Cesena, la culla dei surgelati
Orogel festeggia i suoi 50 anni
con nuovi progetti per 100 milioni

CESENA

DICE tutto il nome di quella prima cooperativa nata a Cesena l’1 giugno 1967: Cooperativa Agricola Produttori Ortofrutticoli. Erano in undici i fondatori e tra loro quello che in questo mezzo secolo ha incarnato più di tutto lo spirito tradizionale e allo stesso tempo innovativo di Orogel:l’amministratore delegato Bruno Piraccini. «Non immaginavamo certo che saremmo arrivati così lontano», ammette oggi Piraccini. Cinquant’anni dopo dal seme di quella piccola cooperativa è sbocciato un consorzio con un fatturato aggregato di 633 milioni di euro, 1.517 soci, 3.167 dipendenti in tre centri principali (Cesena, Ficarolo e Policoro), da quest’anno la prima azienda italiana nel settore dei vegetali surgelati freschi. ALLA BASE del decollo imprenditoriale di Orogel, già dai primi anni, c’era la propensione all’innovazione e la capacità di intercettare i cambiamenti delle abitudini alimentari degli italiani. I surgelati, da prodotto ‘futuribile’ collegato alle tecnologie per lo sviluppo degli alimenti degli astronauti, già a metà degli anni Settanta diventavano uno spicchio crescente della spesa delle massaie. Nel 1976, a pochi mesi dalla realizzazione del primo grande impianto di surgelazione cesenate, i prodotti Orogel (la società di produzione, vendita e distribuzione dei prodotti surgelati nata dal Consorzio Fruttadoro, a sua volta evoluzione del primo gruppo di cooperative associate) cominciano ad essere distribuiti in grosse buste ai grossisti. Nei primi anni Ottanta il marchio fa la sua comparsa sul mercato del consumo familiare. Ed è subito un successo di vendite. I capisaldi dell’espansione commerciale di Orogel sono lo spinacio surgelato a forma di cubo, il primo minestrone ‘salutista’ e infine ‘Verdurì’, il primo gran passato di verdure in gocce che diventa in breve tempo il piatto pronto surgelato più venduto in Italia. Collegamenti con la ricerca,l’Università,le scuole di cucina e l’attenzione alle tendenze emergenti del mercato portano Orogel a conquistare sempre nuovi spazi. E anche dal punto di vista produttivo nel centro aziendale di Pievesestina di Cesena l’espansione è continua. Vengono inoltre ulteriormente sviluppate le politiche ambientali ed ecosostenibili con la messa a regime di impianti di cogenerazione, di produzione di energia alternativa, di risparmio energetico e di riutilizzo dei prodotti di scarto delle lavorazioni.

OROGEL continua crescere con un piano investimenti per il triennio 2016-2018 di 100 milioni di euro. Di questi, 35 milioni serviranno per il nuovo sito produttivo di Cesena; 15 milioni andranno al potenziamento degli impianti con innovazione tecnologica per la surgelazione degli ortaggi; 13 milioni per realizzazione di un nuovo sistema di alimentazione a temperatura controllata per accogliere e avviare immediatamente gli ortaggi freschi in arrivo dalla campagna nella linea di surgelazione; 17 milioni per il potenziamento dello stabilimento di Policoro e 8 milioni per miglioramento dello stabilimento di Ficarolo.

«IN QUESTO quadro positivo – afferma l’amministratore delegato Bruno Piraccini – tutto il Gruppo è attento alle grandi trasformazioni in atto nel contesto economico a livello globale. Riteniamo che ogni sforzo debba essere messo in conto per intercettare il nuovo che avanza e per dare continuità e sostenibilità alle attività economiche e sociali del nostro Paese. Proprio in quest’ottica, abbiamo deciso di farci fare al territorio da cui proveniamo un regalo per il nostro 50° compleanno. Si tratta della Fondazione F.OR, Fruttadoro Orogel che, nata lo scorso gennaio, attraverso un contributo di circa 5% (1 milione di euro) degli utili del Gruppo ha lo scopo di sostenere iniziative culturali e di volontariato sociale. Contemporaneamente Orogel incrementa le politiche di welfare interno con iniziative quali il social housing, i buoni spesa per prodotti alimentari e per l’acquisto di libri scolastici e l’erogazione di prestiti senza interessi. I dipendenti godono poi di premi di produzione collegati ai risultati aziendali così come previsto per i produttori agricoli associati».


Lamborghini Hotel e orologi, un marchio di successo

BOLOGNA

IL MARCHIO simbolo della perfezione e del lusso che raffigura il toro alla carica, incorniciato in uno scudetto impresso su orologi, cellulari, hotel e café-lounge. Tonino Lamborghini dal geniale papà Ferruccio ha ereditato non solo un nome conosciuto in tutto il mondo, ma anche l’eclettismo. Dopo anni di esperienza nelle aziende di famiglia, nel 1981 ha creato un progetto tutto suo che oggi si può riassumere in ‘Italian lifestyle brand’. L’imprenditore ha saputo portare in Asia, Medio Oriente, America una gamma di prodotti di lusso che va dagli orologi agli hotel, passando per auto elettriche e arredamento. Il core business sono orologi e occhiali (40% del fatturato), seguiti dai progetti hospitality (30%), con gli hotel a 5 stelle in Cina e i café-lounge nel mondo arabo. Nel 2016l’export ha coperto il 97% del fatturato, 70% da Medio ed Estremo Oriente. SONO TRE gli hotel e i resort a cinque stelle firmati Tonino Lamborghini attualmente aperti in Cina: il ‘Library Boutique Hotel’ a Shouzou, il ‘City CenterHotel’, aKunshan e il ‘Lake Side Hotel’ a Huangshi. Tonino Lamborghini e il suo partner cinese ne hanno altri sei in costruzione su un totale di 20 in progetto. Sono 5 i café-lounge aperti: in Egitto, Siria, Arabia Saudita e Kuwait.  A Mosca, inoltre, è stato presentato il nuovo smartphone AlphaOne (da 2mila dollari in su) in metallo liquido e raffinata pelle italiana che unisce tecnologia coreana e design di lusso made in Italy. Tra le ultime novità c’è una piastrella nel settore delle pavimentazioni di lusso in grado di caricare il cellulare e altri device elettronici grazie ad un dispositivo ad induzione inserito al suo interno. Fautore della svolta high-tech è Ferruccio Lamborghini, vicepresidente dell’azienda, primogenito di Tonino: «Sto dando il mio personale contributo di innovazione a una storia familiare fatta di idee, passioni, creatività e che si è sempre contraddistinta per una grande capacità di guardare avanti».

Matteo Radogna