«Il talento non basta mai da solo
È la passione che fa la differenza»
La parabola della cercatrice di mediani

Monica Pieraccini

FIRENZE

C’È IL GENIO alla Steve Jobs, il visionario. E c’è Tim Cook, che prima di diventare ceo, ha dovuto lavorare con i numeri per riorganizzare la struttura industriale di Apple. E in un’azienda che vuole avere successo, ci vogliono uno, al massimo due Steve Jobs e tanti Tim Cook. E’ questo, secondo Silvia Giudici, cacciatrice di teste, managing director di Talento Dinamico, l’errore che per tanto tempo hanno fattole imprese italiane.

Sbagliato cercare imigliori talenti da portare in azienda?

«No. Ma è pericolosissimo avere in azienda tanti talenti. Faccio un esempio mutuato da Twitter. Ci sono gli influencer, quelli che fanno accadere le cose, i leader. Ma sono importanti anche i follower. Senza i follower non si hanno i numeri. In azienda sono i numeri due, tre, quattro: quelli che danno stabilità all’azienda e che ti aiutano a conseguire l’obiettivo. Quelli di cui canta Ligabue nella sua Vita da mediano. Parliamoci chiaro: la squadra migliore non è quella piena di talenti, ma quella che porta a casa il risultato».

Qual è il più efficace iter di selezione per individuare una figura professionale di alto profilo?

«La fase più importante della selezione per un cacciatore di teste è quella iniziale: ascoltare l’azienda, capire cosa sta cercando e cosa è in grado di offrire al candidato. E’ importante non bersi tutto quello che dice: se sostiene di essere attenta ai propri dipendenti, devo verificare che sia così. Fatto questo, è necessario trovare un allineamento tra l’obiettivo dell’azienda e quello della persona. E’ questo il lavoro di ricerca e selezione. Non si deve trovare la persona migliore, ma quella più adatta a perseguire l’obiettivo dell’azienda». Cosa fa la differenza? «La coerenza, sia da parte dell’azienda che cerca, sia da parte del candidato».

Ci fa un esempio?

«Una multinazionale mi aveva chiesto di trovare un country manager, quindi il numero uno dell’azienda per l’Italia, al quale assegnare responsabilità. Voleva offrire a questa persona un ruolo di quadro a 60mila euro annui. Mi sono tirata indietro. Non solo per una questione etica, ma anche perché non avrei trovato nessuno disponibile».

E dal lato del candidato?

«Il linguaggio del curriculum deve essere coerente con la persona. Dopo oltre vent’anni di esperienza nel settore, quando leggo un curriculum mi faccio già un’idea di come sia la persona. Quando ci parlo, posso capire se è davvero coerente con ciò che ha scritto. Osservo come parla, come si muove, anche sui social, dai quali posso scoprire le sue passioni».

Insieme a Fiordi Risorse collabora al progetto UmaneRisorse. Di che si tratta?

«Siamo una squadra di cinque recruiter: io, Osvaldo Danzi, Luca Giulivi, Stefano Innocenti, Beniamino Bacci. Veniamo da diverse aziende, da diverse aree geografiche e abbiamo una diversa cultura. Ci occupiamo di far crescere le persone e formarle, le orientiamo nel mondo del lavoro».

In che modo?

«Seguiamo privati, in particolare manager e liberi professionisti, che hanno voglia di riposizionarsi sul mercato del lavoro, che vogliono ricollocarsi, oppure che cercano una posizione diversa. Offriamo loro un supporto pratico e veloce per migliorare la propria visibilità. Lavoriamo anche con le aziende che scelgono di offrire nel pacchetto welfare un percorso formativo e di orientamento per i figli dei dipendenti».

Crede nel talento?

«È una parola con la quale ci sporchiamo tutti la bocca, ma in realtà non è niente di eccezionale. A me piace pensare che il talento sia qualcosa di più normale. Non esistono persone prive di talento. Il talento è la nostra unicità. Quello che fa la differenza, come dice l’ex ginnasta Juri Chechi, è la passione, il saperla coltivare e allenare. Se una persona ha una competenza tecnica o un’attitudine personale, deve coltivarla, studiando, leggendo libri, confrontandosi con gli altri, altrimenti è persa».


TALENTO DINAMICO Silvia Giudici, una laurea alla Bocconi
per dare una nuova Bussola ai manager

SILVIA GIUDICI, milanese, laureata alla Bocconi, si occupa di risorse umane da più di vent’anni. Collabora dal 2011 con la business community etica FiordiRisorse, partecipando ad alcuni progetti. In particolare ha contribuito attivamente alle ultime tre edizioni della Bussola dei Manager, progetto di riorientamento e ricollocamento dei manager che nella crisi erano stati licenziati dalle aziende. Da aprile 2014 si occupa dello sviluppo di FiordiRisorse in Lombardia. E’ head hunting e general manager di Talento Dinamico, società di consulenza in ambito risorse umane. In Talento Dinamico ha la responsabilità del consolidamento e dello sviluppo di alcune aree e conduce direttamente progetti di ricerca e selezione e gestione del cambiamento. In accordo con il ceo, si occupa dell’inserimento, coordinamento, gestione e crescita delle persone che collaborano con Talento Dinamico e sviluppa inoltre percorsi di training e orientamento alla carriera per manager.