DANIELE FERRERO

Venchi a caccia del consumatore globale
«Il nostro cioccolato conquista l’Oriente»

Alessia Gozzi
TORINO

UNA STORIA d’amore per il cioccolato in tutte le sue forme, iniziata nel 1878, nel laboratorio dolciario di via degli Artisti, a Torino. Oggi Venchi compie 140 anni, sotto la guida di un trio di giovani manager – Daniele Ferrero (presidente e ad), Gianbattista Mantelli (anima creativa e commerciale) e Niccolò Cangioli (la mente dello sviluppo dei negozi) – che l’hanno rilanciata e traghettata alla conquista dei mercati esteri che valgono il 30% del fatturato. A partire dall’Asia, «il mercato su cui puntare», sottolinea l’ad Daniele Ferrero. Attualmente sono oltre 100 gli store a gestione diretta in 70 Paesi, mentre il modello della ‘cioccogelateria’, ideato nel 2007, continua a espandersi nel mondo ingolosendo con le sue 350 ricette di cioccolato e 90 gusti di gelato. La crescita della fabbrica del cioccolato piemontese viaggia a doppia cifra e quest’anno raggiungerà i circa 100 milioni. Il segreto? Tradizione e innovazione tecnologica.

Venchi ha spento le 140 candeline, qual è la conquista della quale va più orgoglioso?

«L’obiettivo raggiunto di aver aperto un business funzionante in un mercato come quello cinese, dove siamo sbarcati nel 2003. Vent’anni fa il mercato alimentare era ancora frammentato a livello globale mentre adesso, grazie alle nuove tecnologie e alle giovani generazioni asiatiche che viaggiano di più, è molto più facile vendere un prodotto italiano. La gente è pronta a sperimentare. Attualmente abbiamo 20 punti vendita in Cina (e altri 40 saranno aperti nei prossimi 3 anni, ndr), 4 a Singapore e stiamo sviluppando il mercato di Giacarta. Inoltre, abbiamo appena chiuso un accordo con la multinazionale nipponica Mitzui in Giappone, dove distribuiamo a clienti multimarca da 15 anni e ora puntiamo ad aprire 40 negozi in 8 anni» Come chiuderete il 2018? «Avremo un fatturato di circa 100 milioni, di cui un terzo proveniente dai mercati esteri». E il mercato italiano come va? «Va bene ma, rispetto alla ripresa dei consumi nel 2017, c’è stato un rallentamento negli ultimi mesi. In questo momento siamo più cauti».

Nel 2018 avete portato la magia del cioccolato anche in mare, con l’apertura di negozi galleggianti sulle navi MSC, e nella vetrina del made in Italy di Fico. Ci saranno altre sorprese quest’anno?

«A novembre apriremo a Manhattan il primo store monomarca a stelle e strisce: ci sarà la più grande cascata di cioccolato al mondo. Abbiamo una storica partnership con Eataly che, in America, sta andando molto bene e un buon network di clienti plurimarca. Il modello cioccogelateria, che secondo noi avrà un grande futuro, è stato testato in un centro commerciale a nord di New York, e ora siamo pronti per lo sbarco a Manhattan. A caccia di un consumatore globale e molto sofisticato».

Il modello della gestione diretta dei negozi si è, dunque, rivelato vincente?

«Se oggi abbiamo numeri da industria lo dobbiamo al rapporto con i 670 giovani che lavorano nelle cioccogelaterie dei quattro continenti, mentre la produzione è affidata a 150 persone (in maggioranza donne) che producono in piccoli lotti per tutto l’anno. Siamo molto contenti della scelta della gestione diretta, anche perché un marchio super premium non può non gestire in diretta i propri punti vendita. Certo, non è sempre attuabile, ad esempio in mercati come l’Indonesia».

A proposito di negozi: come valuta la stretta annunciata dal governo delle aperture domenicali?

«Non siamo contenti, le chiusure domenicali sono una mossa illiberale e incomprensibile in un mondo che va nella direzione opposta. Ho molti amici che spesso il sabato lavorano e sono obbligati a fare la spesa la domenica. Il risultato sarà che aumenteranno i consumi nell’e-commerce. Senza contare che molte persone che lavorano nei negozi la domenica potrebbero trovarsi senza un posto. Non mi sembra che, in questo momento, l’Italia possa permettersi di scoraggiare il lavoro in nessun modo ».

Potrebbe incidere sul vostro business?

«Se la domenica saranno deserti, chiuderemo i punti vendita nei centri commerciali e li faremo altrove. Intanto, non ne apriremo di nuovi nei centri commerciali».

Su cosa punterete il prossimo anno?

«Nel 2019 ci saranno molte novità. Giriamo il mondo per ideare nuovi gusti e abbinamenti, e abbiamo creato un nuovo team di sviluppo. Grazie agli incentivi di Industria 4.0, abbiamo rinnovato tutti gli impianti produttivi: questo ci consentirà di lanciare nuovi prodotti e migliorare la qualità di quelli esistenti. Senza innovazione non si riesce a tenere vivo l’interesse del consumatore».

Il prodotto di punta?

«Stiamo investendo tantissimo, a livello industriale e commerciale, sulle nostre creme spalmabili. Tutte con olio di oliva, pochi zuccheri, nocciola piemonte Igp, senza conservanti, additivi chimici, grassi idrogenati. Un prodotto che sempre di più prende piede non solo in Italia dove, da tempo, c’è stata una svolta per il mangiar sano. La facciamo fresca nei negozi e la utilizziamo anche con il gelato o con il caffé, il famoso biccerin piemontese ».

Di |2018-10-08T14:56:14+00:0008/10/2018|Primo piano|