DIAGNOSI

«Diagnosi col dna e caschi indistruttibili
Ecco come cambierà la vita ai cittadini»

Andrea Bonzi
BOLOGNA

paroxetine 20mg IL BUGIARDINO con scritti gli effetti collaterali delle malattie? Tra qualche anno non servirà più. «Immaginate il dottore del futuro. Potrà connettersi con super calcolatori in grado di leggere la sequenza genomica del paziente, e di ‘predire’ l’effetto che un determinato farmaco avrà sul suo fisico. Una cura tagliata su misura e mandata sullo smartphone, ad esempio. Non è fantascienza, c’è già un programma di simulazione pronto. O ancora: nuovi materiali più resistenti, con caschi in grado di salvare molte più vite». Così Roberto Viola, direttore generale della Dg Connect della Commissione europea, esemplifica una delle mille applicazioni dei supercervelloni. Nei giorni scorsi, Viola ha partecipato al Cineca di Bologna (sede del 18/o cervellone più potente a livello mondiale), al meeting su EuroHpc, il progetto europeo di supercomputer che dovrebbe essere pronto entro il 2023.

Direttore Viola, con EuroHpc, l’Unione europea prova a risalire la classifica dei supercervelloni, che vede attualmente un testa a testa tra Usa e Cina…

«Non è una questione di classifiche, ma di migliorare la vita delle generazioni future di europei. Avere queste macchine dall’elevatissima capacità di calcolo – e al Cineca ce n’è una delle più potenti del continente – significa fare innovazione nella manifattura industriale, nella finanza e nella salute. Cose molto concrete, insomma. Senza contare che tutto questo moltiplicherà – già lo fa – i posti di lavoro ».

Com’è nata la nuova sfida?

«Sette Paesi hanno cominciato a lavorare insieme, e poi se ne sono aggiunti altri 10: EuroHpc gestirà i fondi per i supercalcolatori del futuro, con l’ambizione di scalare le prime posizioni».

Quanti investe Bruxelles in questa partita?

«L’Ue ha messo già a bilancio 500 milioni di euro, da settembre, ma è solo una parte: arriviamo a 2-3 miliardi di euro. Poi c’è il programma finanziario 2020-2027 Europa digitale che prevede altri 3 miliardi, sempre nella ricerca sui supercervelloni, compresi anche i calcolatori quantistici, che avranno potenze oggi inimmaginabili».

Non ci può essere un supercomputer in ogni casa. Dunque, servono connessioni adeguate. Come stiamo messi in Italia?

«Diciamo che c’è del lavoro da fare. Il Piano nazionale a banda larga è stato un bel passo avanti, ma non abbiamo ancora colmato il gap con le altre potenze del continente, basta dare uno sguardo all’Indice Desi. Ci vogliono investimenti e perseveranza, per collegare i centri ricerca e gli ospedali fra loro, arrivando poi alle imprese e all’utente finale. Da questo punto di vista il Cineca e l’Emilia Romagna sono già un’eccellenza, si inseriscono in un ecosistema diffuso, tra università, laboratori e strutture all’avanguardia».

Si parla molto di cybersicurezza: quanto siamo più esposti con la digitalizzazione dei nostri dati, anche sensibili?

«Il problema c’è, a tutti i livelli, dai sistemi più evoluti a chi usa la mail a casa propria. L’Ue ha appena licenziato la Direttiva Nis sulla sicurezza delle reti, stiamo affrontando nuove proposte sulla rintracciabilità e la certificazione di strumenti come le webcam, in modo tale che non diventino delle ‘bombe’ informatiche che qualcuno può violare entrando nella privacy delle persone. E poi ci sono le buone regole di igiene informatica, dal cambiare spesso la password all’attenzione alle ‘esche’ di internet. Come lavarsi le mani prima di mangiare».

C’è anche una questione energetica: questi supercomputer consumano moltissimo…

«L’Ue investe 150 milioni di euro per studiare e implementare un processore ‘green’, a basso consumo. Anche in Emilia Romagna, Cineca e le università del territorio lavorano per la riduzione del consumo di potenza e per l’alimentazione da fonti rinnovabili. Lo dobbiamo anche all’ambiente ».

IL DENARO NON DORME MAI
INFLUENCER CON LICENZA DI POST

SI È SOLITI DIRE che il mondo si muove a una tale velocità che fra trent’anni metà dei lavori che la gente farà oggi non sono nemmeno immaginabili. È già successo. Mezzo secolo fa nessuno poteva immaginare che qualcuno avrebbe fatto il webmaster (qualunque cosa sia questo lavoro). Così come l’animatore di villaggi turistici. Fra le attività oggi più lucrose c’è quella di influencer, certamente la faccenda più strana con la quale sia capitato di incontrarci. L’influencer è, di solito, una bella ragazza (o un bel ragazzo) che sui social network dispone di un fortissimo seguito, vuoi per simpatia, vuoi perché molto gradevole.

QUESTO tipo di persona non fa assolutamente niente. Non canta, non balla, non consiglia libri, non fa film. Si limita a essere se stessa. Il suo valore, molto alto, dipende esclusivamente dal seguito (i follower), che di solito si conta a milioni di persone che, in rete, vanno a vedere che cosa fa. L’essere riusciti a avere alcuni milioni di seguaci è il capitale di questi soggetti, che non dispongono di alcun capitale, impianto o tecnologia. Si tratta di vere aziende improprie, basate sul niente. Contano perché sono famose in qualche social network. Di solito si tratta di gente ignota al grande pubblico, ma che nella propria nicchia in rete vive una sua fama. Che cosa fanno? Fanno pubblicità a prodotti già esistenti o ne lanciano di propri (in genere roba di bellezza, cosmetici, vestiti, bikini, eccetera). Girano un sacco di soldi. Hanno tentato una classifica. Al primo posto è risultata Huda Kattan (beauty influencer), americana di origine iraniana, che può contare su 25 milioni di seguaci. Un suo post, una sua segnalazione può venire a costare anche 18mila dollari. Ha lanciato una sua linea cosmetica. Al secondo posto c’è un maschietto, ambasciatore di Dolce e Gabbana. Al terzo posto troviamo tale Jennifer Selter, ignota a tutti nel mondo, ma famosa in rete per il suo fondoschiena. Una sua segnalazione costa 15mila dollari. In questa gara di signorine zero, ma ricche, c’è una sola italiana: Chiara Ferragni, abilissima nel farsi pubblicità, con un suo sito The blond salade. Una sua segnalazione costa 12mila dollari. Si capisce, allora, perché le ragazzine che trent’anni fa sognavano di fare le attrici, oggi si accontentino di diventare influencer, mestiere ignoto fino a qualche tempo fa, ma molto redditizio. Così cambia il mondo.

Di | 2018-07-09T13:56:33+00:00 09/07/2018|Primo piano|