Le eccellenze tricolori in quaranta tappe
In vetrina le grandi imprese del settore

BOLOGNA

TUTTE SOTTO lo stesso tetto. Fico Eataly World promette una carrellata di eccellenze gastronomiche italiane in grado di fare gola a qualsiasi turista. Il parco agroalimentare che il 15 novembre aprirà nell’area del mercato ortofrutticolo Caab, alle porte di Bologna, ha messo insieme una quarantina di aziende e consorzi rappresentativi dei prodotti tipici dell’Italia. Un tour che non dimentica nessun territorio e che vede l’Emilia-Romagna fare la parte del leone. In queste fabbriche gestite da aziende italiane di varie dimensioni, i visitatori potranno partecipare a tutti i passaggi della realizzazione di questi prodotti, a cominciare dalla lavorazione delle materie prime.

E, ovviamente, potranno acquistarli e assaggiarli: ci saranno oltre una quarantina di punti ristoro, tra quelli integrati nelle fabbriche, i ristoranti e i chioschi dello street food (che punteranno molto sulle specialità regionali, dagli arrosticini abruzzesi di Jubatti ai piatti sardi di Zibu). Tra i ristoranti spiccano i locali stellati La Pasta di Fico, gestita da Amerigo (che presenterà anche La fabbrica dei sughi), e il Ristorante Cinque dello chef Enrico Bartolini. Una piazza sempre imbandita sarà Bell’Italia Camst, nata dall’unione tra Camst e Eataly, e dotata di ben 500 coperti, e non mancherà la pizzeria di Rossopomodoro e il pesce romagnolo de Il mare di Guido. Per le tigelle e le crescentine (dette anche gnocco fritto) bussare all’Acetaia della Trattoria Cognento.

Passando alle fabbriche, la mortadella sarà rappresentata dal Consorzio Igp Mortadella Bologna che raggruppa i maggiori produttori di questo salume bolognese e garantisce l’adesione ai parametri della ricetta tradizionale. Affonda le sue radici a Parmala ditta Ruliano della famiglia Montali, che organizza la Prosciutteria all’interno di Fico: il loro Prosciutto Crudo Ruliano Perex Suctum è garantito privo di qualsiasi additivo. Altra eccellenza parmense è il Culatello di Zibello dell’Antica Ardenga, piccola azienda che produce limitate quantità di salumi, che potranno essere gustati nell’Osteria del culatello. Il salumificio del Suino Nero sarà poi gestito da Madeo e Savigni e dedicato interamente alle razze autoctone italiane Nero di Calabria e Cinta Senese.

Il ristorante La Carne a Fico è guidato dal consorzio La Granda insieme alla macelleria Zivieri di Monzuno, sull’Appennino bolognese: due realtà accomunate dalla cultura del benessere degli animali, molto attenti al controllo della filiera. Ha sede in Irpinia Lpa Group, che gestirà la pescheria di Fico, con il consumo sul posto di crudi e pescato del giorno. Presso l’allevamento di galline di Eurovo, invece, nascerà la Trattoria dell’uovo, con menu tematici, mentre per la degustazione di pasta fresca ci si rivolgerà direttamente allo spaccio della fabbrica SfogliAmo. Il frantoio dell’Olio Roi spremerà olio per la farinata e le specialità liguri servite nell’Ulivo Bistrot.

Per quanto riguarda i latticini, non poteva mancare il colosso Granarolo, che presenterà, tra gli altri, latte e yogurt in vetro, ricotta e mozzarelle, anche di bufala. Ma ci sarà spazio per un marchio piccolo come il Caseificio della Valsamoggia, con eccellenze quali lo squaquerone e la caciotta. Posto d’onore, poi, per Parmigiano Reggiano e Grana Padano, rappresentati dai rispettivi consorzi. Il companatico, da solo, non basta. A sfornare pane fresco a Fico Eataly World sarà il Forno Calzolari, che scende da Monghidoro dove fu fondato nel 1956. Specialista delle farine, il molino a pietra del Molino Grassi. Mentre la fabbrica della pasta di semola sarà organizzata dal pastificio Di Martino, marchio di Gragnano, e quella secca all’uovo dall’azienda Campofilone, nata oltre 100 anni fa nel cuore delle Marche. Il riso abbonderà nei piatti grazie a Grandi Riso, che produce vari tipi di questo cereale, a partire dal territorio di Codigoro (Ferrara). Altra eccellenza, la tartufaia di Urbani Tartufi, che avrà anche un punto ristoro integrato. Specialista nel ramo ortofrutta e conserve è Mutti, uno dei nomi tutelari del pomodoro. Roboqbo presenterà le sue macchine professionali per fare conserve di verdura e frutta. In alto i calici, poi, con le specialità Fontanafredda, da bere alla Bottega del vino, e quelle della cantina Cevico. Birra artigianale a fiumi, infine, alla birreria Baladin. Dulcis in fundo, i panettoni Balocco, il cioccolato Venchi, i gelati Carpigiani, gli sciroppi Fabbri, i confetti di Sulmona di William Di Carlo, il caffè Lavazza, la pasticceria siciliana e la gelateria targata Palazzolo, il miele Conapi, le caramelle Fallani e le liquirizie Amarelli.

DENTRO LA FABBRICA
di ANDREA SEGRÈ*
UN’ACCADEMIA PER EDUCARE ALLA TAVOLA

CI SIAMO ormai. Poche settimane e il parco agroalimentare più grande al mondo aprirà i battenti al pubblico. Cinque anni per l’ideazione, la progettazione e la realizzazione di un progetto unico nel suo genere. Perché nasce dal presupposto, banale ma essenziale, che al cibo dobbiamo dare valore. È un patrimonio che abbiamo ereditato dai nostri padri, dobbiamo conservarlo e trasmetterlo ai nostri figli. Dove? In un luogo ideale – lo spazione esistente e bellissimo del Centro Agro Alimentare di Bologna – capace di richiamare tanto la straordinaria biodiversità dell’agricoltura, quanto la complessità delle filiere di produzione e trasformazione nonché la ricchezza della cucina. Ma è soprattutto la bellezza dell’Italia che viene fuori nei 100mila metri quadrati del parco tematico: uno stimolo continuo a visitare il nostro Bel Paese.

PER QUESTO la Fabbrica Italiana Contadina sarà anche un grande laboratorio didattico per l’educazione alimentare, dedicato in particolare ai bambini delle scuole primarie. Racconteremo agli studenti, non solo italiani, che dietro alla scelta di un prodotto alimentare c’è un mondo da conoscere: fatto di tradizione, innovazione, sapienza, buone pratiche e tanto altro. Spiegheremo ai ragazzi l’importanza della dieta alimentare, intesa come stile di vita, che combina gli alimenti con i movimenti attraverso le nostre menti, cioè l’educazione. Per questo il nostro riferimento culturale sarà la dieta più sana e sostenibile del mondo, la Dieta mediterranea: a lungo studiata a livello scientifico e poi riconosciuta patrimonio dell’umanità ma assai poco praticata proprio dai giovani. La piramide alimentare – dove alla base troviamo l’acqua, i cereali integrali, poi salendo la frutta e la verdura, l’olio di oliva, il pesce, la carne e i dolci in cima – è nota per essere il regime alimentare che garantisce meglio la longevità personale e la sostenibilità ambientale. La Fondazione Fico raccoglierà questa grande sfida, essenziale per il nostro Paese e per il mondo intero.

*Presidente Fondazione Fico


Bologna scommette su Fico
«Siamo la capitale del food»

I ritardi sono alle spalle
Resta il nodo dei trasporti

Federico Del Prete

BOLOGNA

IL CONTO alla rovescia è finito. Il 15 novembre Bologna saprà se questa lunga attesa, fatta di annunci e rinvii, sarà ripagata da un risultato all’altezza delle aspettative. Che sono altissime. Fico, la Fabbrica italiana contadina, promette di cambiare volto a una delle capitali mondiali del food: 80mila metri quadrati nell’area dell’ex mercato ortofrutticolo su cui si alterneranno orti, allevamenti, campi coltivati, aule didattiche e soprattutto ristoranti, negozi e mercatini bio. I padroni di casa – le coop, il profeta antispreco Andrea Segrè e Oscar Farinetti, patron di Eataly – promettono che non sarà solo una Disneyland del cibo, come era stata definita all’inizio. «Fico celebrerà la fortuna di essere nati in Italia, ma qui faremo soprattutto ricerca e cultura». E business, si spera. Giro d’affari stimato: circa 80 milioni di euro l’anno. La città ci crede e di fronte a certe cifre non potrebbe essere altrimenti. Anche il continuo balletto della data di apertura è stato accettato: «Se c’è da aspettare sei mesi in più, non muore nessuno», spiegava Farinetti a giugno 2016. Profezia che si è avverata. Pure il sindaco Virginio Merola ci è cascato: aveva pronosticato il taglio del nastro per il 4 ottobre, giorno di San Petronio, patrono della città, ci vorrà un mese e mezzo in più. Poco male. L’obiettivo, infatti, è portare sotto le Due Torri 6 milioni di turisti all’anno, di cui 4 da fuori regione e in gran parte stranieri.

UN INDOTTO potenzialmente magnifico per una città che in poco tempo, complice anche la rivoluzione dell’arrivo di Ryanair, ha visto il suo centro medievale cambiare radicalmente, riempirsi di persone da mezzo mondo ed esplodere di locali e ristoranti formato turista. Il ‘pornofood’ di tagliatelle, mortadella e – sorpresa, ma non troppo – gelato sui social va fortissimo, tanto che è già iniziato il dibattito per guarire dalla sindrome del ‘taglierificio’ e cercare di mantenere vivo quello spirito autentico di cui i bolognesi, principi del lamento e dello sguardo voltato indietro, hanno un’innata nostalgia. Con Fico, invece, si guarderà molto avanti. «Vogliamo essere il più grande luogo al mondo dove celebrare la biodiversità agroalimentare ed enogastronomia italiana», azzarda Farinetti. Nella Fondazione per l’educazione alimentare e alla sostenibilità, guidata da Segrè, è stato coinvolto anche Paolo De Castro, vicepresidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo, che ne guiderà il comitato scientifico. Resta un enorme punto interrogativo, quello dei trasporti. L’aveva posto anche Romano Prodi: «Bellissimo Fico, ma come ci arriviamo?». Se il taglio del nastro è imminente, infatti, del tram sbandierato a più riprese come «soluzione sostenibile ed ecologica» per ora non c’è traccia. «Lo faremo, i soldi ci sono», assicura Merola, che immagina una linea che tocchi tutti i nuovi gioielli nascenti in città: oltre a Fico, anche il Centro meteo europeo e lo stadio Dall’Ara che dovrebbe essere ristrutturato nel 2020. Per ora, però, toccherà accontentarsi di un bus extraurbano o, più probabile, delle prevedibili file nei parcheggi dell’ex mercato.