CORSI DI SPECIALIZZAZIONE E MASTER

Ottica, un serbatoio per l’occupazione
«Ancora molti posti di lavoro disponibili
Ma servono competenze e qualifiche»

Francesco Moroni
BOLOGNA

«SIAMO riconosciuti come primo centro in Italia per la qualità della formazione». Non ha dubbi Giorgio Righetti, direttore dell’Istituto ottico ‘Benigno Zaccagnini’ di Bologna, che da meno di un anno ha aperto anche una sede a Milano. Negli anni, il centro ha seguito l’evoluzione della ricerca scientifica in ottica, oftalmologia e optometria, organizzando congressi specialistici e aggiornando via via la sua offerta formativa: nelle due sedi, oltre al biennio di Ottica, si tengono corsi annuali e biennali di Optometria per studenti e per lavoratori (questi ultimi anche a Torino e Venezia), oltre a una serie di corsi superiori di specializzazione e Master in tutte le principali discipline dell’ottica, dell’optometria, delle scienze neurologiche.

Righetti, come si presenta oggi il vostro settore?

«Possiamo sostenere con fermezza che, nel mondo dell’ottica, c’è ancora lavoro. E’ uno di quei contesti in cui c’è ancora della disoccupazione frizionale: ci sono posti di lavoro, ma mancano competenze e qualifiche per poterli occupare ».

I giovani sono interessati?

«La professione di ottico si conferma tra le più qualificanti e richieste in Italia: si avvicinano alla formazione per diventare ottici molti neodiplomati, ma anche laureati in cerca di occupazione, professionisti alla ricerca di nuove opportunità e cittadini stranieri ».

Questo in cosa si traduce?

«Una delle ultime ricerche commissionato dal nostro istituto evidenzia come l’appeal richiamato dalla professione di ottico sia molto forte, e buona ragione: secondo un trend invariato da alcuni anni, il 97 per cento degli ottici abilitati, dopo un percorso di formazione all’Istituto Zaccagnini, trova lavoro entro sei mesi».

Di quali numeri stiamo parlando?

«Siamo l’istituto più grande d’Italia, con una media che varia dai 100 ai 150 studenti che raggiungono l’abilitazione ogni anno».

Un ottimo risultato?

«Di fronte ai limiti dell’offerta formativa italiana, in una situazione congiunturale delicata, la ricerca di una professionalità definita, subito spendibile nel mondo del lavoro, è decisiva».

Chi chiede di iscriversi ai vostri corsi?

«Per l’anno scolastico 2018-2019 si sono avvicinati alla scuola il 57,3 per cento di donne e il 42,7 per cento di uomini. Il 50,7% degli studenti aveva un’età tra i 20 e i 24 anni; il 20%, invece, tra i 25 e i 29 anni. Numeri che confermano un leggero innalzarsi dell’età rispetto agli anni scorsi. Rispetto al totale, inoltre, il 13-14 per cento degli studenti è di origine straniera ».

Qual è il loro curriculum pregresso?

«Una buona parte viene da Istituti tecnici, mentre quasi la metà da un Liceo, che sia Scientifico, Classico, Artistico o delle Scienze Sociali. Il 23,3 per cento arriva da altre scuole superiori, mentre il 14,5 per cento ha conseguito una Laurea scientifica triennale».

Qual è il vostro segreto?

«Sicuramente, un valore aggiunto è rappresentato dall’essere profondamente integrati con l’intera filiera».

Ci dica di più.

«Riusciamo a collocare meglio i giovani professionisti che seguono i nostri corsi perché siamo inseriti nel mondo dell’ottica: dai grandi brand nazionali e internazionali alle catene locali, fino agli ottici indipendenti, che per quanto riguarda la necessità di personale fanno caso a sé».

Mentre le grandi realtà?

«Ne hanno bisogno eccome. GrandVision, Luxottica, Salmoiraghi, collaboriamo con tantissime aziende e il rapporto con i grandi retail per inserire i giovani nel mondo del lavoro è fondamentale ».

L’Italia è tra i leader mondiali. Questo cosa comporta?

«Nel settore dell’occhialeria e del segmento del lusso siamo al vertice da anni: il 70% viene prodotto in Italia. Questo significa che l’intera industria fornisce un contributo nella bilancia dei pagamenti sull’estero di 3 miliardi di euro, su una media di 70 miliardi ogni anno».

Di |2019-07-29T12:32:56+00:0029/07/2019|Lavoro|