DAVIDE DATTOLI

«Ho dato una casa ai giovani talenti
Dall’Europa lanciamo la sfida digitale»

Giuliano Molossi
MILANO

A28 ANNI è a capo del più grande network europeo di coworking, ventitré campus in otto diversi Paesi, 3500 persone che lavorano quotidianamente in questi spazi condivisi sulle nuove professioni digitali. Cinquecento sono giovani che costruiscono qui la loro carriera prima di affacciarsi sul mercato del lavoro (il 98% trova una occupazione nei tre mesi successivi ai corsi) e gli altri sono manager aziendali che vengono per aggiornare le loro competenze, per capire come la trasformazione digitale può impattare sul loro business. Davide Dattoli, bresciano, è molto più di un ragazzo sveglio e intraprendente. È un imprenditore di successo, uno che ha trovato il modo di connettere i talenti più brillanti, di mettere insieme i giovani più appassionati e determinati che si occupano di innovazione, creatività e digitale. È presidente e co-founder di Talent Garden, e il nome non poteva essere più appropriato. È un vero e proprio giardino dei talenti, dove si coltivano le startup più promettenti e originali, dove si condividono nuove idee e si formano i ragazzi preparandoli all’ingresso nel mondo del lavoro, un mondo che il digitale sta cambiando a gran velocità. Nei giorni scorsi era a Dublino dove ha aperto la ventitreesima sede di questa grande piattaforma europea di networking e formazione per l’innovazione digitale. Una sede aperta in collaborazione con l’università che ha chiesto a Talent Garden di gestire tutti i programmi di supporto all’imprenditorialità in maniera da costruire per gli studenti una connessione fra il mondo del lavoro e il mondo della formazione universitaria.

Dottor Dattoli, immagino che lei a scuola fosse un genio…

«Al contrario, ero un mezzo asino, forse il peggiore di tutta la classe ».

Lei è partito con il coworking sette anni fa quando ancora pochi sapevano di cosa si trattasse. Come è nata l’idea di Talent Garden?

«Nel dicembre del 2011 abbiamo aperto il primo a Brescia. Nasceva da un’idea molto semplice. Io avevo appena aperto una piccola società che si occupava di digitale e ho pensato che da solo non sarei andato da nessuna parte, che era necessario fare sistema, mettere insieme le persone, perché il valore aggiunto sono le persone di valore e i loro talenti. Il nostro competitor è dall’altra parte del mondo perché il digitale rende ogni mercato globale. Quindi la prima idea è stata quella di dare una casa, un luogo fisico ai migliori talenti del digitale di Brescia. La cosa ha funzionato e da lì l’abbiamo portata in tutta Europa».

Si dice che il digitale abbia allontanato le persone. Lei invece le ha avvicinate. Non è così?

«Esattamente. Nel mondo del digitale dove ognuno di noi è sempre connesso, diventa sempre più importante la fisicità soprattutto nelle fasi più creative, quando conta avere nuovi stimoli, sviluppare idee e progetti. Talent Garden vuole proprio essere un luogo fisico che riunisce persone che lavorano nel digitale. E quindi nelle nostre sedi abbiamo professionisti che lavorano in startup che vogliono stare insieme perché capiscono il valore della contaminazione, della condivisione, il valore di bersi un caffè insieme, di conoscersi. Una volta c’erano i caffè letterari, oggi ci sono i coworking che sono i nuovi distretti industriali dove chi si occupa di digitale ha la possibilità di incontrarsi fisicamente».

Nel successo di un’impresa, quanto conta l’idea, quanto conta avere un progetto originale?

«L’idea in sé conta l’uno per cento. Cinque anni anni fa tutti potevano avere l’idea di aprire in Italia un coworking, non l’abbiamo inventata noi la condivisione degli spazi lavorativi. Noi l’abbiamo solo portata con un modello diverso in giro per l’Europa.Quello che conta sono due cose. La prima è la motivazione, la voglia e l’energia di una persona che scommette su stesso, che ha il coraggio di mettersi in gioco, di rischiare. La seconda è la sua abilità nell’aggregare attorno alla sua iniziativa persone più intelligenti di lui».

Nel coworking, obietta qualcuno, non esiste la privacy. Cosa risponde?

«Che la privacy non esiste più. Ognuno di noi è schedato sui social network, sui sistemi informatici molto più di quanto non sia mai stato in passato. Non esistendo più la privacy, il vero valore non è più la protezione di un’idea ma la velocità di portarla sul mercato e in un coworking hai persone che possono aiutarti a migliorare quell’idea».

Qual è oggi la vostra sfida? E il prossimo traguardo?

«La nostra sfida di oggi è quella di supportare la crescita del digitale in Europa per competere con i talenti americani e asiatici. Talent Garden può essere la piattaforma che aiuta i nostri talenti migliori a mettersi insieme. Tre anni fa abbiamo lanciato un importante accordo con quello che oggi è il nostro principale partner e investitore, Tamburi Investment Partners, e stiamo costruendo un piano che ci porterà nei prossimi 5 anni ad aprire più di 20 campus in tutta Europa».

Un anno e mezzo fa avete fatto un aumento di capitale di 12 milioni. Ce ne sono altri in programma?

«Sì, ne faremo un altro importante quest’anno, che ci possa permettere di crescere ancora di più, in un mercato, quello del coworking, sempre più competitivo a livello mondiale».

Di |2018-10-22T12:29:29+00:0022/10/2018|Primo piano|