El Trino del Diablo
Piazza Affari apre la selezione
Il brand che attrae investitori

Nicoletta Magnoni

MILANO

PREZZI, fondamentali, resistenze, dividendi non sono tutto. In Borsa anche l’immagine vuole la sua parte. Per questo motivo in Piazza Affari si accenderanno presto i riflettori dell’italianità che illumineranno i titoli azionari più riconoscibili nel mondo come marchio nostrano. Le luci della ribalta metteranno in bella mostra i campioni made in Italy del mercato, quelli dalla forte identità. Richiamare gli investitori puntando anche sul brand è la strategia che Borsa Italiana ha elaborato in questi mesi e che ora sta per sperimentare. A fine ottobre, questa vetrina azionaria in costruzione si riempirà di titoli con una decisa connotazione, cioè altamente caratterizzati presso il mercato. E, entro l’anno, parte di queste azioni sceltissime comporrà un nuovo indice di Borsa, direttamente a disposizione degli investitori internazionali.

PIRELLI, certo, Ferragamo, Ferrari, Moncler e molti altri ancora. La lista dei papabili è lunga nell’immaginario dei trader. Ma non ci sarà solo il lusso, né la capitalizzazione sarà la bussola, spiega Patrizia Celia, responsabile large caps e marketing intelligence di Borsa Italiana. La porta di accesso a questo empireo ha cardini più complessi, articolati, anche sfumati. In questo microcosmo la grandezza non è tutto. E la fama non basta. Serve quel quid, quel qualcosa in più che fa la differenza, al di là dei numeri e dei potenziali. Il progetto brand è in fase avanzata. La prima tappa è stata la ricerca di analisti, italiani e internazionali, che comporranno non una giuria, bensì un gruppo di lavoro cui verrà sottoposto un questionario online elaborato da Borsa Italiana. Ognuno per sé, senza la possibilità di confrontarsi, gli esperti dovranno dare un voto al brand, rispondendo a una serie di quesiti elaborati a Piazza Affari. Domande che vanno oltre il biglietto da visita delle singole società. L’obiettivo è dare plasticità e concretezza a tutta una serie di riscontri troppo sfumati per emergere chiaramente durante il trading. Tutti i dati, le opinioni, i sentiment raccolti daranno il polso della riconoscibilità del singolo titolo. In poche parole, si valuta la visibilità della società con criteri da consumatore esperto più che da tecnico di Borsa.

I CANDIDATI a questa passerella selezionatissima provengono da tutti i settori, quindi industriali, servizi e beni di consumo. E, siccome qui non si vince facile, le società passate in rassegna non sono solo quelle ospitate nel segmento Mta. Già, concorre anche l’Aim che ospita le piccole e medie imprese. L’intento è di non penalizzare nessuno, ecco perché la capitalizzazione non deve essere l’elemento determinante della scelta. Non solo quantità, quindi. E neppure solo qualità. Il giudizio finale sarà l’elaborazione e la sintesi di una serie di elementi più intangibili che numerici. E tutti (o quasi) partecipano a questa olimpiade di Borsa. La vetrina sarà, perciò, variegata e perora non ha un numero predefinito di marchi da mettere in luce. Dipenderà dalla selezione. Ma non si tratta solo di pura ribalta.

I TITOLI quotati sul Mta, e promossi all’esame, sono destinati a un ulteriore salto di qualità. Un nuovo segmento di mercato li aspetta, questo sì costruito dal londinese Ftse Russell seguendo i criteri di capitalizzazione e di liquidità. Sarà un indice con le stellette – che si aggiunge agli altri – per permettere agli investitori di individuare anche a colpo d’occhio l’italian style di Borsa attraverso suoi portabandiera. Un paniere sofisticato, quindi, più variegato e selezionato del listino principale Ftse Mib. Ovviamente, qui non può esserci spazio per i titoli più sottili delle società quotate all’Aim, che si dovranno accontentare di stare in vetrina. Ma anche questo posizionamento non è trascurabile. E la parola d’ordine è una per tutti, valorizzare. Obiettivo, far crescere un settore di Borsa che attraversa tutti i settori, cogliendo il meglio. «Il lifestyle è un settore fondamentale per la crescita della nostra economia – dice Raffaele Jerusalmi, amministratore delegato di Borsa Italiana –. La vetrina rafforzerà ulteriormente la visibilità e la crescita delle aziende quotate sul nostro mercato».


Contro corrente» NON ILLUDIAMOCI
LA RIPRESA È FINITA

di ERNESTO
PREATONI

IN TROPPI SI dicono certi che, con la ripresa in corso, le fragilità dell’economia italiana siano state superate. Non sono d’accordo per due ragioni. La prima: quello in corso è solo un recupero ciclico. Dopo aver perso circa il 9% del Pil fra il 2008 e il 2015 era prevedibile un recupero. In Borsa circola un adagio: «Anche un gatto morto rimbalza se cade da un punto sufficientemente alto». Significa che anche i titoli peggiori, ogni tanto, danno segni di vitalità. Seconda ragione. Cresciamo costantemente meno degli altri. Dal 2000 (anno di preparativi per l’euro) al 2016 il ritardo dell’Italia sul resto della Ue è stato mediamente di un punto. Nel triennio 2011-2013, in piena crisi, il differenziale negativo è stato dell’1,7%. Quest’anno, in piena ripresa, sarà dello 0,7%. Italia +1,5% media Ue +2,2%. Risultati deludenti pur in presenza di condizioni particolarmente favorevoli: tassi a zero, petrolio debole, euro (fino a poco tempo fa) in discesa. Che cosa succederà ora che le cose cominciano a cambiare? Basta guardare le valute. L’euro cambia a 1,20 sul dollaro: il rialzo nell’ultimo periodo è stato del 15%. Se continuasse a salire fino a 1,30, le esportazioni italiane soffrirebbero e le imprese sarebbero costrette a ridurre i margini per restare concorrenziali. C’è anche da considerare che, primo o poi, la Bce chiuderà il programma di stimoli monetari e quindi i tassi saliranno. Il petrolio lo sta già facendo essendo passato da 47 a 57 dollari. L’idillio è ormai alla fine.

PER DARE consistenza al recupero servirebbe un robusto aumento della domanda interna. Ma come fare se gli investimenti restano lontani dai livelli pre-2008 e la domanda interna ristagna? Non a caso l’ufficio studi di Confcommercio ha lanciato l’allarme povertà. Soprattutto al Nord. Tra il 2007 ed il 2016 le famiglie assolutamente povere del Settentrione sono aumentate dell’ 80% e gli individui del 166%. E’ l’effetto della strage di aziende: tra il 2009 e giugno 2017 il Nord ha perso oltre 79mila aziende, il 60% delle 132.970 scomparse nel Paese Su un panorama tanto devastato si sta abbattendo il super-euro. In queste condizioni la ripresa durerà poco.