CROLLANO I MATERIALI DEL FUTURO

Sorpresa, crollano i materiali del futuro
E dopo il cobalto arriva la bolla palladio

Elena Comelli
MILANO

LA BOLLA dei metalli per l’auto del futuro sta scoppiando. Prima il cobalto e il litio, ora il palladio stanno perdendo quota a rotta di collo sui mercati, con un andamento che sembra indicare una discesa senza ritorno. I metalli in questione sembravano destinati a diventare sempre più rari e preziosi sull’onda crescente dell’auto pulita, elettrica (per litio e cobalto, elementi chiave delle batterie) o catalizzata per il palladio, molto usato nelle marmitte che ripuliscono i fumi dell’auto a benzina. Invece, dopo anni di rincari record, i prezzi sono andati a picco: non solo quelli del litio – per cui molti avevano previsto un eccesso di offerta – ma anche quelli del cobalto, su cui la maggior parte degli analisti era invece super rialzista, e negli ultimi giorni anche del palladio, che era cresciuto moltissimo per le specifiche sempre più severe nel controllo delle emissioni.

IL CROLLO è arrivato in modo improvviso ed è stato davvero rilevante: il cobalto oggi vale meno di un terzo dei 100mila dollari per tonnellata verso cui volava ad aprile 2018, quando al London Metal Exchange era ai massimi decennali. Dallo scorso novembre, quando ha incominciato a perdere quota, è in ribasso di oltre il 40 per cento. Nel frattempo il valore del litio è sceso ai minimi da tre anni, secondo l’indice globale di Benchmark Mineral Intelligence.

LA FINE del rally dei metalli per l’auto elettrica – che era stato così impetuoso da far quadruplicare il prezzo del cobalto in un paio d’anni – è arrivato per ironia in una fase di forti rialzi per il palladio, necessario alle auto a benzina catalizzate, che ha raggiunto i massimi storici dopo il 20 marzo. Ma anche le quotazioni del palladio hanno finito per cedere e nel giro di pochi giorni sono crollate di quasi il 15%, sfondando importanti soglie tecniche e scendendo ai minimi da circa due mesi, sotto i 1.360 dollari l’oncia: un’inversione di rotta drammatica, dopo la corsa sfrenata che dall’estate scorsa aveva più che raddoppiato il valore del metallo, rendendolo addirittura più prezioso dell’oro.

NON è che i veicoli a batteria o le marmitte catalitiche abbiano perso interesse: nessuno mette in dubbio che la loro diffusione sia destinata a crescere. Ma lo scenario – almeno agli occhi degli speculatori, che avevano contribuito a gonfiare i prezzi del cobalto – è un po’ cambiato. L’opinione prevalente oggi è che la fame di metalli rari nei prossimi 2-3 anni non aumenterà così tanto da non poter essere soddisfatta. C’è stato infatti un rapido sviluppo di nuove miniere, che per la più famosa società di analisi specializzata in oil&gas, Wood Mackenzie, ha provocato addirittura «uno tsunami di offerta». Così i fondi che speculavano sui rialzi prossimi venturi hanno cominciato a ritirarsi tutti insieme, a partire dal famigerato Cobalt 27, che ne ha inghiottito tanto da far invidia alle scorte della Cina e ora lo sta scaricando sul mercato.

IL RALLY del palladio ha seguito linee analoghe. Da un lato, il recente richiamo di quasi 900mila veicoli da parte di Fca, che comportava la sostituzione dei catalizzatori, aveva acceso una corsa al metallo in deficit di offerta. Dall’altro, però, la bolla speculativa era in agguato. E’ la componente speculativa che ora sta esaurendo la spinta e il forte sbilanciamento degli hedge funds su posizioni rialziste rischia di innescare ulteriori ribassi prima che il mercato riesca ad assestarsi. Così le quotazioni, che un paio di settimane fa avevano raggiunto un record storico di 1.620,52 dollari l’oncia, alla fine hanno toccato un minimo di 1.356,75 dollari. Una discesa che non sembra destinatas a fermarsi tanto presto.

IL DENARO NON DORME MAI
COME EVITARE L’INVERNO DEMOGRAFICO

L’ITALIA, ma questo è noto, sta correndo verso un disastro economico a breve. Forse si riuscirà a evitarlo, grazie all’Europa, alla Bce e agli altri organismi internazionali. Più difficile, invece, evitare il secondo disastro: l’inverno demografico. La questione è ormai ben conosciuta e accertata: nei prossimi 50 anni l’Italia perderà una decina di milioni di abitanti (su 60). Chi farà le spese maggiori di questo calo demografico sarà il Sud, la parte meno strutturata del paese: la gente fuggirà al Nord o all’estero alla ricerca di occasioni migliori di vita. Di fatto, molte regioni meridionali potrebbero tornare indietro di 30-40 anni, non avendo più una popolazione in grado di sostenerne le attività. In qualche caso, si potrebbe arrivare addirittura alla scomparsa di alcune regioni, rese superflue dall’esiguità, fra qualche decennio, della popolazione residente. Il caso che i demografi citano sempre è quello della Basilicata, che nel giro di pochi anni potrebbe ritrovarsi con così pochi abitanti da rendere inevitabile il ritorno del predominio della natura (flora e fauna): tanti alberi, vallate quasi deserte, e tantissimi animali. Pochi, e in calo, i villaggi per gli umani. Sembra la sceneggiatura di un brutto film (invece ‘Basilicata coast to coast’ ci farà amare per sempre questa regione), ma è quello che inevitabilmente accadrà.

SE, AGLI OCCHI di Carlo Levi, Cristo si era fermato a Eboli, nei prossimi anni potrebbe essere la civiltà a scomparire da Eboli e dalla Lucania intera, lasciandosi alle spalle solo quello che decideranno la natura e le stelle. Non si tratta di fantasie. I giovanotti che fra vent’anni non ci saranno in Basilicata, già sono assenti oggi: non sono mai nati. Qui si è parlato della Basilicata perché regione molto amata, ma anche quella più a rischio. In realtà è tutto il Sud, dove è nata la civiltà italiana, che rischia di tornare allo stato naturale, con qualche raro viaggiatore inglese (Keynes e Lytton Strachey sarebbero fra i primi insieme a tutto il gruppo di Bloomsbury ) e qualche commerciante milanese. Tutto ciò è evitabile? Sì. Si tratta di gestire bene l’immigrazione e di avere una buona politica di integrazione. Si è già fatto, duemila anni fa. Ci sono ancora tutti i monumenti.

Di |2019-04-08T10:44:40+00:0008/04/2019|Primo piano|