part time e flessibilità caratterizzano la gestione del personale. Assieme al welfare aziendale. A ogni dipendente è concessa la possibilità di connettersi alla piattaforma digitale Welfare Hub di Intesa Sanpaolo, sempre attiva, e utilizzare la propria quota benefit per richiedere beni e servizi, scegliendo tra le aree di maggiore interesse: casa e famiglia, salute e benessere, risparmio e tempo libero, viaggi e mobilità (buoni benzina, buoni spesa o acquisto), buoni pasto, sport, rimborso delle spese sostenute per l‘istruzione, i familiari e la salute. «Fpe – chiude la presidente – ha sempre messo al centro la persona, fin dalla sua fondazione. Per il progetto di welfare aziendale abbiamo anche organizzato un help desk interno dedicato all’utilizzo della piattaforma per mostrarne i vantaggi e le diverse opportunità».

GRAZIE AI PRINCIPI che ne ispirano l’attività, nel 2017, Fpe ha partecipato al concorso nazionale Woman Value Capital, promosso da Intesa e Fondazione Bellisario. Sara Fusco è stata premiata fra le finaliste proprio grazie alle politiche di supporto della parità di genere e alla visione legata al miglioramento e all’evoluzione sociale.

Jointly Il nuovo benefit: orientamento scolastico per i figli

MILANO

L’AZIENDA AIUTA tuo figlio ad affrontare una delle maggiori fonti di ansia della famiglia: la scelta del percorso formativo. Non solo sconti per asili nido, palestre o buoni per la spesa, il welfare aziendale è anche questo. Jointly, startup nata a Milano nel 2014 dall’esperienza di Francesca Rizzi e Anna Zattoni, supporta le imprese nel comprendere, orientare e rispondere ai bisogni di welfare che nascono in un’epoca di profondi cambiamenti sociali e demografici. Il progetto «Push To Open» ne è un esempio. Nasce per aiutare i ragazzi ad orientarsi nel mondo della scuola e del lavoro, grazie a un programma dove aziende, professionisti e istituzioni spiegano e raccontano che cos’è il lavoro e come scegliere il percorso in base alle prospettive occupazionali. Il programma di orientamento ha coinvolto 4.500 ragazzi negli ultimi 3 anni: secondo il primo Report sull’impatto sociale dell’iniziativa, l’82% dei giovani ha dichiarato che il percorso ha avuto un impatto sulla sua scelta. «Il progetto è partito tre anni fa, quando abbiamo riscontrato che la scelta del percorso che il figlio avrebbe dovuto intraprendere alla fine della scuola superiore diventava una fonte di ansia per il lavoratore e per la sua famiglia – racconta Francesca Rizzi, amministratore delegato di Jointly –. Ora abbiamo ampliato le possibilità, e offriamo servizi di orientamento anche per i ragazzi alla fine delle scuole medie e dopo l’università».

SI TRATTA DI «SCELTE che possono avere ripercussioni concrete sia dal punto di vista emotivo sia pratico sul ragazzo e sul nucleo famigliare – ribadisce Rizzi –. Dal Report è emerso che le aziende hanno avuto un doppio ritorno positivo: il 60% dei genitori ha aumentato la fiducia nei confronti della propria azienda e la percezione del valore economico attribuito (520 euro) è pari a due volte il valore economico investito (255 euro) e a quattro volte il prezzo medio pagato». Il concetto che sta alla base di «Push To Open» e più in generale dell’attività di Jointly (circa 40 aziende clienti e oltre 300 partner per 600 servizi di welfare aziendale) è quello del people caring: il welfare non viene percepito solo come corrispettivo offerto da un’azienda ma anche come risposta ai bisogni reali di un lavoratore puntando sugli aspetti più problematici della vita sociale.

«NON VEDIAMO il welfare aziendale solo come una piattaforma in cui il lavoratore può scegliere il servizio che piace di più, ma facciamo un lavoro di ascolto per capire quali sono le sue esigenze – aggiunge Rizzi – Il nostro welfare aziendale non è come una piattaforma di e-commerce, ma viene realizzato attraverso progetti che connettono le realtà sociali presenti sul territorio anche con le aziende più piccole». Con la stessa filosofia Jointly offre ai lavoratori di colossi e di Pmi servizi per prendersi cura dei bambini quando i genitori sono a lavoro o per i caregiver, le persone che assistono un familiare non autosufficiente.
Cosimo Firenzani


Unicredit allarga il welfare
Permessi per chi ha figli con Dsa
E diritto a staccarsi dalle email

Achille Perego
MILANO

SI SCRIVE Work life balance, si legge «benessere per i dipendenti», familiari compresi. E anche per l’azienda. Che nella fattispecie è Unicredit. Sul fronte del welfare aziendale la banca ha fatto un altro importante passo avanti per coniugare la vita in ufficio e quella privata. A febbraio è stata infatti firmata l’intesa tra Unicredit e le organizzazioni sindacali, che ha chiuso il cerchio di un percorso iniziato tre anni fa e che ha visto al lavoro la struttura Human Capital di Unicredit, con il coinvolgimento dei dipendenti (il 46,74% basati in Italia e il 53,26% all’estero) chiamati a rispondere a specifiche survey, interviste interne volte a valutare la qualità della vita d’azienda e a identificare temi e margini di miglioramento.

COSÌ le nuove proposte sul Work life balance hanno ampliato il già consolidato sistema welfare della banca per assicurare ai dipendenti un sempre maggiore equilibrio nel bilanciamento tra l’impegno in azienda e quello nella vita privata. L’intesa, che recepisce per l’Italia le indicazioni contenute nella Joint Declaration siglata da Unicredit col Comitato aziendale europeo il 28 novembre scorso, introduce nel prossimo biennio una serie di iniziative che arricchiranno l’offerta welfare. Le iniziative, che saranno implementate nei prossimi mesi, riguardano cinque macro aree di interesse: digitalizzazione, flessibilità, gestione del tempo al lavoro, benessere e cambiamento culturale. «In Unicredit – spiega l’ad Jean Pierre Mustier – crediamo nell’importanza del rispetto. Tenere in considerazione sia gli interessi personali sia quelli professionali deve essere al centro di ogni cosa che facciamo. Questo ci aiuterà a creare una cultura che rafforzi il valore che ognuno di noi può dare. A tal proposito, i manager devono guidare con l’esempio».

TRA le principali iniziative introdotte dal Work life balance spicca «Money is time», che consentirà ai dipendenti di convertire parte del premio aziendale di produttività in giornate di permesso retribuito e di prendere un periodo sabbatico automatico di quattro mesi. Con la «banca del tempo», invece, chi affronta gravi situazioni personali o familiari potrà usufruire di ore di permesso retribuito ulteriori rispetto a quelle previste dal contratto grazie ai permessi solidali donati dai colleghi. I permessi retribuiti potranno avere specificità diverse, dal trasloco alla stipula del mutuo, dalla laurea al matrimonio dei figli, fino al lutto per affini che arrivino al secondo grado.

UNICREDIT metterà a disposizione anche due permessi retribuiti per l’assistenza dei figli affetti da disturbi specifici dell’apprendimento e un permesso per fare volontariato. A questi vanno poi aggiunti i permessi non retribuiti che possono essere presi per la malattia dei figli e il loro inserimento all’asilo nido o alla scuola materna. L’accordo prevede anche l’introduzione di iniziative di benessere emotivo-cognitivo volte a migliorare sotto diversi aspetti la condizione e l’esperienza lavorativa. Dalle iniziative di ascolto per donne vittime di violenza, con l’attivazione di un numero di telefono dedicato a quelle relative all’area nutrizionale, grazie a una partnership con Slowfood. Dall’orientamento psicologico e di counseling a sostegno dei colleghi in situazioni di difficoltà o disagio alla consulenza sulla genitorialità e consigli per orientare i figli dei dipendenti nelle scelte di studio e lavoro fino all’istituzione della figura del disability manager a supporto e miglior inclusione dei colleghi con disabilità.

NEL WORK LIFE BALANCE sono inclusi anche il «diritto alla disconnessione», ovvero il diritto di non ricevere comunicazione attraverso mail, chat, telefono, fuori dal normale orario di lavoro, e la definizione di regole per la corretta gestione degli strumenti aziendali. Tutte queste novità si aggiungono alle soluzioni, già da tempo attive, relative ad esempio alla previdenza e alla sanità integrativa, al part time, la flessibilità e lo smartworking, un progetto strategico avviato nel 2014 che concede più autonomia alle persone. Così in Italia già 2.600 dipendenti beneficiano del flexible working, che permette di ridurre o eliminare il tragitto casa- lavoro, per un giorno a settimana, senza compromettere la retribuzione.


Credito Italia ComFidi sostiene le piccole e medie imprese

FIRENZE

CON 68.000 IMPRESE associate e 2,5 miliardi di euro di finanziamenti garantiti, Italia ComFidi è per numero di imprese socie il primo Confidi nazionale espressione di un’associazione datoriale: 93 milioni di euro di fondi propri, un coefficiente di solvibilità del 51,77% (minimo richiesto per legge 6%) con imprese socie che hanno sottoscritto un capitale sociale di oltre 58 milioni.

ITALIA ComFidi è una società consortile, promossa da Confesercenti e presente ormai su tutto il territorio nazionale con sede legale a Roma e direzione generale a Firenze e con un bilancio, approvato nei giorni scorsi, che evidenzia un utile di 755.000 euro e un totale attivo di circa 244 milioni di euro. «Il 2017 – ha detto il presidente Nico Gronchi (nella foto) – è stato l’anno della metamorfosi, l’anno in cui abbiamo gettato le fondamenta per il futuro. Abbiamo completato la definitiva nazionalizzazione del Confidi, cambiato gli assetti di governance, immesso nuovi sistemi gestionali di derivazione bancaria, cambiato logo e immagine, affrontato una verifica ispettiva di Banca d’Italia». Iniziative concrete a sostegno della crescita dell’economia del nostro Paese e della piccole e medie imprese, vero e proprio motore dell’economia italiana.

È QUESTA la filosofia che caratterizza l’azione di Italia ComFidi, sempre più punto di riferimento nazionale per favorire l’accesso al credito necessario per affrontare le difficoltà delle imprese. Tutto questo attraverso oltre 150 convenzioni con banche/intermediari finanziari, attraverso la gestione in 8 Regioni e quasi 50 Camere di Commercio, di misure agevolative dirette a favore delle imprese per oltre 47 milioni di fondi pubblici. «Il futuro – ha continuato il presidente – si caratterizza per un nuovo plafond messo a disposizione per il 2018 con garanzie a prezzi estremamente agevolati, per un totale di 150 milioni di euro di finanziamenti dedicati agli investimenti per le piccole e medie imprese per favorire la ripartenza del sistema economico del nostro Paese».

Di | 2018-06-05T14:55:12+00:00 05/06/2018|Dossier Economia & Finanza|