DOPO LA PENSIONE

Il tesoro dai capelli grigi
vale 600 miliardi di euro
L’economia della terza età
sostiene la ’vecchia’ Italia

Francesco Gerardi
MILANO

«NELLA VITA come in tram, quando ti siedi è il capolinea», scriveva in Fuochi fatui Camillo Sbarbaro. Sessant’anni dopo, le conoscenze più avanzate nel campo della geriatria e delle scienze dell’invecchiamento sono giunte alla medesima conclusione, solo con meno poesia. «Guardi, la pensione andrebbe intesa soltanto come rendita. Come ‘meritato riposo’ o ‘beato far niente’ è, invece, assolutamente negativa. Se si trascorrono anche solo due anni di pensionamento nell’ozio, perdendo la voglia di fare, ingrassando, facendo poca attività fisica, bloccati davanti alla televisione, si diventa irrecuperabili. Tutti gli studi dicono che gli stimoli fisici e mentali sono fondamentali per vivere a lungo», sentenzia il professor Marco Trabucchi, luminare dell’invecchiamento e presidente dell’Associazione italiana di psicogeriatria (AIP). Che l’Italia sia sempre più vecchia non è una novità, è un ritornello che ripetiamo da decenni come le raccomandazioni per la canicola estiva. Secondo l’Istat, nell’ultimo rapporto annuale sulla situazione del Paese, l’Italia vede calare la popolazione per il terzo anno di fila al ritmo di 100mila unità.

NONOSTANTE la presenza di un 8,4% di stranieri, con un’età media più giovane, siamo i secondi più vecchi al mondo, 168,7 anziani ogni 100 giovani. Ma la notizia non è necessariamente negativa, perché l’invecchiamento della società è il figlio degenere di due genitori molto diversi: denatalità e longevità. E se tutti concordano sul fatto che la diminuzione delle nascite a cui assistiamo impotenti da anni (nel 2017 si è toccato il minimo storico, al -2%) non sia un bene, è assolutamente scontato che l’allungamento della vita media, in sé, sia un fenomeno più che desiderabile. Ma in una società con un rapporto così sbilanciato tra giovani e anziani nasce tutta una serie di problematiche economiche, sanitarie, assistenziali e previdenziali che pesano sulla spesa pubblica. Ed è per questo che si è iniziato a ragionare sulla cosiddetta silver economy, o terza economia, ossia l’economia e il business che ruotano intorno alle molteplici esigenze di una terza età sempre più lunga e vitale. E si moltiplicano così anche gli eventi e i simposi dedicati, come il ‘Silver Economy Forum’ di Genova, l’‘Innov-Aging Expo Meeting’ di Ancona e il ‘Vitaletà Festival’ sull’Alpe Cimbra in Trentino. La conclusione a cui è giunto tutto questo gran discutere è chiara: altro che peso morto, altro che vita ritirata e soggetto debole. Gli over 65, sempre più numerosi, longevi e in salute, sono in realtà una grande risorsa economica.

I CAPELLI BIANCHI un’opportunità? «Certo», risponde deciso Trabucchi, relatore fisso in tutti i meeting sulla terza economia: «In Giappone, simile a noi per invecchiamento, il governo di Shinzo Abe sta discutendo se concedere pensioni più elevate a chi decide di rinviare il ritiro dal mondo del lavoro ai 70 anni. Non c’è dubbio che l’aumento dell’aspettativa di vita ci ha portato ad avere cittadini che a 70 anni sono come dei 60enni di ieri, come capacità di produrre e pensare. Dovremmo riflettere seriamente su una soluzione, ovviamente facoltativa, di questo genere». Gli studi parlano chiaro: in un Vecchio continente, di nome e di fatto, che è sempre più silver rispetto alle ‘bombe’ demografiche asiatiche e africane, l’Italia tiene una media più alta di quella europea, con una popolazione over 65 che nel 2035 sarà aumentata di altri 4 milioni. In un quadro del genere l’unica possibilità è ribaltare il paradigma dell’anziano visto come peso e farlo diventare un volano per la crescita.

DEL RESTO, già oggi l’impatto della terza economia nel nostro paese vale oltre 600 miliardi di euro e genera occupazione per 12 milioni di persone, indotto incluso. Nel 2016 la spesa media mensile degli over 65 è stata di oltre 2mila euro, di cui oltre l’80% in costi non alimentari, soprattutto l’abitazione, la salute e le spese sanitarie. «Dobbiamo creare condizioni lavorative diverse – prosegue il geriatra – in cui le conoscenze, la sensibilità e l’esperienza dei cittadini senior possano continuare a produrre ricchezza, anche per contribuire a mantenere quella fetta della categoria che non è più autosufficiente. Non penso a mestieri usuranti, ma a tutta una serie di attività di cui il mondo moderno necessita. Sarebbero interessanti anche zone di tassazione speciale come in Portogallo, per creare habitat che invoglino a spendere, dato che detengono una bella fetta del risparmio nazionale», conclude Trabucchi.

Di |2018-10-02T09:24:18+00:0010/09/2018|Primo piano|